Tra il patrimonio da valorizzare
e l’innovazione tecnologica,
come si racconta la cultura?

Immagini e immaginari del patrimonio culturale italiano è stato il tema della quarta edizione del Festival del giornalismo culturale, diretto da Giorgio Zanchini (conduttore di Radio anch’io) e Lella Mazzoli (direttore dell’Istituto per la Formazione al Giornalismo di Urbino), che si è svolto dal 13 al 16 ottobre tra le città marchigiane di Urbino e Fano.

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Dopo le prime due giornate ospitate a Urbino, il 15 e 16 ottobre il Teatro della Fortuna di Fano ha aperto le sue porte a studenti, curiosi, giornalisti e aspiranti tali per discutere delle gravi problematiche che oggi affliggono il nostro patrimonio artistico e paesaggistico.

Tra gli ospiti, Giuliano Volpe, presidente del Consiglio superiore per i Beni culturali e paesaggistici del Mibact, autore di un saggio fresco di stampa intitolato Un patrimonio italiano. Beni culturali, paesaggio e cittadini, che intervistato dal giornalista Piero Dorfles ha messo in evidenza punti di forza e di debolezza di un tipo di gestione che lui stesso definisce «arretrata», stigmatizzando il contrasto ideologico che contrappone oggi i concetti di “tutela” e di “valorizzazione” dei beni culturali. Ha, infatti, dichiarato che «i servizi aggiuntivi, a differenza di quanto credono i più, non volgarizzano la cultura, ma hanno la stessa importanza di qualità del progetto culturale del museo».

La nuova sfida del turismo oggi è pensare nuovi piani personalizzati di tutela, di fruizione e, soprattutto, di gestione che mettano al centro la comunità locale, e che, allo stesso tempo, emozionino il visitatore ponendolo in sintonia con il contesto, con la storia e le tradizioni anche enogastronomiche del luogo. L’obbiettivo è quindi valorizzare l’idea di “esperienza”, andando oltre una pura mercificazione turistica, per favorire la creazione di nuove realtà lavorative per chi si forma nelle Università del nostro Paese.

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Tra gli ospiti di maggior spicco si contano anche il giornalista Sergio Rizzo (coautore insieme a Gian Antonio Stella dei libri La Casta e Se muore il Sud) che ha sostenuto l’importanza del lavoro del giornalismo di denuncia dei casi di abbandono o cattiva gestione del patrimonio. Tesi cui ha fatto da contraltare l’intervento del direttore di Pompei Massimo Osanna, che, nei giorni precedenti, aveva puntato il dito contro l’accanimento spesso esagerato e distorto della stampa che contribuisce a divulgare una pessima immagine dei beni culturali italiani.

Se il giornalismo di denuncia è essenziale per «dare una spinta» e muovere le coscienze, il giornalismo di servizio si rivela spesso fallimentare in quanto non aiuta il visitatore a uscire dagli stereotipi e ad andare oltre il conosciuto, sfruttando esclusivamente i grandi numeri, e dimenticando le periferie e le piccole realtà virtuose.

Nel corso dei lavori, dopo l’intervista di Giorgio Zanchini alla scrittrice Dacia Maraini e gli interventi di Stefano Bartezzaghi, Giovanni Solimine e Maria Stella Rasetti in merito alla situazione odierna delle biblioteche, si è tornati a parlare di valorizzazione del patrimonio culturale in un focus specifico sugli effetti e sugli obbiettivi della Riforma Franceschini con Francesco Palumbo, direttore generale del turismo del Ministero. Ora i direttori di musei e degli istituti di cultura, forti di una nuova condizione di autonomia, hanno l’onere di valorizzare e di coltivare competenze gestionali ed imprenditoriali, senza dimenticare ovviamente la tutela e l’arricchimento delle proprie collezioni.

Ma la vera sfida da vincere per i musei italiani sarà quella di riuscire a coinvolgere non solo i turisti, a cui devono assolutamente essere forniti gli strumenti per comprendere ciò che hanno intorno, ma soprattutto i cittadini. Infatti, come ha sottolineato Palumbo, «il nostro patrimonio per essere ben fruito dai visitatori deve essere ben vissuto dalla popolazione: soltanto un museo che fa parte dell’identità territoriale diventa interessante per i turisti». La visita deve essere, quindi, un’esperienza culturale complessa che ridistribuisce la circolazione turistica, allontanando i flussi dai grandi attrattori per focalizzarsi sulle particolarità del territorio che ospitano quello che oggi viene definito il grande “museo diffuso” italiano.

La quarta e ultima giornata del Festival, domenica 16 ottobre, si è chiusa con un tour de force di strettissima attualità. Sul filo rosso di tecnologia e nuovi media sono state apparecchiate due tavole rotonde di ospiti illustri: la prima titolata Innovazione e tecnologia, la seconda I media e il racconto del patrimonio culturale. Massimo Cerofini, di Rai Radio 1, ha moderato il vis à vis tra Stefano Epifani, chief editor di TechEconomy, Marco Ferrazzoli, capo ufficio stampa del Consiglio nazionale delle ricerche, Gaspare Polizzi, in qualità di membro del Comitato scientifico di Pollicina Academy (primo centro di ricerca dei linguaggi Mobile in Italia), e Giacomo Scarpellini, cofondatore di Urkin.

Si è zoomato sul rapporto tra musei e nuove tecnologie, tra i fuochi incrociati dei conservatori del classico e dei promotori della modernizzazione, in uno zapping tra app, realtà aumentata, stampanti 3D, guide per tablet. Per giocare sull’immersività, si è parlato dell’imprescindibilità di nuovi ritrovati, dalla gamification ad applicazioni per la generazione di realtà virtuali (Virtual History), a guide olistiche come Pop Art Tour o Nuok, o Curiosity, Find Your Italy, Italian Story, che parlano la lingua dei locali, regalando un’esperienza calda, umana. Big Data e Travel Appeal monitorano quotidianamente i servizi turistici e inscatolano fast indicazioni per il futuro immediato. Ci sono app calibrate sul singolo utente, come Ciceroos, che personalizzano l’offerta in una realtà che invoca sempre più l’individualità. Realtà aumentata e stampanti 3D riscattano l’attività di un universo troppe volte tacciato di generare apatia e passività.

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Il secondo dibattito ha indagato come i vari media si occupino di patrimonio culturale. Si è ribattuto nostalgicamente il versante carta stampata, recuperato da esperienze valide come quelle degli inserti de La Lettura del Corriere della sera e la nuova scommessa dell’inserto domenicale del Sole24ore, tarata sul giovane pubblico, di cui si è discusso con Armando Massarenti e Roberto Barbolini. Con Guido Casali si è poi virato sull’esperienza vincente di Sky arte, che nasce dal connubio con la tradizione francese e anglosassone, e attualmente ha lanciato un hub produttivo con inglesi e tedeschi, che, con un occhio all’internazionale, tenta la valorizzazione del patrimonio nostrano, dal classico all’ipercontemporaneo. Sull’ibridazione di linguaggi, immagini e strumenti ha costruito un canale di intrattenimento che fa cultura, una fonte di informazioni piacevolmente cool ma mai scarica. Galatea Vaglio ha poi raccontato la sua esperienza di blogger per Archeostorie mentre di Radio 3 che ancora sopravvive ha detto il direttore Marino Sinibaldi. Trasversale al dibattito l’esperienza plurimediatica di Vittorio Sgarbi, che ha ribadito la necessità di essere sempre, irruentemente, in tutte le forme e su tutti i canali.

Valentina Cognini – Francesca Leali

 

 

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