A spasso per Milano con Renzo:
da Porta Venezia a Cordusio

La scorsa settimana avevamo interrotto la nostra passeggiata per Milano in via Borghetto. Renzo, che avrebbe dovuto fermarsi al convento dei frati cappuccini, decide di andare a vedere cosa succede nel centro della città «sbocconcellando il suo mezzo pane». Come lui, dunque, ci avvieremo in direzione del Duomo.

Duomo
© Silvia Ferrari – Il fascino degli intellettuali

CORSO VENEZIA E I SUOI PALAZZI

Svoltando a sinistra da via Borghetto ci ritroviamo in Corso Venezia, che al tempo in cui Renzo vi passò era quasi una stradina di campagna, polverosa e irregolare. Fu solo nel corso del ‘700 che la strada acquistò importanza – era infatti la principale via dalla quale entravano le merci provenienti dalla ricca Venezia – e divenne una via elegante per carrozze signorili. La trasformazione ci appare evidente dal numero di maestosi palazzi che vi si affacciano.

I primi edifici, costruiti a cavallo tra ‘700 e ‘800, si riconoscono per lo stile neoclassico: due esempi sono Palazzo Serbelloni, testimone del periodo più brillante dell’illuminismo milanese, e Palazzo Invernizzi, divenuto famoso perché i suoi splendidi giardini, affacciati su via dei Cappuccini, ospitano fenicotteri, pavoni e altri animali esotici che davvero non ci si aspetta di vedere nel centro di una grande città. All’inizio del ‘900 risale invece la costruzione oggi sede di Confcommercio, Palazzo Castiglioni, un tentativo non del tutto riuscito di portare a Milano un po’ dello stile liberty che stava conquistando l’Europa della Belle Époque.

Ma è la Casa Fontana-Silvestri l’edificio forse più interessante di questo tratto di Corso Venezia: si tratta di una delle pochissime costruzioni di epoca rinascimentale ancora visibili a Milano. Era anche detta Ca’ del Guardian perché pare fosse la dimora del guardiano della Porta Orientale intorno al 1470. La facciata, in uno stile a metà tra il gotico e il rinascimentale, recava affreschi di Donato Bramante, oggi sfortunatamente quasi del tutto scomparsi. Da qualche anno sono iniziati i lavori di restauro e c’è davvero da sperare che possano riportare al suo antico splendore questa rara perla del rinascimento milanese.

CORSIA DE’ SERVI

«Nella strada chiamata la Corsia de’ Servi, c’era, e c’è tuttavia un forno, che conserva lo stesso nome; nome che in toscano viene a dire il forno delle grucce, e in milanese è composto di parole così eteroclite, così bisbetiche, così salvatiche, che l’alfabeto della lingua non ha i segni per indicarne il suono. A quella parte s’avventò la gente».

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© Silvia Ferrari – Il fascino degli intellettuali

Dopo un quarto d’ora di cammino giungiamo in Piazza san Babila, ormai vicini al cuore di Milano; già qui probabilmente Renzo doveva essere entrato nel vivo del tumulto. Oggi la piazza è piuttosto trafficata – si affaccia sulle principali vie della moda, tra le quali la celeberrima via Montenapoleone – ma non è difficile immaginarsela piena di cittadini inferociti e affamati.

Poco distante, all’inizio della Corsia de’ Servi, si trovava infatti il forno a cui i milanesi, esasperati dalla carestia, avevano dato assalto la mattina di quel 13 novembre. Il forno, detto “delle grucce” (El prestin de scansc in dialetto), non esiste più, ma è rimasta una targa che commemora la rivolta e, naturalmente, il passaggio dell’eroe manzoniano. La Corsia de’ Servi è diventata il celebre Corso Vittorio Emanuele (la targa si trova tra i numeri civici 3 e 5): perfino qui, se sapete resistere al fascino delle vetrine luccicanti e al profumo emanato dai numerosi locali, ci sono tracce di storia.

Come la Chiesa di san Carlo al Corso che, sebbene costruita all’inizio dell’800 in uno stile neoclassico chiaramente ispirato al Pantheon romano, sorge sui resti della chiesa medievale di Santa Maria de’ Servi: un edificio che anche il nostro Renzo deve aver visto, mentre si faceva trasportare dalla folla verso la piazza del Duomo.

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© Silvia Ferrari – Il fascino degli intellettuali

PIAZZA SAN FEDELE – CASA MANZONI

Se ci concediamo una leggera deviazione dal percorso di Renzo e percorriamo via santa Radegonda ci imbatteremo in un luogo decisamente manzoniano. Non tanto per la sua presenza nei Promessi Sposi, quanto perché Manzoni stesso era solito frequentarlo: parliamo di piazza san Fedele e della sua chiesa. Le versioni sulla morte di Manzoni sono molte, ma una di queste vuole che il suo decesso sia avvenuto a causa di una caduta sulle scale di questa chiesa. Vero o meno che sia, una statua dello scrittore torreggia in mezzo alla piazza, proprio a ricordarci che, come i monti per Lucia, questi erano i suoi luoghi. Imboccando la via degli Omenoni, che inizia dietro la chiesa di san Fedele, si giunge infatti nientemeno che alla casa di Manzoni, dove lo scrittore visse con la moglie Enrichetta Blondel dal 1813 fino alla sua morte. L’edificio, in sé bellissimo, ospita un museo gratuito che vale la pena visitare.

Percorrendo via santa Radegonda non avrete potuto fare a meno di notare altri due luoghi storici di Milano: la panetteria Luini e, poco più oltre, la pizzeria Spontini. Nessuna delle due ha bisogno di presentazioni: se siete affamati, è probabilmente il momento migliore per fare una sosta.

Piazza san Fedele
© Silvia Ferrari – Il fascino degli intellettuali

PIAZZA MERCANTI

«Questo [l’esercito tumultuoso], dalla piazza, era già entrato nella strada corta e stretta di Pescheria vecchia, e di là, per quell’arco a sbieco, nella piazza de’ Mercanti. E lì erano ben pochi quelli che, nel passar davanti alla nicchia che taglia il mezzo della loggia dell’edifizio chiamato allora collegio de’ dottori, non dessero un’occhiatina alla grande statua che vi campeggiava, a quel viso serio, burbero, accipigliato, e non dico abbastanza, di don Filippo II […]».

Esaurita la rivolta al forno delle grucce la folla, dopo un momento di smarrimento, si dirige verso il forno del Cordusio. Renzo si lascia trasportare dalla calca e, dopo essere passato di fianco a «quella gran macchina del duomo» che aveva ammirato poche ore prima da lontano, giunge in uno dei luoghi più antichi di Milano: la Piazza dei Mercanti. Creata come centro della vita cittadina in epoca medievale, la piazza è circoscritta da quattro edifici, dei quali il più importante è il Palazzo della Ragione o nuovo Broletto, come veniva chiamato nel ‘200. Questo spazio era deputato alle funzioni di tribunale ma durante il periodo comunale, quando nacquero le corporazioni, divenne una vera e propria piazza degli affari. Non a caso dalla Piazza dei Mercanti si dipartono vie dai nomi significativi: via Orefici, via Spadari, via Armorari.

Senza nulla togliere ai restanti edifici, la loggia dei Mercanti è forse l’elemento più interessante. Grazie a un effetto acustico particolare, parlando (anche a voce bassa) rivolti verso una colonna angolare, la persona che si trova presso la colonna esattamente opposta sentirà chiaramente ciò che abbiamo detto. Si pensa che questo fosse un trucco usato dai mercanti per parlare tra loro di affari particolarmente delicati. Tentar non nuoce…

Loggia dei Mercanti
© Silvia Ferrari – Il fascino degli intellettuali
Piazza Mercanti
© Silvia Ferrari – Il fascino degli intellettuali

PIAZZA CORDUSIO – PIAZZA AFFARI

«Dalla piazza de’ Mercanti, la marmaglia insaccò, per quell’altr’arco, nella via de’ fustagnai, e di lì si sparpagliò nel Cordusio. Ognuno, al primo sboccarvi, guardava subito verso il forno ch’era stato indicato».

Il Cordusio viene definito da Manzoni come «una piazzetta o un crocicchio» e probabilmente tale doveva essere quando vi arrivò Renzo; del resto per gli standard del ‘600 si era già abbastanza lontani dal centro della città. Oggi piazza Cordusio non è decisamente più soltanto una “piazzetta”, ma è il punto di intersezione di Piazza Duomo e di via Dante, altra importante arteria dello shopping milanese. E il colpo d’occhio che offre la vista del torrione del Castello Sforzesco è qualcosa di decisamente notevole.

Il viaggio di Renzo (e della folla inferocita) termina qui, all’imbocco con via Meravigli, dove si trovava la casa del vicario di provvisione. Il nostro eroe, dopo essersi lasciato trasportare dalle emozioni del tumulto, esperienza per lui nuova, ripercorrerà all’indietro la strada che abbiamo fin qui tracciata e si fermerà nella famosa – o famigerata – Osteria della Luna Piena, non lontano dal Lazzaretto. Costretto poi alla fuga, Renzo tornerà nella grande città lombarda solo alla fine del romanzo: arricchito di nuove esperienze, non è più il giovane che si era fermato «a guardare in su, con la bocca aperta» le alte guglie del Duomo.

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© Silvia Ferrari – Il fascino degli intellettuali

Noi, invece, possiamo concludere la nostra passeggiata con una piccola deviazione a sinistra di Piazza Cordusio. Qui, dopo un breve tratto di strada chiuso tra gli edifici, arriviamo nel cuore pulsante dell’economia milanese: Piazza degli Affari (chiamata più comunemente Piazza Affari). Lo spazio è dominato dalla sede della Borsa di Milano, il Palazzo Mezzanotte, costruito sopra i resti di un teatro romano che giacciono ancora nel sottosuolo, in attesa di poter essere riportati alla luce. Ma dal 2010 una nuova prospettiva si offre al visitatore: al centro della pizza, infatti, ha trovato posto la discussa scultura dell’artista Maurizio Cattelan, L.O.V.E. (detta anche “il Dito”). Il gesto irriverente della scultura può essere rivolto tanto all’architettura del Palazzo, che richiama inconfondibilmente il ventennio fascista, quanto al mondo della finanza che esso rappresenta. In ogni caso, è qualcosa che ci fa sorridere… e forse avrebbe fatto sorridere anche Renzo, che ne aveva abbastanza di chi sapeva parlargli solo il latinorum.

 

 

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