Torino (ma non solo)
negli splendidi scatti
di Marco Saracco

«In tutto il mondo, la città che ha la più bella posizione naturale è Torino».
Le Corbusier

Torino, il fiume Po e il Monviso sullo sfondo © Marco Saracco
Torino, il fiume Po e il Monviso sullo sfondo © Marco Saracco

Se vi è capitato di vedere fotografie di Torino, panorami ma anche angoli suggestivi e originali, ricercati e diversi dalle visuali più conosciute, forse vi siete ritrovati ad ammirare uno scatto di Marco Saracco. Alcune delle sue immagini più evocative accolgono i viaggiatori che transitano all’Aeroporto Internazionale di Caselle, un biglietto da visita unico per il capoluogo piemontese, nonché un motivo di orgoglio per questo giovane fotografo emergente.

Una fotografia in particolare colpisce per la nitidezza dello skyline che spazia fino all’imbocco della Val di Susa e consente di riconoscere la Sacra di San Michele illuminata sullo sfondo. Disponibile alla nostra intervista, Marco ci racconta come l’ha scattata.

Lo skyline di Torino fino all'imbocco della Val di Susa
Lo skyline di Torino fino all’imbocco della Val di Susa © Marco Saracco

«La foto risale a inizio giugno di quest’anno. Ero alla ricerca di scorci inusuali della nostra città, in particolare cercavo una panoramica originale diversa dalla vista classica dal Monte dei Cappuccini. Avevo già individuato il punto da cui realizzare quello scatto qualche giorno prima, lungo una strada collinare, e avevo già fatto un sopralluogo ma le condizioni di luce non erano ottimali. Ma pochi giorni dopo, poco prima del tramonto, ci fu un violento temporale e intuii che, una volta finito, ci potesse essere la luce che cercavo. Sono tornato in quella strada in collina, e stavolta lo spettacolo davanti ai miei occhi era magnifico. L’aria era così tersa che oltre allo skyline di Torino al completo, con la Mole Antonelliana, il nuovo grattacielo Intesa San Paolo, la Torre Littoria, il Campanile del Duomo, si poteva vedere anche la Sacra di San Michele illuminata e l’imbocco della Val di Susa».

Torino, il ponte Isabella al crepuscolo
Torino, il ponte Isabella al crepuscolo © Marco Saracco

 

Marco, come ti sei avvicinato alla fotografia?

Nel 2010 ho abbandonato il mio precedente lavoro nel settore dell’ingegneria (ho conseguito la laurea magistrale in Ingegneria Matematica nel 2006), strada che non sentivo mia e che non mi dava più stimoli. Pochi mesi dopo ho deciso di realizzare un vecchio sogno nel cassetto, quello di partire per un anno in Australia con il visto vacanza lavoro, lavorando e viaggiando. Proprio in Australia ho iniziato ad appassionarmi al mondo della fotografia paesaggistica, invogliato dai bellissimi scenari di questo incredibile continente. Pochi mesi dopo il ritorno in Italia nel 2011, ho scoperto il mondo microstock ed è iniziato tutto qui…

Quindi hai cominciato vendendo le tue fotografie tramite le banche d’immagini online, insieme a tantissimi altri fotografi, professionisti e non.

Sì, la concorrenza mi ha dato la spinta ad affinare, mese dopo mese, le conoscenze tecniche e di post produzione e a sviluppare il mio “occhio fotografico”. Ho iniziato a organizzare diversi viaggi in giro per l’Europa, e uno in Thailandia, per ingrandire il mio portfolio. Ma la vera passione è scattata fotografando Torino anche perché, per specializzarsi nella fotografia paesaggistica, ovviamente si è avvantaggiati facendo pratica nel posto in cui si vive, potendolo cogliere nelle più svariate condizioni di luce e in qualsiasi stagione.

Torino, la Mole Antonelliana e le Alpi sullo sfondo © Marco Saracco
Torino, la Mole Antonelliana e le Alpi sullo sfondo © Marco Saracco

Nel 2015 proprio grazie al piacere di fotografare la mia città e visti i risultati ottenuti dalle vendite delle mie immagini di Torino – finite sulle homepage di diverse compagnie internazionali (come Ryanair, Booking, Trenitalia, Telethon, Italo), scelte come copertine di alcune guide (come la Guida Verde di Torino del Touring Club e Weekend a Torino della Giunti), ed esposte in diverse aree dell’aereoporto di Caselle –, ho creato il mio sito di immagini di Torino e iniziato a venderle direttamente come stampe.

Come realizzi le tue fotografie?

Quasi tutti i miei scatti di Torino sono pensati e studiati prima, tenendo in considerazione sia la luce naturale che quella artificiale, vale a dire la posizione del sole o della luna e l’illuminazione di edifici, ponti e monumenti. Difficilmente scatto con la luce del pieno giorno, preferisco gli istanti intorno all’alba o al tramonto. Molte delle mie fotografie sono in realtà il migliore risultato tra più svariati tentativi: sono sempre alla ricerca delle condizioni di luce perfette e mi è capitato molte volte di alzarmi all’alba, andare nella location che avevo in mente e tornare a casa senza nemmeno aver acceso la fotocamera a causa di una luce poco interessante.

Non sono tuttavia mancate occasioni in cui, magari proprio rientrando senza aver realizzato lo scatto che progettavo, ho visto davanti a me qualche scena o soggetto interessante e ho scattato istintivamente.

Torino, via Garibaldi al tramonto © Marco Saracco
Torino, via Garibaldi al tramonto © Marco Saracco

Nel tuo portfolio, non c’è solo Torino. Ami fotografare altri paesi e scorci del Piemonte, inoltre viaggi spesso in giro per tutta Italia. Quale è stata la tua ultima “gita fuori porta”?

L’ultimo mio viaggio in Italia è stato in Umbria, una regione che avevo visitato soltanto da ragazzino in gita scolastica e dove pensavo di tornare da tempo. È un posto davvero meraviglioso: le città, i borghi, i parchi naturali lasciano a bocca aperta e offrono infiniti spunti fotografici. Dovendo scegliere, il luogo che mi ha affascinato maggiormente è stato senza dubbio Castelluccio di Norcia e la sua vallata.

Castelluccio di Norcia (Umbria) © Marco Saracco
Castelluccio di Norcia (Umbria) © Marco Saracco
Castelluccio di Norcia (Umbria) © Marco Saracco
Castelluccio di Norcia (Umbria) © Marco Saracco

Hai una “foto nel cassetto”, quella che ti piacerebbe realizzare ma non ne hai ancora avuto la possibilità?

Non posso parlare di una precisa “foto nel cassetto” che vorrei realizzare, piuttosto sono molto attratto da altri generi fotografici in cui prima o poi vorrei cimentarmi ed iniziare a sperimentare, soprattutto il ritratto, sia in studio che in esterno.

E la tua foto preferita esiste? Ce la vuoi raccontare?

Il mio scatto preferito l’ho realizzato in Thailandia, e non è nemmeno una fotografia di paesaggio. È stato il mio primo viaggio in un Paese asiatico, e quando sono partito avevo in mente un itinerario di massima lungo i posti più conosciuti e turistici. Invece, già a partire dai primi giorni a Bangkok, sono rimasto talmente affascinato da quel mondo assai diverso dal nostro che mi sono fatto trascinare dall’istinto e ho finito per realizzare scatti al 90% di tipo reportage di viaggio per documentare questa magnifica esperienza. Per fortuna avevo prenotato solo le prime tre notti a Bangkok (quando viaggio non sopporto l’idea di avere tutto programmato!), così le settimane successive ho finito per seguire percorsi forse un po’ meno turistici ma senza dubbio più affascinanti.

Lo scatto di cui voglio parlare è stato realizzato proprio in una di queste occasioni, mentre ero sul treno che percorre la storica “Death railway” tra Kanchanaburi e Nam Tok. Ero l’unico occidentale sul treno. Davanti a me c’era una famiglia locale con due bambine. Una di queste, con i capelli nerissimi legati con le trecce, è rimasta tutto il viaggio affacciata al finestrino a osservare il paesaggio, ma ogni tanto si voltava verso di me, con un’espressione mista di allegria e curiosità, chissà, forse dovuta al fatto che fossi occidentale o magari per via della macchina fotografica. Aveva un volto perfetto per un ritratto. Così, mentre ci stavamo avvicinando ad una delle fermate intermedie del percorso, ho preso la reflex, ho messo a fuoco sui suoi occhi utilizzando una grande apertura per avere lo sfondo sfocato e ho scattato.

Thailandia, la Death Railway tra Kanchanaburi e Nam Tok © Marco Saracco
Thailandia, la Death Railway tra Kanchanaburi e Nam Tok © Marco Saracco
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