La Scarzuola umbra: utopia umana in faccia al divino

Il fenomeno Scarzuola è un condensato di mondo sacro e profano, nei pressi di Montegiove, in una delle zone più intatte dell’Umbria, a Montegabbione in provincia di Terni. La Scarzuola è una terra dove stanno incastonati una croce e un alloro, da cui era sgorgata una fontana, e su cui oggi giacciono vari ordini di pietre.

La Scarzuola, Umbria. Fonte: www.kaleidoscopia.it

Se ne diceva già nelle cronache medievali, di quella capanna fatta erigere nel 1218 da San Francesco sopra una fonte sgorgata miracolosamente. Scarzuola appunto da Scarza, il nome della pianta palustre che ne fu materia prima. Il peso di questo onore fu portato da una chiesa e poi da un convento, fatti edificare dai conti Marsciani che li affidarono ai Frati Minori.

La Scarzuola, Umbria. Fonte: eollaebat21.blogspot.it

Da celebrazione del miracolo divino a glorificazione dell’umano, il passo poi è breve. È il dicembre del 1957 quando l’architetto valtellinese Tommaso Buzzi compra il complesso e lo converte a “città ideale” che lo rappresenti. Tommaso Buzzi fu con Gio Ponti il principale esponente della scuola milanese, e con lo stesso fondò la storica rivista Domus. Tutti gli architetti sognano di costruire una città, e lui l’ha montata in un’utopia, fissando gli ingranaggi di una macchina teatrale fantastica, sempre aperta, in cui si accordino natura e cultura. La Buzziana.

La Scarzuola, Umbria. Fonte: www.skyscrapercity.com

È un puzzle di tasselli diversi: oggetti di scena e quinte scenografiche archiviati sullo sfondo delle bellezze del giardino del convento, creature artificiali, elementi alchemici. È un’insubordinazione delle coordinate del reale. È anche un ammutinamento dei tasselli del posto alla loro antica funzione: gli orti innocenti dei frati hanno subito un restyling di non poco conto, accogliendo siepi di bosso, fiori rari, statue e pergolati. Sullo sfondo riecheggia il mito di Polifilo e della sua ninfa.

Tommaso Buzzi voleva un’allegoria escatologica dell’esistenza, incisa nello stile ermetico proprio dell’aristocrazia massonica del Settecento. Sfacciatamente in faccia all’antico convento sta un complesso di strutture teatrali, scavate di allusioni a divinità pagane e cristiane, di ricordi delle ville di Plinio, delle idee irrealizzate di Francesco Borromini. L’antologia in pietra, incompiuta, esibisce ad oggi false rovine e ricostruzioni fuori dal tempo: una Villa Adriana per la palestra, una Villa d’Este (Tivoli), i sette edifici dell’Acropoli (Partenone, Colosseo, Pantheon, Piramide, Torre dei Venti, Tempio di Vesta, torre dell’orologio di Mantova), Bomarzo il parco dei mostri. Nel 1981 Tommaso Buzzi morì che il progetto non era ancora completato, ma il nipote ne trovò le carte e si incaricò di completare l’opera.

La Scarzuola, Umbria. Fonte: eollaebat21.blogspot.it

Alla Scarzuola si intreccia una simbologia che disegna un possibile percorso iniziatico: è uno scavo critico dell’inconscio, definito passo passo con l’impatto con figure archetipiche, dal modello di individuazione di Carl Gustav Jung. Ogni figura è personificazione di un meandro della psiche, e il confronto apre nell’uomo nuove sorgenti di vita. La piena realizzazione del sé si materializza nell’Acropoli, che visualizza l’alto di una coscienza pulita, che si è purgata piegandosi nei propri anfratti bui.

La Scarzuola, Umbria. Fonte: spaziofermo.wordpress.com

È il neo-manierismo che disegna tutto il complesso della Scarzuola: scale e scalette, mostri, volute sproporzionate, allungamenti di membrature architettoniche e vari modi alla rustica, statue verdi e un delirio surrealistico che pervade tutti i profili sinuosi, antropomorfici, evocativi. Si incatenano percorsi labirintici, geometrici, astronomici bizzarri.

La Buzziana è un compendio della vita e dell’opera di Tommaso Buzzi, un sunto ricco e sconvolgente del suo sapere architettonico, filosofico, storico e sapienziale. “Stramberie” per cui  l’establishment culturale e accademico del suo tempo lo ha emarginato.

«Quando sono con voi sono vestito, e in cravatta; quando sono qui, alla Scarzuola, sono nudo, e questo non potete sopportarlo!»

La città profana sorge ai cancelli della città sacra. È una cittadella in tufo, che sembra fatta di sabbia. La dimora della Scarzuola è ricavata negli angusti spazi dell’ex-convento, una successione di stanzette buie e minute, espressione di un’architettura composta e claustrale. Manca del tutto l’impianto elettrico, di riscaldamento e di telefono.

«Che la natura ne prenda possesso, la divori e ne faccia un insieme di belle rovine»

La Scarzuola, Umbria. Fonte: www.skyscrapercity.com

La Buzziana è uno scrigno dorato che custodisce l’opera omnia dell’architetto, che ha lasciato solo quella in sua memoria. È stato un atto profondo di opposizione all’angustia, all’affarismo, alla corruzione, al cattivo gusto del fascismo. Ai contemporanei e ai posteri schiaffa in faccia l’oblio.

«La ragione d’essere della Buzziana e della Scarzuola, che sono poi due parti dello stesso organismo, si comprende soltanto compiendo intero il cammino che qui è tutto segnato».

 

 

 

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Nata a Brescia nel 1993. Laureata in lettere moderne indirizzo arti all'Università di Bergamo, dopo un anno trascorso in Erasmus a Parigi. Appassionata di fotografia, cinema, teatro e arte contemporanea.