Saggi per l’estate:
cinque libri da leggere

Dopo la poesia d’amore della scorsa settimana, questa volta vi proponiamo cinque opere di saggistica leggera da sfogliare durante l’estate. Cinque testi più o meno recenti, di argomenti tra i più diversi, che possono essere tranquillamente presi a morsi poco per volta, come si addice a una lettura estiva. Si tratta di consigli che affiancano a contenuti interessanti uno stile malleabile, che può essere affrontato da vari tipi di lettore, dal più esperto a quello saltuario.

La saggistica non è per tutti forse, ma non è nemmeno per pochi. Quante volte da una biblioteca o da una libreria siete usciti con un saggio? Quante con un romanzo? Probabilmente la distanza tra le due è nettamente chiara. Quando si parla di saggi in effetti ci si spaventa subito, memori delle obbligate letture scolastiche, ma spesso all’interno di questa “macro-categoria”, precostituita per facilitare editori e bibliotecari, si trovano delle vere e proprie perle rare che vale la pena affrontare, innanzitutto per un personale arricchimento di contenuti. E allora improvvisamente si può scoprire che leggere un saggio, magari incontrato per caso, può essere altrettanto piacevole quanto leggere un romanzo o un fumetto, anzi a volte anche di più.

1) L’ISTINTO DI NARRARE – Come le storie ci hanno reso umani, Jonathan Gottschall (Bollati Boringhieri, 2012, 212 pag., € 22,00)

www.quitthedoner.com
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«Dio creò l’uomo perché gli piacciono le storie»: inizia con questa citazione il primo saggio che vi invitiamo a leggere. Tratta di come la finzione narrativa plasmi sottilmente le nostre convinzioni, i comportamenti, i principi etici, cioè di come modifichi intensamente la cultura e la storia. Tratta del mistero ancestrale delle narrazioni innate nell’uomo e di come una serie di circuiti cerebrali impongano una struttura narrativa al caos delle nostre esistenze. Tratta anche del presente incerto della finzione narrativa nelle sue varie forme e soprattutto del profondo mistero del narrare. Perché gli esseri umani hanno sviluppato una vera e propria dipendenza dalla finzione? In che modo siamo diventati l’animale che racconta storie? Attraverso la biologia e le neuroscienze, Gottschall, insegnante di Letteratura inglese in Pennsylvania, spiega al lettore perché il potere della narrazione è probabilmente la caratteristica umana più distintiva nonché il segreto della nostra sopravvivenza.

«Se l’attitudine alla narrazione fosse solo un piacevole fronzolo, l’evoluzione l’avrebbe eliminata già da parecchio, in quanto inutile spreco di energia. Il fatto che le storie siano un universale umano costituisce una forte evidenza di una finalità biologica. Forse è così».

2) LA STRATEGIA DELLA FARFALLA, Marco Belpoliti (Ugo Guanda Editore, 2016, 137 pag., € 12,00)

www.illibraio.it
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Perché gli insetti non sono diventati i dominatori della superficie terrestre, nonostante abbiano caratteristiche ben più utili alla sopravvivenza rispetto a quelle umane? Come sia andata esattamente non si sa, ma sta di fatto che gli insetti sono ancora qui e molto verosimilmente, come affermano diversi studiosi, saranno loro ad avere la meglio dopo l’estinzione del genere umano. Marco Belpoliti, docente presso l’Università di Bergamo, esplora il mondo sconosciuto degli insetti attraverso gli studi degli entomologi e le pagine degli scrittori: dalle farfalle di Nabokov, alle lucciole luminose di Pasolini, attraverso gli scarafaggi di Kafka e le zanzare di Faulkner. Le formiche hanno inventato l’agricoltura e la tessitura, le api hanno un modo “plastico” di odorare, le vespe indossano un’armatura, le lucciole somigliano alle donne, le coccinelle fanno l’amore per nove ore di fila, le mosche non possono avere infarti. Questo e molto altro nel piccolo curioso volume senza pretese scientifiche, un’esplorazione condotta piuttosto con gli strumenti della letteratura.

«Del resto, come afferma Pin, il ragazzino protagonista del Sentiero dei nidi di ragno di Italo Calvino, viste da vicino le lucciole non sono proprio belle, bensì repellenti. Somigliano alle donne, dice, che lo attraggono e lo respingono a un tempo, lui che spia l’accoppiamento dei grandi nel campo partigiano e ha una sorella che pratica l’attività di prostituta, una lucciola, come si dice ancora oggi. Un altro esempio del nostro inguaribile antropocentrismo».

3) LA NOTTE DEI LAPIS – LOS LAPICES SIGUEN ESCRIBIENDO, Marìa Seoane e Hector Ruiz Nùñez (Portatori d’acqua, 2015, 212 pag., € 14,00)

portatoridacqua.wordpress.com
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«La nostra vita sarà la tua vita» sembrano dire gli scomparsi argentini della tristemente famosa  notte dei lapis, nome in codice usato dalla polizia argentina per l’operazione di sequestro, tortura e assassinio di  tutti gli studenti delle scuole superiori accusati di attività atee e antinazionaliste che ebbe luogo nel settembre del 1976. Dare testimonianza diventa il compito di una vita per chi è sopravvissuto, come Palo Diaz, e per chi con quella storia è andato avanti negli anni, come i giornalisti autori del testo. Perché la memoria è il solo luogo dove i giovanissimi desaparecidos possono ancora sopravvivere ed essere ascoltati. Una memoria che non sia falsificazione o mistificazione ma ricordo attivo. La ferocia e l’indifferenza della dittatura argentina sono l’argomento di questo libro ma la vera essenza del testo è data dalle aspirazioni incompiute di tutti quei giovani spariti, che chiedono che la loro innocenza non sia divorata dall’oblio: prohibido olvidar, proibito dimenticare.

«Dietro le pareti edificate ieri, ti prego, respira ancora. Appoggio le mie spalle e spero che mi abbracci, attraversando il muro dei miei giorni. E graffia le pietre, graffia le pietre, fino a giungere da me».

4) LA TESTIMONIANZA DELLA POESIA, Czesław Miłosz (Adelphi, 2013, 156 pag., € 15,00)

www.adelphi.it
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Negli anni Ottanta, appena insignito del Nobel, il poeta polacco Czesław Miłosz presentò ad Harvard le sue idee sulla poesia in sei lezioni. E decise di puntare l’attenzione sulla funzione della poesia ai suoi occhi più importante, ossia quella di essere testimonianza dell’epoca a cui appartiene. In particolare, quale testimonianza offre la poesia del Novecento? L’essere in disparte, il dubbio, l’amarezza e la fragilità che nasce dal presagio che tutto ciò che chiamiamo cultura è in bilico, sospeso e pronto a cadere. Ma resta ciononostante una possibilità di salvezza per momenti poco propizi: una poesia che deve essere appassionato inseguimento della realtà, mimesi, fedeltà al particolare vero e portatrice di verità. La poesia come memoria e come fatto storico, ben esemplificata dalla poesia della Polonia, sua terra natale.

«Ogni giorno si possono vedere segnali che testimoniano come ora, in questo preciso instante, stia nascendo qualcosa di nuovo, e su una scala mai conosciuta prima: un’umanità che si configura come una forza elementare conscia di trascendere la Natura – perché solo l’uomo ha ricevuto in eredità quel tesoro che è la memoria, ovvero la Storia».

5) LUNA DI MIELE INTORNO AL MONDO, Dominique Lapierre (il Saggiatore, 2004, 306 pag., € 17,00)

lapierre

Negli anni cinquanta scelgono il mondo intero come meta di un viaggio di nozze. Dopo un primo tour nel cuore dell’America, lo scrittore e filantropo francese Dominique Lapierre parte con la prima moglie da New York, punto di partenza del periplo su una vecchia decappottabile. Budget iniziale: trecento dollari e il proposito di guadagnarsi da vivere strada facendo di tappa in tappa. Il viaggio si snoda attraverso Stati Uniti, Messico e poi Giappone, Cina, Corea fino alla Thailandia, India, al Pakistan, Afghanistan e Iran. Osannati dalle cronache, pronti ad adattarsi a tutto, i due sposi non restano insensibili di fronte alle emergenze umanitarie che si trovano davanti agli occhi, come quella degli orfani di Calcutta che dà origine dall’associazione umanitaria alla quale lo scrittore devolve da sempre metà dei suoi diritti d’autore. Il lettore troverà in queste pagine storia, antropologia, umorismo, cronaca di viaggio e aneddoti dietro lo sguardo libero da preconcetti di un viaggiatore convinto.

«Un francese sedentario (Raymond Poincaré) diceva: “Appena si esce da Place de la Concorde si sragiona.” E’ falso. Anzi, si sragiona se non si lascia mai Place de la Concorde. Ma bisogna rimettervi piede di tanto in tanto. Anteo ritrovava le forze toccando la terra materna».

 

 

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