“Il suono del ruscello”,
il naturalismo
dell’ultimo Longoni

Il suono del ruscello

Rispetto alla tela Riflessioni di un affamato (1894), di cui abbiamo già scritto, e che rappresenta l’icona dell’impegno sociale e politico del pittore Emilio Longoni (Barlassina, 1859 – Milano, 1932) possiamo notare come Il suono del ruscello (1902-1903) rappresenti un drastico cambiamento nella vita e nella produzione dell’artista brianzolo. Se inizialmente Longoni si era fatto narratore delle difficili condizioni di vita a cui erano costretti i cittadini più umili dei nascenti contesti urbani, più tardi il pittore dimostra un chiaro disinteresse e allontanamento dall’impegno politico. Dopo gli scontri del 1898 durante la violenta repressione dei moti popolari di Milano da parte del generale Fiorenzo Bava Beccaris, Longoni si ritira tra le quiete cime del Massiccio del Bernina, dedicandosi a una vita di profonda ricerca spirituale (si avvicinerà persino alla filosofia buddista) e a una pittura di tipo naturalistico, privilegiando la rappresentazione di ghiacciai e paesaggi alpini, come il suo collega e amico Giovanni Segantini (Arco, 1858 – monte Schafberg, 1899), senza abbandonare i principi della tecnica divisionista.

In particolare, ne Il suono del ruscello, l’artista osserva il paesaggio studiandone il variare della luce e dei colori in base allo scorrere delle ore e delle stagioni. Tutto viene registrato nella tela secondo un meticoloso ed analitico metodo di osservazione dal vero, dove reale scopo del lavoro del pittore non è solo ottenere una rigorosa rappresentazione del paesaggio montano, ma comunicare ed evocare le emozioni e le sensazioni provate dall’artista stesso. L’opera si presenta quindi come sintesi perfettamente bilanciata di resa dal vero e componente simbolica secondo i principi della sinestesia nell’arte, tipica del Simbolismo. Al centro, la giovane violinista dall’aria sognante e malinconica è una soave personificazione del suono della Natura: il quadro è pervaso da un senso di quiete, pace ed armonia.

Il suono del ruscello è ora esposta fino al 9 ottobre presso il Mart Museo d’arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto nell’ambito dell’esposizione I pittori della luce. Dal Divisionismo al Futurismo. Di tale opera l’artista ha poi realizzato una seconda versione dal titolo La voce del ruscello, con la quale si è aggiudicato la medaglia d’argento all’Esposizione universale di Saint-Louis del 1904.

 

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Nata a Verona 19 anni fa, ancorata alle sue radici marchigiane, in sintonia con il sentire del conterraneo Giacomo Leopardi. Affetta da sempre dalla sindrome dell'ebreo errante di Kafka e Chagall, vive a Venezia e studia Conservazione dei Beni Culturali, in fuga da un Liceo (troppo) scientifico. Fa la pace con il mondo quando va a cavallo e quando disquisisce con il suo cane.