Robert Capa e il coraggio di testimoniare

«Capa ha dimostrato oltre ogni dubbio che la macchina fotografica non è un freddo oggetto meccanico. Come una penna, è potente come la persona che la usa. Può essere l’estensione della mente e del cuore»
John Steinbeck su Robert Capa

Per molte testimonianze fotografiche delle guerre del secolo scorso dobbiamo ringraziare l’ungherese Robert Capa (Budapest, 22 ottobre 1913 – Provincia di Thai Binh, 25 maggio 1954). All’anagrafe Friedmann Endre Ernő, nasce a Budapest nel 1913 e nel 1931 è costretto a prendere la via dell’esilio per aver partecipato alle proteste conto il governo di estrema destra alla guida del suo paese; si rifugia dunque a Berlino, dove diventa aiutante presso un importante laboratorio fotografico della capitale tedesca e inizia ad ottenere i primi incarichi per servizi fotografici. Nel 1933, con l’ascesa di Hitler e l’incendio del Reichstag, lascia Berlino e parte alla volta di Budapest – dove resta solo pochi mesi – e poi di Parigi. È in questi anni che si inventa lo pseudonimo di Robert Capa e comincia a documentare cruciali momenti di tensione, a partire dalla guerra civile spagnola. A Parigi, intanto, ha conosciuto la profuga tedesca Gerda Taro con cui instaura una relazione amorosa e che spesso lo accompagna in giro per l’Europa. Anche Gerda è una reporter e nel 1937, mentre sta fotografando la battaglia di Brunete (vicino Madrid), perde la vita schiacciata da un carrarmato.

«Questa guerra è come un’attrice che sta invecchiando. È sempre meno fotogenica e sempre più pericolosa»

© Robert Capa, 1936
© Robert Capa, 1936

SPAGNA, Barcelona. Gennaio del 1939: la corsa alla ricerca di un riparo durante un raid aereo.

© Robert Capa, 1936
© Robert Capa, 1936

SPAGNA, Cordoba – Cerro Muriano. Settembre 1936. Morte di un miliziano lealista. Questo scatto, fra i più famosi della storia della fotografia, è ancora oggi oggetto di dubbi ed indagini in quanto molti esperti ritengono che sia studiato: pare che la foto sia stata scattata a Espejo, località distante dal conflitto armato e si ipotizza che i soggetti fossero in posa. Nonostante le accuse, però, Capa si è sempre difeso confermando l’autenticità della fotografia. «Per scattare foto in Spagna non servono trucchi, non occorre mettere in posa. Le immagini sono lì, basta scattarle. La miglior foto, la miglior propaganda, è la verità».

La foto infatti pare essere stata scattata mentre i miliziani correvano verso una mitragliatrice fascista per abbatterla, come dichiarato da Capa in un’intervista degli anni ’40, da poco scoperta dal Centro Internazionale di Fotografia:

«Ho scattato la foto in Andalusia mentre ero in trincea con 20 soldati repubblicani, avevano in mano dei vecchi fucili e morivano ogni minuto. […] Ho messo la macchina fotografica sopra la mia testa – continua nell’intervista – e senza guardare ho fotografato un soldato mentre si spostava sopra la trincea, questo è tutto. Non ho sviluppato subito le foto le ho spedite assieme a tante altre. Sono stato in Spagna per tre mesi e al mio ritorno ero un fotografo famoso, perché la macchina fotografica che avevo sopra la mia testa aveva catturato un uomo nel momento in cui gli sparavano. Si diceva che fosse la miglior foto che avessi mai scattato, ed io non l’avevo nemmeno inquadrata nel mirino perché avevo la macchina fotografica sopra la testa».

© Robert Capa, 1936
© Robert Capa, 1938

CINA, Hankou. Marzo 1938. Tra i vari conflitti seguiti da Capa si ricorda anche la seconda guerra cino-giapponese (7 luglio 1937 – 2 settembre 1945), il più grande conflitto asiatico del secolo scorso, terminata con la resa incondizionata del Giappone. In questo scatto sono ritratti dei bambini che giocano nella neve, come se la guerra non li riguardasse.

Allo scoppio della seconda guerra mondiale, Robert Capa decide di partire alla volta degli Stati Uniti, dove inizia a collaborare con importanti riviste, tra cui Life. Torna poi in Europa per documentare le azioni di guerra e i successi degli alleati.

© Robert Capa, 1943
© Robert Capa, 1943

ITALIA, Sicilia. Luglio – Agosto 1943. Un medico americano presta cure ad un prigioniero tedesco.

«Era la prima volta che seguivo un attacco dall’inizio alla fine ma fu anche l’occasione per scattare ottime foto. Erano immagini molto semplici. Mostravano quanto noiosa e poco spettacolare fosse in verità la guerra. Il piccolo, bel paese di montagna, era completamente in rovina. I tedeschi che lo avevano difeso si erano ritirati durante la notte abbandonando alle loro spalle molti civili italiani, feriti o morti. Ci eravamo distesi per terra nella piccola piazza del paese, di fronte alla chiesa, stanchi e disgustati. Pensavo che non avesse alcun senso questo combattere, morire e fare foto»

© Robert Capa, 1943
© Robert Capa, 1943

ITALIA, Napoli. 2 Ottobre 1943. Lacrime al funerale di un partigiano ventenne.

© Robert Capa, 1944
© Robert Capa, 1944

FRANCIA, Normandia. 1944. Capa il 6 giugno 1944 è a Omaha Beach durante lo sbarco in Normandia dell’esercito alleato. Nonostante diversi fotogrammi siano andati perduti a causa di un errore in laboratorio, quelli rimasti sono in grado di trasmettere il terrore e il fremito di quelle ore.

«Non è sempre facile stare in disparte e non essere in grado di fare nulla, se non registrare le sofferenze che stanno intorno»

© Robert Capa, 1944
© Robert Capa, 1944

FRANCIA, Parigi. La capitale francese è stata liberata e la folla si riversa nelle strade, in festa.

Dopo la guerra, ormai fotografo di successo, diventa cittadino americano e fonda insieme a Henri Cartier-Bresson la famosissima agenzia fotografica Magnum. Compie, poi, diversi viaggi in Israele, dove documenta l’arrivo dei primi profughi.

© Robert Capa, 1948
© Robert Capa, 1948

ISRAELE, Haifa. 1948. Una donna e il figlio si dirigono verso il campo di Rosh Hay’n.

© Robert Capa, 1954
© Robert Capa, 1954

INDOCINA (VIETNAM). Maggio1954. La strada che porta da Nam Dinh a Thai Binh.

«Il corrispondente di guerra beve di più, ha più ragazze, è meglio pagato, ed ha una maggiore libertà rispetto al soldato, ma in questa fase del gioco, avere la libertà di scegliere il suo posto e di poter essere un codardo senza essere giustiziato, è la sua tortura»

Lo spirito di avventura di Capa lo porta anche a seguire per Life la guerra francese in Indocina e qui perde la vita a causa di una mina anti-uomo. Con estremo coraggio ha documentato pericolose operazioni militari, paracadutandosi con i soldati e rischiando più volte la vita, e ha fornito testimonianze importantissime dei momenti più drammatici del secolo scorso.

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