Pinguini Tattici Nucleari,
la band bergamasca
dalle molteplici forme

Nel paronama italiano − e non − della musica indie rock appaiono continuamente nuovi gruppi più o meno meritevoli che spesso diventano famosi grazie al passa-parola sui social network. Tra questi, negli ultimi mesi stanno emergendo gli irriverenti Pinguini Tattici Nucleari, band bergamasca di una genialità e una musicalità che non possono che colpire già dal primo ascolto: l’orecchiabilità dei loro motivetti ben eseguiti non esclude testi impegnati, veicolati da una leggerezza e da un’ironia che però non conferiscono frivolezza. Così temi di forte clamore mediatico, come l’omosessualità, vengono affrontanti dalla prospettiva di due orsi gay, Yoghi e Bubu: «“Dai”, gli disse, “non vogliamo gente come voi questo è un parco tradizionale” / “Su” gli disse “su” gli disse “demordete! L’amore tra due orsi come voi è altamente irrazionale” / Gli risposero di no, non acconsentirono. Così il ranger imbracciò, estratto dal fodero, il fucile per sparare / Ed infine egli sparò. Yoghi e Bubu san volare, dai, più alti ancora un po’». (Il paradiso degli orsi gay, EP: Cartoni Animali)

I Pinguini Tattici Nucleari sono nati verso la fine del 2010 a Bergamo e sono così formati: Riccardo “Rik” Zanotti alla voce, Cristiano “Cri” Marchesi al basso, Lorenzo “Paso” Pasini alla chitarra, Claudio “Cut” Cuter all’altra chitarra, Elio Biffi alle tastiere e fisarmonica e Matteo Locati alla batteria. La spiegazione del loro nome decisamente fuori dal comune, la danno nei commenti di un loro video di YouTube, così scrivendo:

«Hai sollevato l’arcana questione riguardo al nostro nome. La leggenda narra che Bernu, membro fondatore della band, e Claudio “Apocolocintosi” Cuter scovarono il nome mentre si trovavano in una birreria artigianale (testi apocrifi dicono bresciana, ma la versione ufficiale è bergamasca). Lì trovarono questa birra scozzese, chiamata Tactical Nuclear Penguin, che fin da subito li affascinò, e così nacque il nostro sgangherato nome».

© Marco Ravelli
© Marco Ravelli

Più si ascoltano i Pinguini Tattici Nucleari, più è difficile catalogarli in un genere musicale preciso: i loro suoni cambiano da brano a brano, e così fanno le varie influenze che agiscono sulla loro musica. Sono, certo, sempre gli stessi − con i loro toni irriverenti e la loro apparentemente spensierata ironia – ma ogni canzone sembra essere un universo a sé stante. Così se Bagatelle sembra quasi una ballata, Castagne è di un pop-rock non disturbantemente commerciale e Django sembra fare l’inchino al cantautore Davide Van de Sfroos − ma questi sono solo alcuni degli esempi della loro capacità di mimetizzazione.

Tra i brani più riusciti si ricorda sicuramente Cancelleria (dall’EP Il Re È Nudo), una sorta di Βατραχομυομαχία – Batracomiomachia ovvero “La guerra dei topi e delle rane”, un poemetto giocoso di 303 versi che nell’antichità era generalmente attribuito ad Omero − tra le penne e le matite che, in seguito allo sciopero generale delle gomme, avevano iniziato ad inneggiare alla rivoluzione e all’uguaglianza. Ma nel Libero Stato di Cancelleria le dinamiche politiche sono uguali a quelle a cui assistiamo quotidianamente: le matite volevano solo gli stessi diritti degli altri, ma le socialmente elevate penne stilografiche e le proletarie graffette le prendono come capro espiatorio del loro malessere, perché è così che le disegna la stampa del potere. La valorosa lotta delle matite termina, allora, in fiumi di grafite. La trasposizione di queste vicende su un piano reale si traduce in un’evidente critica del populismo che muove molti leader politici e fa breccia in consistenti sacche di popolazione inconsapevole.

«Gli atti di violenza non tardarono a venire
Quando manca da mangiare solo l’odio si può ingerire
E una volta che le tavole furono imbastite
In città iniziarono a scorrere fiumi di grafite

E quando il gran consiglio delle biro deliberò lo sterminio totale
Delle matite in quanto esse causavano disordine sociale
I righelli, i pennarelli, le forbici e i temperini
Dismisero le vesti di osservatori e assunsero quelle di aguzzini»
(Cancelleria, Il Re è Nudo)

www.youtube.com
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Anche Bagatelle (sempre dall’EP Il Re È Nudo) è un brano che, se ascoltato, difficilmente si dimentica – anzi, è quasi impossibile non continuare a canticchiarlo per le ore successive alla prima riproduzione – e, con un ritmo ballatesco esuberante e brioso, racconta vari amori. Uno in particolare canta di momenti di terrore, ma sa anche di speranza: è la storia di Fatima e Samir, su un gommone a largo delle coste italiane:

«E sopra al gommone traballante
Il sorriso di Fatima era una nave da crociera
E circondato da sale misto a sangue
Il giovane Samir scoprì la primavera

Affacciati dal gommone e tendimi le tue mani
In fondo se chiudi gli occhi pare di essere sul Titanic
Ma noi non affonderemo, vedrai che ce la faremo
Sento già profumo di pizza ma forse è solo la libertà».

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«Un viaggio musicale tra mete lontanissime tra di loro ma unite dal filo rosso dell’inadeguatezza e dell’ironia. Diamo un calcio all’Aldilà rappresenta il nostro piccolo tentativo di raccontare quello che siamo e che vediamo succedere attorno a noi, il folle caleidoscopio di suggestioni che il mondo colonizzato dalla virtualità continua a lanciarci addosso. Noi raccogliamo, ne ridiamo, e rispediamo al mittente. Forse anche per questo, le nostre canzoni sono torte a più strati che riescono a soddisfare palati diversi con la stessa forchettata. Dal reggae al prog, dal folk al jazz, dal punk alla cartoon music: offriamo un frullato di identità musicali, pietanza rara di questi tempi. Servire freddo e accompagnare con abbondanti dosi di birra scadente».
(I Pinguini Tattici Nucleari sul loro ultimo album, Diamo un calcio all’aldilà)

Non si è ancora parlato, però, della loro ultima fatica: l’album Diamo un calcio all’aldilà, completamente autoprodotto. Tra le varie tracce del disco, appare una perla di raro pregio e di ancor più rara ironia, una sorta di capolavoro che prende in giro quel populismo dilagante – soprattutto sui social – alimentato da politici che fanno della strumentalizzazione il loro mestiere, e da orde di analfabeti funzionali che inneggiano al Duce e ad altri miti di dubbia integrità: è l’ultima traccia, Me want Marò back (letteralmente, Voglio indietro i Marò). Questo reggae ironico, in cui i PTN sembrano trasformarsi negli Africa Unite, è un vero – e magnificamente riuscito – sberleffo della Destra italiana che spesso, accusata di xenofobia e di omofobia, si ridicolizza e, non a caso, nella canzone si possono sentire estratti di discorsi di Matteo Salvini.

«Me want marò back
Because when he was here, the trains were on time
Me want marò back
Bonifications of the Agro Pontino, Pom*ino, Pom*ino…
Me want marò back
No adoptions to people of strange sexualities
Me want marò back
And what about the foibes? Mmm what about the foibes?»

Ecco le date dei prossimi Live dei Pinguini Tattici Nucleari

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