Il vecchio (e il nuovo) West

È inevitabile, l’uomo lascia tracce nei luoghi del suo passaggio e del suo permanere e influenza le reazioni del paesaggio stesso. In questo senso la fotografia diventa testimone di cambiamenti epocali. La stessa parola paesaggio culturale ha memoria dell’azione dell’uomo sul paesaggio: è il clima culturale a creare quello che sarà l’ambiente di tutti i giorni.

Dalla nascita del mezzo la fotografia tenta, e spesso ci riesce, la descrizione di questi grandi cambiamenti. I nuovi campi per il lavoro fotografico si delineano così, proprio nelle trasformazioni e nel rapporto mutevole che l’uomo instaura con l’ambiente che lo circonda.

Se prendiamo la vastità dell’America dell’Ovest, il grande West, come punto di rifermento, nell’immaginario tendiamo a collegarlo ai film western con i saloon, le carovane e le grandi visioni del paesaggio incontaminato. Una realtà ormai passata e più similmente assimilabile ai tempi di Timothy O’Sullivan, grande pioniere della fotografia, che conosceva bene il vecchio West e ci si muoveva con il suo carro-camera oscura e una fotocamera di grosso formato.

Carson Desert the darkroom wagon 1867 ©Timothy O’Sullivan

O’Sullivan nasce nel 1840, in Irlanda, o forse a New York. Documenta la guerra civile degli Stati Uniti e le sue fotografie dalla battaglia di Gettysburg lo aiutano a ottenere il riconoscimento come fotografo. Lavora con le squadre di governo come un esploratore attivo del territorio americano in una squadra di artisti, fotografi, scienziati e soldati tra il 1860 e 1870. Sono sue anche le stampe su albumina ritenute tra i primi ritratti delle popolazioni dei nativi americani.

1876 ©Timothy O’Sullivan

Le immagini del paesaggio del suo West americano che arrivano fino a noi sono notevoli e ci sorprendono ancora oggi.

Transport ©Timothy O’Sullivan

La vita di Timothy O’Sullivan rimane un mistero avvolto nel mistero intorno al selvaggio West: muore di tubercolosi all’età di 42 anni, nel 1882, e di lui sappiamo in più che ha iniziato la sua carriera fotografica come apprendista nella galleria Fulton Street di Mathew Brady a New York.

1877 ©Timothy O’Sullivan

L’Ovest americano con le sue linee spesso sottolinea la durezza del deserto e ci permette la visione di un paesaggio arido, desolato, di deserti e montagne. Questo è il vecchio West ai tempi di O’Sullivan e la sua capacità nel catturare i dettagli del luogo crea una potente visione mitica del paesaggio americano.

«Timothy O’Sullivan era, mi pare, il più grande del fotografo perché ha inteso natura prima di tutto come architettura»
Robert Adams

È da lui che Robert Adams, apprende e coltiva quella che sarà la poetica principale della sua carriera: la relazione tra uomo, natura e paesaggio.

New subdivisions. Arvada © 1974 Robert Adams

Ci troviamo negli anni Sessanta quando Adams inizia a fotografare, ma solo nel 1974 un suo libro – The New West – ribalta completamente il mito dell’immagine dell’America Occidentale, fatto di vallate, boschi, canyon e grandi opere pubbliche. Questa serie di 56 immagini si colloca nella tradizione di progetti simili, quali quello di Walker Evans Americani (1938) e di Robert Frank di The Americans (1958).

New West Robert Adams
New West_18 ©Robert Adams

Robert Adams nasce a Orange, New Jersey, nel 1937. Le sue fotografie, raffinate scene in bianco e nero, sono anche un documento del West americano degli ultimi quattro decenni. Rivelano l’impatto delle attività umane sulle ultime vestigia di deserto e degli spazi aperti.

Anche se spesso sono prive di soggetti umani, o scarsamente popolate, le fotografie di Adams catturano ugualmente le tracce fisiche della vita umana.

Colorado Springs (West) Robert Adams
Colorado Springs 1969 ©Robert Adams

Gli ampi spazi del West americano sono quasi scomparsi. Il leggendario libro di Robert Adam The New West racconta ciò che ha preso il loro posto: «La distruzione di un paesaggio, una volta grandioso, da insediamento che ha imposto autostrade, complessi residenziali a basso costo e il caos vacuo di insegne pubblicitarie nelle città».

Un West nuovo, nello sguardo e nei segni. L’ovest è solcato da tracce umane, strade, abitazioni, insegne e luci notturne. Certo, lì vicino sono rimasti sprazzi incontaminati tra le grandi montagne, ma in collina e nelle grandi pianure si respira una nuova aria. Oggetto, fatto o fenomeno che sia, il segno dell’uomo è sempre più marcato e sono lontani i tempi, lenti, in cui la ricerca delle fotografie a descrizione del vecchio west diventava anche una celebrazione del paesaggio naturale.

New West Robert Adams
New West_7 ©Robert Adams

Oggi l’espandersi delle città a bassa densità e il consolidarsi dello sprawl urbano portano con sé un fenomeno complesso che è destinato solo a crescere – «Sprawl is a simple term but a complex phenomenon» – secondo Bruce Katz, vice presidente della Brookings Institution.

La lettura di questo fenomeno e dei suoi oggetti di riconoscimento diventa, anche per il fotografo, sempre più difficile.

«Viaggiando in aereo da Los Angeles a San Bernardino – lezione inquietante sull’infinita capacità dell’uomo di rovinare il proprio ambiente – si possono vedere legioni di ruspe che masticano gli ultimi spazi di verde rimasti fra le due città, e a partire da San Bernardino un altro esercito di macchine che continua il lavoro verso ovest (Whyte, 1957)»

Burning Oil Sludge North of Denver ©Robert Adams

Il West di oggi ha «aree naturali che spariscono velocemente. L’espansione urbana è la principale colpevole, unita alle tecniche produttive e ai consumi sfrenati». Residenziale o commerciale che sia, l’espansione urbana mangia terreno naturale, comprese le foreste, le zone umide, deserti e praterie. Oggi è ritenuta la responsabile del ritmo di terra consumata a una velocità di 2,5 km\q al minuto.

È il West moderno secondo la relazione congiunta e la mappatura del progetto disappearing west condotto dal Center for American Progress e il no-profit Conservation Science Partners.

Nell’attualità dei fatti, ogni minuto sono un manciata di chilometri quadrati che vengono sottratti alla natura: per nuovi allacciamenti territoriali o per nuovi grandi centri commerciali. I paesaggi di O’Sullivan sembrano svanire piano piano a ricordo. Memoria fotografica di un far west da museo.

 

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Fausta Riva nasce in Brianza, il 7 novembre 1990. Da suo nonno prima, e poi da sua madre, la prima impronta alla fotografia. Il suo intento, quello di accostare la visione fotografica a quella geografica, cercando un modo per spiegare il mondo, per capirlo. Fausta Riva nasce sognatrice, esploratrice dell’ordinario. Ama le poesie, ama perdersi e lasciarsi ispirare.