“Sing Street”: amore, musica e nostalgia nella Dublino degli anni Ottanta

Sedici anni, una chitarra e, sullo sfondo, la Dublino ruspante del 1985: questi gli elementi che per primi saltano all’occhio quando si inizia a vedere “Sing Street”, l’ultima fatica cinematografica di John Carney. 

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Conor (Ferdia Walsh-Peelo) è un ragazzo come tanti, che affronta i problemi della sua età e della famiglia, con i genitori che si stanno lasciando in un paese in cui il divorzio non sarà legale fino al 1996. Tutto procede relativamente bene fin quando il protagonista, alter ego del regista, si ritrova, a causa di un tracollo del reddito famigliare, in una scuola pubblica di stampo cattolico, dove diventa ben presto vittima di bullismo.

Con una fiducia in se stesso a prova di bomba, il giovane Conor riesce però a farsi degli amici e mettere in piedi con loro una band “futurista”, i “Sing Street”, appunto, spronato dal fratello Brendan (Jack Reynor), sfaccendato dal cuore d’oro che passa le sue giornate sul divano, dispensando consigli musicali e di vita al fratellino.

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Scopo secondario, ma non troppo, della band è quello di coinvolgere nelle riprese video del loro primo singolo, sulla scia di una moda che si stava appena affacciando nel mondo musicale, la bella Raphina (Lucy Boynton), di cui Conor è innamorato e che vede sempre all’uscita da scuola, con in bocca la sua sigaretta ed il trucco di chi vuole farsi strada nel mondo della moda, magari a Londra.

Tra una canzone dei Duran Duran, una dei Jam, ed un’altra dei Cure, si fanno strada i brani inediti, cantati e suonati dai “Sing Street”, che nascono dalla penna del giovane protagonista, dal brillante talento cantautoriale e con un soprannome niente male: è proprio Raphina ad iniziare a chiamarlo “Cosmo” perché tutte le rockstar devono avere un soprannome figo.

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Usando la musica per arrivare al cuore della sua amata, dolcemente complicata e, ops, già fidanzata con uno più grande, Conor e gli altri membri della band riusciranno a farsi strada nel loro piccolo mondo fatto di scuola, ingiustizie e difficoltà, fino allo strepitoso concerto di fine anno, che vede sul palco i “Sing Street” al completo.

Con una magistrale alternanza di recitato e cantato, che costituisce non un’intermezzo, ma parte integrante della narrazione, Carney porta sullo schermo un triangolo tematico solo all’apparenza tradizionale, ossia quello che vede ai suoi vertici l’amore, la nostalgia per la propria adolescenza e la musica.

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Il risultato è un film molto molto gradevole, una commedia musicale a mezzo tra realismo e favola, un racconto di formazione che mostra in tono leggero e frizzante l’affacciarsi nel mare della vita adulta, proprio come faranno Conor e Raphina nel delicato e toccante finale.

 

 

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23 anni, laureata a pieni voti in Lettere Classiche alla Statale di Milano, amante della grecità antica e moderna spera, un giorno, di poter coronare il suo sogno e di vivere in terra ellenica.