Raymond Queneau e il fascino dell’intraducibilità

Raymond Queneau (Le Havre 1903 – Parigi 1976) è stato uno scrittore, poeta e drammaturgo francese. Laureato alla Sorbona, ha lavorato prima come impiegato di banca, poi come rappresentante di commercio. Inizialmente i suoi interessi letterari si indirizzarono verso il surrealismo (del quale apprezzava il legame con l’inconscio), da cui poi si allontanò. Negli anni Trenta fu allievo di Alexandre Kojève (filosofo francese di origini russe considerato uno dei maggiori interpreti di Georg Wilhelm Friedrich Hegel), Alexandre Koyré (storico della scienza e filosofo francese, anche lui di origine russa) e Henri-Charles Puech (storico delle religioni francese). Queneau era, inoltre, uno studioso eclettico: si interessò infatti delle più svariate discipline, compiendo tra l’altro studi sull’uso della matematica come fonte di ispirazione artistica. Dal punto di vista critico, può essere classificato in una corrente definita post-avanguardia: una categoria piuttosto duttile che supera lo sperimentalismo della prima metà del XX secolo per riabbracciare la tradizione, recuperando i generi canonici, rivisitati in chiave innovativa.

fonte: doctorojiplatico.com

Queneau è autore di diverse opere importanti nel panorama letterario europeo, nel quale si distinguono per originalità e talento; tra queste ricordiamo Le chiendent (del 1933 tradotto in italiano Il pantano nel 1948), Les enfants du limon (1938), l’autobiografia in versi Chêne et chien (1937), il poema didattico Petite cosmogonie portative (1950),  Pierrot mon ami (1942),  Exercices de style (1947; tradotto in italiano da Umberto Eco nel 1983),o Les fleurs bleues (1965; tradotto in italiano da Italo Calvino nel 1967). Quest’ultimo, I fiori blu, è un romanzo particolarissimo e particolarissima appare la traduzione operata dall’autore ligure. La storia si snoda intorno alle figure di due personaggi, Cidrolin e il Duca d’Auge, che rappresentano rispettivamente un modello di vita attivo ed uno passivo; così la narrazione si divide tra il sonno dell’uno e i viaggi nella Storia dell’altro in un intreccio ironico e leggero.

«Le vingt-cinq septembre douze cent soixante-quatre, au petit jour, le duc d’Auge se pointa sur le sommet du donjon de son château pour y considérer, un tantinet soit peu, la situation historique. Elle était plutôt floue. Des restes du passé traînaient encore çà et là, en vrac.»

(Il venticinque settembre milleduecentosessantaquattro, sul far del giorno, il Duca d’Auge salì in cima al torrione del suo castello per considerare un momentino la sua situazione storica. La trovò poco chiara. Resti del passato alla rinfusa si trascinavano qua e là.)

Les Fleurs bleues (1965), Raymond Queneau

fonte: nebelmeer.altervista.org

Uno degli aspetti che più colpiscono di Les fleurs bleues (ma anche di altre opere dell’autore), è l’arditezza lessicale: si assiste, infatti, ad un recupero della tradizione che si lega allo sperimentalismo. La lingua utilizzata, dunque, è strana e difficilmente traducibile perché si muove fra giochi di parole, arcaismi, neologismi e citazioni letterarie. Così, a riguardo, scrive Calvino:

«Appena presi a leggere il romanzo, pensai subito: “È intraducibile!” e il piacere continuo della lettura non poteva separarsi della preoccupazione editoriale, di prevedere cosa avrebbe reso questo testo in una traduzione dove non solo i giochi di parole sarebbero stati necessariamente elusi o appiattiti e il tessuto di intenzioni allusioni ammicchi si sarebbe infeltrito, ma anche il piglio ora scoppiettante ora svagato si sarebbe intorpidito».
La traduzione di un’opera, certo, è un’operazione complessa: non si limita, infatti, alla mera trasposizione di un testo da una lingua ad un’altra, ma porta con sé la necessità di mantenere il più possibile intatto un repertorio di rimandi, sfumature e costruzioni che, se perso, intaccano la riuscita del testo in modo significativo. Per questo motivo il linguaggio di Queneau, così ricco e innovativo, è difficilmente riportabile in un altro idioma. Eppure, nonostante gli evidenti ostacoli linguistici, Calvino riuscì egregiamente nell’impresa.
 
Ironia, leggerezza e un linguaggio nuovo e vivace: gli ingredienti fondamentali per la penna instancabile di Queneau.
 
Fonte foto: culturificio.org
 
 
 
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