Sinergie trainate dalla cultura:
la resurrezione di Favara

Ci sono momenti, nella vita e nella Storia, che fanno deserto nel cuore. Macerie di niente, che un tempo era un tutto vivo, soffocano i paesaggi del dentro e del fuori. Eppure a volte sono proprio questi vuoti atoni, che anime belle sanno far risuonare di note nuove. Il Farm cultural park di Favara, in provincia di Agrigento, ha una storia di queste tonalità. Il parco sorge nel Cortile Bentivegna, un aggregato di sette piccoli cortili, schizzato di palazzi di matrice araba.

Farm cultural park, Favara. Fonte: www.farmculturalpark.com
Farm cultural park, Favara. Fonte: www.farmculturalpark.com

Fino a qualche anno fa il centro storico della cittadina era incrostato da un nugolo di viette di vecchie palazzine e case disastrate. La gente fuggiva dai Sette Cortili, attirata dalla modernità transitoria e afona di nuove strutture. Nel gennaio 2010 crolla uno di questi edifici fatiscenti e schiaccia due sorelline. L’aria si intride di una miseria sempre più nera e gang di ragazzini disagiati ne approfittano per smerciare droga e altre illegalità. Resistono solo Zia Maria, Zia Rosa, Zia Antonia e Vito, un bonario ragazzone.

Farm cultural park, Favara. Fonte: www.farmculturalpark.com
Farm cultural park, Favara. Fonte: www.farmculturalpark.com

Nel mese di marzo la svolta: inizia la restaurazione. L’obiettivo è pura utopia: rigenerare la città imbracciando la cultura. Eppure ce la si è fatta, e ancora ce la si fa. Con l’aiuto di tanti, che si affiancano per collaborare, nasce una prima cooperativa di comunità, un centro culturale. Farmadabile.

Farm cultural park, Favara. Fonte: www.farmculturalpark.com
Farm cultural park, Favara. Fonte: www.farmculturalpark.com

Sinergie tra arte, cultura, rigenerazione urbana, hanno debellato l’abusivismo. A dimostrazione che sperare ancora si può, e che credere nei buoni progetti si deve. A dimostrazione, anche, che la cultura può avere una forza poietica dirompente, e diretta anche alla realizzazione di opere materiali valide, e solide. I fondatori sono una coppia di giovani siciliani, l’avvocato Florinda Saieva e il notaio Andrea Bartoli, che hanno fuggito l’espatrio e avuto la forza di investire sul loro territorio.

Farm cultural park, Favara. Fonte: www.farmculturalpark.com
Farm cultural park, Favara. Fonte: www.farmculturalpark.com

È caleidoscopica la cultura che passeggia per le vie di Favara. Spinge molto sul contemporaneo, in un’ottica che ben si sposa con l’estetica relazionale in auge di questi tempi. Si respira un’arte che crea prossimità, che si inserisce negli interstizi della realtà per ricucire rapporti un po’ persi, in questi tempi di individualismo. Chiama alla presenza, all’interazione, all’esistenza, a una militanza, quasi, per l’umano. Per riscoprire quello che più strettamente, e essenzialmente, ci fa.

Si transita tra architettura, arti visive, video, fotografia e nuove sperimentazioni, in pacchi di progetti annuali estremamente eclettici. Dal Welcome to Favara del 2010 si svicola verso il Favara reloaded del 2011, centrato sulla mafia, verso A place that makes you happy del 2014. Vivaci e fruttifere sono anche le collaborazioni internazionali, con centri culturali di Città del Messico, di Boston, di Tunisi, o più recentemente con il Padiglione giapponese all’EXPO e con la Biennale di Venezia, perfettamente in linea con il tema Reporting from the front.

«Mi piace la gente che vibra, la gente che coltiva i suoi sogni fino a quando tali sogni si impadroniscono della realtà stessa» (poeta uruguaiano Mario Benedetti)

Farm cultural park, Favara. Fonte: www.farmculturalpark.com
Farm cultural park, Favara. Fonte: www.farmculturalpark.com

Favara è un macrocorpo picchettato coi cuori di mille persone. Che sopravvive alle intemperie di un tempo che scorre, grazie all’apporto continuo dei suoi collaboratori. Ci sono i fondatori, gli urban farmer, le zie, lo staff, gli artisti, gli ospiti speciali, i volontari, i donatori, gli architetti e gli studenti, pioggia di scintille che arrivano da Tokyo, Berlino, Boston, Tunisi, Parigi ma anche da Venezia, Milano, Roma, Torino e dalla Sicilia tutta.

In uno spazio ristretto e contrito si è gonfiato un contenitore pneumatico, che respira, dalle grandi potenzialità. Oggi il Farm cultural park ospita Sou, una scuola di architettura per bambini, RAFT, cilindro con un percorso documentario ed emozionale in FARM, la slot di Scenariofarm, ambasciata permanente della Compagnia Danza di Roberto Zappalà e il cuore Farm XL, lo spazio culturale più importante di Farm, crocevia di linguaggi e sensi ridefiniti due volte all’anno.

Farm cultural park, Favara. Fonte: www.farmculturalpark.com
Farm cultural park, Favara. Fonte: www.farmculturalpark.com

Farm è stato il primo parco turistico culturale costruito in Sicilia. Oggi è galleria d’arte e residenza per artisti. Turisti a frotte raggiungono il parco ogni anno. Ma gli uomini grandi hanno sogni della stessa portata, e lo staff di FARM punta a farne la seconda attrazione turistica della provincia di Agrigento dopo la Valle dei Templi. Sulla palette di chi il parco l’ha pensato, si sono mischiati i tre colori primari del Palais de Tokyo di Parigi, centro espositivo e di intrattenimento, di Marrakech, piazza principale del Marocco, e dell’inglese mercato di Camden Town, dove è possibile mangiare e comprare qualunque cosa.

Il parco turistico culturale di Favara è la cartina tornasole di un universo di significati e significanti in cui si può ancora credere.

Farm cultural park, Favara. Fonte: www.farmculturalpark.com
Farm cultural park, Favara. Fonte: www.farmculturalpark.com

 

 

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Nata a Brescia nel 1993. Laureata in lettere moderne indirizzo arti all'Università di Bergamo, dopo un anno trascorso in Erasmus a Parigi. Appassionata di fotografia, cinema, teatro e arte contemporanea.