Ai piedi della croce:
iconografia della Pietà /6

Il nostro percorso attraverso uno dei temi più importanti dell’arte cristiana – la Pietà – continua. Nella quinta tappa del nostro viaggio incontreremo grandi artisti come Caravaggio e Bouguerau.

CARAVAGGIO, Deposizione, 300×209, olio su tela, 1602-1603, Città del Vaticano, Musei Vaticani

CARAVAGGIO, Deposizione, 300x209, olio su tela, 1602-1603, Città del Vaticano, Musei Vaticani
CARAVAGGIO, Deposizione, 300×209, olio su tela, 1602-1603, Città del Vaticano, Musei Vaticani

Per Caravaggio, Michelangelo è un maestro moderno di riferimento. Caravaggio guarda continuamente a Michelangelo, all’esattezza anatomica dei corpi, alla resa plastica che Caravaggio traduce in una pittura molto realistica. Nella scena della deposizione, si ritrova lo stesso braccio della Pietà. Anche il particolare delle dita che si impigliano, nel panno per Michelangelo, qui vanno ad impigliarsi sul bordo della lastra tombale. È la stessa mano, con lo stesso significato. Nel gruppo dei dolenti che portano Cristo al sepolcro, naturalmente riappare Maria. Ancora una volta una donna anziana, in questo caso non sviene ma trattiene il dolore, è molto composta e molto credibile.

Caravaggio ha questa capacità di farci vivere le storie sacre come se fossero vicende di cronaca. Ce le racconta oggettivamente così come dovevano essere successe. E allora ci racconta di quel corpo coi piedi sporchi, così come quelli di chi portava Gesù al sepolcro, perché quella era la normalità del tempo. L’altra figura eclatante è la Maddalena che guarda verso Dio, prega e porta le mani al cielo con una gestualità che ricorda l’arte bizantina, ma così vera con le mani aperte, richiamando ancora una volta la crocifissione di Cristo. Quindi c’è un collegamento, narrativo e simbolico. Un altro omaggio a Michelangelo non è soltanto la citazione del braccio: Nicodemo, colui che sostiene le gambe di Cristo, ha il volto di Michelangelo.

WILLIAM-ADOLPHE BOUGUEREAU, Compassione, 280×130, olio su tela, 1897, Parigi, Museo d’Orsay

WILLIAM-ADOLPHE BOUGUEREAU, Compassione, 280x130, olio su tela, 1897, Parigi, Museo d'Orsay
WILLIAM-ADOLPHE BOUGUEREAU, Compassione, 280×130, olio su tela, 1897, Parigi, Museo d’Orsay

Questa è un’interpretazione soggettiva della Pietà, dove non compare affatto Maria. Bouguerau, artista da Salon de Paris, era molto apprezzato per la stesura accademica della pittura, il disegno preciso, e perché proponeva soggetti che piacevano alla giuria del Salon, e in molti casi soggetti sacri. Piacevano, come la pittura di storia, per una ragione: perché il sacro e la storia propongono contenuti educativi. In questa tela di grandi dimensioni, rappresenta un uomo che abbraccia la croce ma che a sua volta porta sulle spalle una propria croce. Lo sostiene, lo piange, lo abbraccia e il sangue della ferita di Cristo va a sporcare la mano dell’uomo. C’è una compassione che viene tradotta in senso fisico. Quell’uomo potrebbe essere ravvicinato a Simone di Cirene che aiuta Cristo durante il Calvario a sostenere la croce, ma in ogni caso l’immagine è assolutamente libera dal vincolo dei Vangeli. Quell’uomo che porta la croce comprende cosa sia la compassione cristiana, esattamente come Bouguerau che nella sua vita dovette affrontare terribili tragedie famigliari.

WILLIAM-ADOLPHE BOUGUEREAU, Pietà, 230×148, olio su tela, 1876, collezione privata

WILLIAM-ADOLPHE BOUGUEREAU, Pietà, 230x148, olio su tela, 1876, collezione privata
WILLIAM-ADOLPHE BOUGUEREAU, Pietà, 230×148, olio su tela, 1876, collezione privata

Questa Pietà monumentale fino al 2010 faceva parte della collezione privata di Mel Gibson (regista de La Passione di Cristo, film del 2004), e venne venduto poi presso la casa d’aste Sotheby’s a Londra ad un ignoto privato per una cifra pari a 2,77 milioni di dollari.

Questa Pietà è interpretata così come era il gusto dell’epoca ma sempre rispettosa dell’iconografia sacra. Maria è ferma, immobile come un’icona e perfettamente frontale, incorniciata dall’aureola dorata. Però ha gli occhi arrossati dal pianto e ci guarda con uno sguardo compassionevole. Abbraccia il corpo di Cristo che ha il viso scorciato, con le labbra aperte, tumefatte, gli occhi socchiusi e bianchi. Le mani, che si mostrano con le ferite ancora aperte, sono l’una rivolta verso il cielo e l’altra verso terra. Questa stessa gestualità era stata utilizzata da Leonardo nell’Ultima cena: al centro della tavola, Cristo apre le braccia, le appoggia sul tavolo, una mano è rivolta verso il basso, l’altra verso l’alto. E guarda caso in corrispondenza dell’abito rosso la mano è rivolta verso terra, in corrispondenza del mantello azzurro la mano è rivolta verso il cielo, simboleggiando la doppia natura di Cristo. Anche in questa Pietà c’è il richiamo a questa iconografia, così come anche la schiera degli angeli dolenti attorno che si lacerano dal dolore. Da notare la gestualità dei due angeli ai lati del Cristo: hanno le mani giunte e i gomiti alzati, riprendendo l’iconografia inventata da Van Der Weyden nel primo Rinascimento fiammingo. In primo piano un accenno di crudo realismo: si vede il lenzuolo bianco sporco di sangue, la corona di spine abbandonata e, vicino, il piatto e l’anfora che erano serviti per la pulizia del corpo di Cristo prima della sepoltura.

A lezione di Storia dell’Arte con la prof.ssa Daniela Olivieri • Cengio (SV), 3ª Stagione Culturale

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Grafica pubblicitaria da 20 anni per un incidente di percorso, illustratrice autodidatta, malata di fotografia, infima microstocker, maniaca compulsiva della scrittura. Sta cercando ancora di capire quale cosa le riesca peggio. Ama la cultura e l'arte in tutte le sue forme e tenta continuamente di contagiare il prossimo con questa follia.