“Quattro Stagioni”: le composizioni dell’Arcimboldo come allegoria del potere

I dipinti della composizione Quattro stagioni (1563) del pittore italiano Giuseppe Arcimboldo (Milano, 5 aprile 1526 – Milano, 11 luglio 1593) rappresentano uno dei più spettacolari esempi delle sue cosiddette “nature morte antropomorfizzate”: composizioni di fiori, frutti, ortaggi e di numerose specie di piante che crescono, fioriscono e arrivano a maturazione in diversi momenti dell’anno che, una volta assemblati tra loro, vengono a creare un sistema coerente, un volto umano, in questo caso raffigurato di profilo.

Quando li dipinse Arcimboldo lavorava a Vienna come ritrattista ufficiale presso la corte dell’imperatore Massimiliano II d’Asburgo, che gli commissionò le quattro tele come dono per il Principe elettore di Sassonia Augusto I. Dieci anni più tardi, nel 1573, Arcimboldo realizzò delle copie delle stesse tele, oggi conservate presso il Museo del Louvre di Parigi, mentre degli originali rimangono soltanto L’Inverno e L’Estate, custoditi al Kunsthistorisches Museum di Vienna.

Quattro Stagioni, Giuseppe Arcimboldo, 1573, olio su tavola, Museo del Louvre, Parigi

Dietro l’immagine divertente e singolare creata da questi volti composti si nasconde, in realtà, una complessa allegoria politica: l’immagine dello Stato, il cui variegato e multiforme popolo assume una propria forma e identità grazie al governo del Sovrano. La ripetizione di questa idea è scandita qui dal susseguirsi delle stagioni a fine di sottolineare la continuità del potere del Monarca nel tempo, e la sua capacità di dominare e governare l’insieme del creato.

Oltre all’accezione politica, questa composizione artistica è anche un chiaro riferimento alle quattro età della vita dell’uomo, e alle caratteristiche che meglio contraddistinguono ciascuna di queste fasi.

Nel primo riquadro ritroviamo la Primavera, composta per la maggior parte da fiori di diversi colori e dimensioni, che rappresenta probabilmente lo stadio dell’infanzia, dotata di un carattere vigoroso e vitale.

Quattro stagioni – Primavera, Giuseppe Arcimboldo, 1573, olio su tavola, Museo del Louvre, Parigi

 

Di seguito, l’Estate, rivolta, invece, verso destra, è l’immagine di un’adolescenza impetuosa e sicura di sé, composta prevalentemente da ortaggi, verdure e frutti: possiamo immediatamente distinguere una rosea pesca come guancia, un verde cetriolo come naso, e ancora, aglio, zucchine, cipolle, pomodori che contribuiscono a suscitare un senso di meraviglia e di stupore nell’osservatore. Sul sontuoso abito realizzato con spighe di grano e adornato da un verdeggiante carciofo possiamo chiaramente leggere incisa la data di realizzazione, 1573, e la firma dell’artista, “GIUSEPPE ARCIMBOLDO F”.

Quattro Stagioni – Estate, Giuseppe Arcimboldo, 1573, olio su tavola, Museo del Louvre, Parigi

 

Passando alla stagione dell’Autunno entriamo nello stadio dell’età adulta contraddistinta da un carattere malinconico e riflessivo, e abbigliata con un tino rivestito da doghe di legno e rami di salice. In questo volto dai tratti duri e severi emergono alcune pere e mele, nel mento e nell’orecchio ritroviamo una melagrana e il cappello di un fungo, mentre il riccio di una castagna, frutto simbolo della stagione autunnale, viene qui utilizzato per definire le carnose labbra semichiuse. Per la capigliatura l’artista ha fatto uso di ricchi grappoli d’uva e foglie di vite dalle diverse tonalità, a cui si va alla fine ad aggiungere una piccola zucca come copricapo.

Quattro Stagioni – Autunno, Giuseppe Arcimboldo, 1573, olio su tavola, Museo del Louvre, Parigi

 

L’ultima stagione, l’Inverno, è rappresentata da un uomo anziano, flemmatico, dallo sguardo arcigno, il cui viso aggrottato è prevalentemente composto da una nodosa corteccia d’albero, mentre un fitto intreccio di rami ormai spogli costituisce parte della inusuale capigliatura insieme ad alcune foglie di edera. A causa del letargo della natura imposto dalla stagione invernale, qui non ritroviamo bouquet di fiori e ortaggi, ma solo un sottile ramo a cui sono appesi un limone e un’arancia, elementi dirompenti rispetto ai colori freddi e scuri dell’opera. Nella versione custodita al Louvre, sulla stuoia in paglia che qui funge da veste sono incise due spade incrociate che rappresentano lo stemma del destinatario dell’opera, appunto il Principe di Sassonia.

Quattro Stagioni – Inverno, Giuseppe Arcimboldo, 1573, olio su tavola, Museo del Louvre, Parigi

 

 

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Nata a Verona 19 anni fa, ancorata alle sue radici marchigiane, in sintonia con il sentire del conterraneo Giacomo Leopardi. Affetta da sempre dalla sindrome dell'ebreo errante di Kafka e Chagall, vive a Venezia e studia Conservazione dei Beni Culturali, in fuga da un Liceo (troppo) scientifico. Fa la pace con il mondo quando va a cavallo e quando disquisisce con il suo cane.