Steph Wilson si autocensura:
nudi parodia dei giorni nostri

La parodia è di per sé un travisamento, che sia di un testo, di uno stile, di un’immagine o un’imitazione, lo scopo è pressoché lo stesso, tendere al satirico, che può essere rappresentato in un insieme di bizzarrie stilistiche o passare tra le pagine dei social network. Parodia è anche qualcosa che è molto lontano da ciò che dovrebbe essere.

È risaputo che un’immagine può dire – e raccontare – più di mille parole. Così dovrebbe essere, ma nell’era tecnologica sui nostri schermi di computer o cellulari si sono aggiunte, ormai dal 1999, le emoji e le emotion che spaziano dalla scimmietta a un gatto in lacrime o da un grappolo d’uva pronto da mangiare a una bara da morto. Questi pittogrammi moderni, appositamente simpatizzati e pensati, sono diventati parte integrante del nostro vernacolo digitale.

©Photography Stephanie Wilson, styling Tara Greville, set design Laura Little, makeup Holly Sillius, hair Yusuke Morioka
©Photography Steph Wilson, styling Tara Greville, set design Laura Little, makeup Holly Sillius, hair Yusuke Morioka

L’antitesi dell’era dell’informazione è invece la censura di tutti quei contenuti ritenuti inappropriati, offensivi, anche quando non hanno niente a che vedere con il pornografico. Parole zittite e immagini coperte di “faccine” si susseguono e diventano la vera e propria antitesi dell’espressione, anzi per meglio dire il suo ossimoro. Una gelida rappresentazione di un nudo artistico.

Steph (Stephanie) Wilson, classe 1992, utilizza il suo lavoro, la fotografia, per affrontare a viso aperto la censura, soprattutto quella posta sui capezzoli dalla stragrande maggioranza dei social network. Il suo lavoro è sfrontato quanto accurato, e sfiora la coincidenza quanto la contemporaneità che la circonda; non possiamo dire che il suo non sia un lavoro arrivato direttamente al bersaglio.

©Photography Stephanie Wilson, styling Tara Greville, set design Laura Little, makeup Holly Sillius, hair Yusuke Morioka
©Photography Steph Wilson, styling Tara Greville, set design Laura Little, makeup Holly Sillius, hair Yusuke Morioka

La serie fotografica Emoji, commissionata dal magazine Dazer viene elaborata dalla giovane fotografa londinese in collaborazione con la stilista Tara Greville, Laura Little come set design, Holly Sillius al makeup, Yusuke Morioka per le acconciature. Una squadra tutta al femminile.

Il tema principale è proprio la protesta e indirettamente arriva ad occuparsi delle politiche restrittive di Internet nate e accentuatesi proprio in questi anni, quelle stesse regole di consumo del web che si scontrano su qualsiasi elemento corporale nella sua cruda nudità, femminile e maschile che sia.

©Photography Stephanie Wilson, styling Tara Greville, set design Laura Little, makeup Holly Sillius, hair Yusuke Morioka
©Photography Steph Wilson, styling Tara Greville, set design Laura Little, makeup Holly Sillius, hair Yusuke Morioka
Per vedere senza la (nostra) censura, clicca sull’immagine

In effetti, qualunque sia la nostra posizione sul dibattito di ciò che dovrebbe – o non dovrebbe – essere consentito sui social media, è realmente piacevole vedere come la censura possa paradossalmente diventare una forma d’espressione potente grazie alla parodia. Proprio lì dove sembra non esserci molto da dire.

Emoji nasconde le parti intime in tutte le sue forme; questo elemento di autocensura unito alla moda dei gattini e a una frutta fallica dove i genitali spariscono giusto l’attimo di uno scatto, creano tutto il suo lavoro. Interamente pensato e lavorato in fine art, tocca parallelamente i campi dell’arte e della moda.

La censura come vantaggio artistico insomma: essa infatti usata in modo giocoso, con sfondi semplici e lineari, sembra focalizzare l’attenzione non tanto su immagine e descrizione, proibizione e libertà, quanto sul suo eccessivo camuffamento.

©Photography Stephanie Wilson, styling Tara Greville, set design Laura Little, makeup Holly Sillius, hair Yusuke Morioka
©Photography Steph Wilson, styling Tara Greville, set design Laura Little, makeup Holly Sillius, hair Yusuke Morioka

«La serie era un’idea che è in progetto, e sta bollendo, da un po’ di tempo. Ricordo di aver visto uno scatto sensazionale su Instagram, preso dal mio buon amico Eleanor Hawick. Era un’immagine della sua ragazza, nuda, su una scogliera. Il suo sedere è stato censurato con, quello che Elle ha coniato un “sparklefart” (l’emoji scintilla). Mi ha fatto ridere, ma anche mi ha reso incredibilmente frustrata che una fotografia così sorprendente, così artistico, era stato tramutata in una farsa», dice Steph Wilson.

Spiega così la giovane Wilson nell’intervista a Dazer Magazine. Un’artista perfettamente inserita nel suo tempo, che fonde gradevolmente arte e immagini di moda con una tecnica e tematiche accattivanti.

Con queste immagini in sequenza Steph Wilson cerca di rispondere e capire quale sia il motivo per cui su internet una ragazza di 12 anni non possa essere esposta a un capezzolo rappresentato in forma artistica e naturale, ma allo stesso tempo la stessa ragazzina venga bombardata ogni giorni da immagini di corpi semi-nudi e icone di donne utilizzate per soli scopi di marketing. Ecco perché il suo è un tipo di arte che si rende sempre più simile a una protesta.

©Photography Stephanie Wilson, styling Tara Greville, set design Laura Little, makeup Holly Sillius, hair Yusuke Morioka
©Photography Steph Wilson, styling Tara Greville, set design Laura Little, makeup Holly Sillius, hair Yusuke Morioka

Steph è anche la fondatrice del collettivo artistico, Lemon People, un’affinità di artisti, scrittori, fotografi, registi e musicisti (nel loro studio c’è anche un pappagallo chiamato Pomodoro che fa loro compagnia durante il lavoro).

©Photography Stephanie Wilson, styling Tara Greville, set design Laura Little, makeup Holly Sillius, hair Yusuke Morioka
©Photography Steph Wilson, styling Tara Greville, set design Laura Little, makeup Holly Sillius, hair Yusuke Morioka

Il lavoro della fotografa è in equilibrio tra belle arti, politica e moda.  Contro il perfetto ideale di donna, contro qualsiasi scopo utilitaristico. Il suo occhio combina colori e capacità di visualizzare i contenuti estremamente attuali, caratteristiche rare in un artista così giovane. Stephanie Wilson ha già completato i lavori per Dazed, Vice, W Magazine e Mulberry e ha molti progetti interessanti in cantiere. Nella sua prossima serie, creata per un marchio giapponese, cercherà di catturare l’innocente ed erotica cantante francese Petite Meller: un’altra motivazione per seguire le sue evoluzioni fotografiche con interesse.

©Photography Stephanie Wilson, styling Tara Greville, set design Laura Little, makeup Holly Sillius, hair Yusuke Morioka
©Photography Steph Wilson, styling Tara Greville, set design Laura Little, makeup Holly Sillius, hair Yusuke Morioka

 

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