Vivere l’amore: “Eternal Sunshine
of the Spotless Mind”

Ci sono dei film che appena finiti si ha voglia di rivedere subito. Premere di nuovo play e ricominciare a immergersi in un mondo, in una storia che ci ha entusiasmati. Eternal Sunshine of the Spotless Mind (Michel Gondry, 2004) fa proprio questo: entusiasma nel senso più ampio del termine, toccando sentimenti che vanno dalla gioia alla malinconia. Un film capace di far ridere e piangere insieme, senza tralasciare una certa profondità nonostante il tema apparentemente banale, è davvero raro, ma Eternal Sunshine appartiene indubbiamente a questa speciale categoria.

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Si usa qui volutamente il titolo in inglese per rimediare a una traduzione che non rende giustizia: Se mi lasci ti cancello. Il titolo italiano da un lato coglie in modo più immediato la trama del film, ma dall’altro manca di quella poesia che appartiene solo al titolo inglese, tratto dai versi di Alexander Pope:

«How happy is the blameless vestal’s lot! The world forgetting, by the world forgot. Eternal sunshine of the spotless mind! Each pray’r accepted, and each wish resign’d».

«Com’è felice il destino dell’incolpevole vestale! Dimentica del mondo, dal mondo dimenticata. Infinita letizia della mente candida! Accettata ogni preghiera e rinunciato a ogni desiderio».

Si tratta della storia di Clementine e Joel, una coppia bizzarra ma al tempo stesso incredibilmente ordinaria nelle loro stranezze: lei (una Kate Winslet sempre in forma dal punto di vista della recitazione) è un ragazza dai capelli e dai vestiti variopinti che ama godere di ogni istante come fosse l’ultimo; lui (Jim Carrey, qui molto lontano dai suoi ruoli comici) è invece timido, introverso, impaurito dalla relazioni sociali ma via via più sicuro di sé grazie all’energia della compagna. La coppia potrebbe apparire inizialmente stereotipata – il ragazzo impacciato e la ragazza stramba – ma riesce davvero a cogliere la delicatezza dell’amore nella sua realtà e quotidianità, staccandosi da modelli preconfezionati. La conseguenza è che ogni spettatore può facilmente immedesimarsi, vedendo in Joel e Clem una storia d’amore vissuta in prima persona.

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E proprio come accade spesso agli spettatori nella vita reale, la storia d’amore di Clementine e Joel arriva presto – molto presto! – alla fine. Come  riuscire ad andare avanti e dimenticare? Ci pensa la clinica Lacuna: una procedura di una notte al cervello e la persona amata (oppure odiata) sparisce per sempre dai ricordi, come non fosse mai esistita. Al classico lieto fine si contrappone quindi una rottura immediata tra i protagonisti, presentata già nei titoli di testa. Il film si basa proprio sulla lunga notte in cui i ricordi – felici e non – di Joel vengono cancellati per superare il trauma amoroso.

Andando a ritroso nel tempo, si conosce l’interessante personaggio di Mandarino (questo il nomignolo di Clem), rivivendo una storia d’amore al contrario, dalla fine al suo inizio. Il meccanismo non è dei più immediati e lo spettatore è piacevolmente costretto a non distrarsi nemmeno un attimo per poter ricostruire il passato di Joel con i tasselli forniti dalla pellicola. Il finale dell’opera non è scontato e tiene incollati allo schermo in una piacevole suspense. Se in alcuni punti si è perplessi, la fine del film risponde a ogni domanda senza che rimangano dubbi, mentre una seconda visione è altrettanto piacevole perché in grado di far emergere ulteriori dettagli o chiarire punti su cui non ci si era soffermati. Un film quindi non del tutto facile, ma davvero scorrevole e piacevole.

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Oltre a una trama particolare, Eternal Sunshine of the Spotless Mind è apprezzabile per molte altre ragioni. Prima di tutto, la recitazione dei due attori principali: Kate Winslet è difficilmente riconoscibile dietro a un personaggio per lei tutto nuovo interpretato alla perfezione, mentre Jim Carrey dimostra di saper andare oltre ai suoi ruoli comici, regalandoci un personaggio diametralmente opposto al suo celebre Ace Ventura, ma che gli calza egualmente a pennello.

L’opera è poi ben fatta tecnicamente: colpiscono i colori di Clementine (spesso simbolici) contrapposti all’iniziale pallore del mondo di Joel; gli effetti speciali delicati che mescolano reale e fantastico nei ricordi del protagonista; l’inusuale ritmo all’indietro che dai litigi che rompono una storia ci riporta ai felici albori fatti di amore e comprensione.

Tocca poi il messaggio finale proposto dal film: il viaggio è preferibile alla meta, il rischio è preferibile alla monotonia, amare è indispensabile anche se sappiamo che finirà. I sentimenti sono tanto intricati, sembra spiegare il film, che ripercorrere la propria storia all’indietro può aiutare a riflettere su cosa sia andato storto e darci la forza per ricominciare.

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Eternal Sunshine of the Spotless Mind è un capolavoro sull’amore, un film poetico, struggente, a tratti ermetico, tra il dolce e l’amaro, indefinibile nelle sue sfaccettature così varie. Una pellicola che colpisce tutti gli spettatori che hanno amato, un film che – incredibilmente – parla della fine di una storia straziando e divertendo insieme.

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