Pillola del giorno dopo senza
ricetta: un passo verso i diritti

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Una buona notizia sul fronte dei diritti: l’Aifa (Agenzia italiana del farmaco) ha finalmente abolito l’obbligo di prescrizione medica per il Norlevo, ovvero il farmaco contraccettivo d’emergenza, la cosiddetta “pillola del giorno dopo”. Questa nuova opportunità è riservata solo alle maggiorenni e i farmacisti si impegneranno quindi a controllare i documenti di chi ne fa richiesta. Una situazione molto diversa per esempio da quella francese, dove la pillola è disponibile gratuitamente nelle scuole anche per le ragazze con meno di 18 anni, ma comunque un passo avanti dopo una battaglia durata ben 16 anni. Lo scorso maggio si era ottenuto un successo simile, ovvero la possibilità di avere la pillola dei cinque giorni dopo senza ricetta; mentre a gennaio l’Aifa ha eliminato la prescrizione medica di Stromalidan ed Escapelle, due farmaci simili a Norlevo ma più costosi.

Tra i pionieri dei contraccettivi di emergenza e della Ru486 dobbiamo ricordare Silvio Viale, medico radicale torinese che dal 2000 − anno della registrazione − chiede che la pillola del giorno dopo sia acquistabile senza ricetta. Nel 2010 Viale fu sanzionato poiché decise di prescrivere la pillola d’emergenza per le strade e davanti alle scuole di alcune città italiane. Per il medico di Torino il prossimo obiettivo è l’abolizione dell’obbligo di ricovero di tre giorni per la Ru486, da non confondere con una semplice pillola del giorno dopo: la pillola è un contraccettivo che ritarda o blocca l’ovulazione (non provoca quindi l’aborto!), la Ru486 è invece un farmaco usato per interrompere una gravidanza con principi attivi e meccanismi di azione ben diversi.

I radicali Igor Boni, Laura Botti e Silvja Manzi hanno così commentato questo successo: «La ricetta, per lunghi anni un ostacolo e un alibi dell’obiezione di coscienza di molti, ha reso ancora più complesso ciò che invece deve essere rapido e semplice. Viale è stato il protagonista di questa lotta e noi con lui»Avere facile accesso alla contraccezione d’emergenza, senza dover passare dalle ricette mediche, è infatti fondamentale per far sì che la pillola funzioni: dopo 24 ore dal rapporto a rischio la pillola del giorno dopo ha un’efficacia del 95%, percentuale che va via via diminuendo col passare del tempo, fino ad essere nulla se presa 72 ore dopo. Recarsi a un consultorio, uno studio medico o un pronto soccorso per avere una ricetta − che non sempre viene concessa con facilità, dato che anche in questo ambito vige una sorta di obiezione di coscienza non molto professionale − non fa altro che allungare i tempi già di per sé molto stretti.

Del resto, nel 2007 il discorso di Papa Benedetto XVI rivolto ai farmacisti cattolici  è stato chiaro e sicuramente influente:

«Nell’ambito morale, la vostra federazione è invitata ad affrontare la questione dell’obiezione di coscienza, che è un diritto che deve essere riconosciuto alla vostra professione, permettendovi di non collaborare, direttamente o indirettamente, alla fornitura di prodotti aventi come fine scelte chiaramente immorali, come ad esempio l’aborto e l’eutanasia».

La stessa richiesta è arrivata nel 2000 dalla Pontificia Accademia per la Vita:

«Di fronte al diffondersi di tali procedure, esortiamo vivamente tutti gli operatori del settore a mettere in atto con fermezza un’obiezione di coscienza morale, che testimoni coraggiosamente, nei fatti, il valore inalienabile della vita umana, soprattutto di fronte a nuove forme nascoste di aggressione agli individui più deboli ed indifesi, come è il caso dell’embrione umano».

Una richiesta che, dopo 16 anni, resta più attuale che mai e ancora condiziona medici e ginecologi che si rifiutano di dare ricette (o di praticare l’aborto) per personali motivi etici. Per porre rimedio, dal 2008 in alcune città italiane (Roma, Milano, Salerno e Bari) l’Associazione Vita di donna ha creato l’iniziativa SOS – Pillola del giorno dopo, fornendo gratuitamente la ricetta medica a tutte quelle donne a cui era stata negata nelle strutture pubbliche o nelle farmacie.

Che la questione sia delicata è innegabile, eppure, dopo anni di discussioni sull’argomento, la pillola del giorno dopo non è più considerata un farmaco abortivo, ma una semplice contraccezione d’emergenza a cui ogni donna dovrebbe avere facile accesso. Sono comprensibili ovviamente alcune critiche mosse sul tema, ma il libero accesso alla pillola del giorno dopo non deve far sì che diventi un contraccettivo da usare con leggerezza: si tratta di una soluzione d’emergenza a cui ricorrere in caso di vera necessità, senza dimenticare gli effetti collaterali che potrebbe causare un uso eccessivo, oltre alla sua efficacia non totale. Per fare in modo che questo accada, bisognerebbe lavorare sull’informazione e sull’educazione sessuale, sul confronto con i più giovani e sullo sdoganamento di temi considerati ancora tabù. C’è tanta strada da fare, ma questo è indubbiamente un piccolo grande passo.

 

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