Oliver Sacks: quando
la neurologia
incontra la letteratura

Come definire, usando una sola etichetta, Oliver Sacks (1933-2015)? Difficile, molto difficile. Sacks è stato anzitutto un medico. Un neurologo, per l’esattezza. Secondariamente, è stato un professore. Ha insegnato alla Columbia University di New York, solo per citarne una. E, infine, è stato uno scrittore.

OLIVER SACKS
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E non uno scrittore di saggi o articoli per specialisti, bensì di best sellers, molti dei quali hanno come personaggi principali proprio persone soggette da disturbi neurologici. Esulando dalla brillante carriera in campo medico dell’autore, ripercorriamo insieme la sua produzione letteraria, analizzando alcune delle sue opere.

Risvegli è un’opera del 1973 da cui sono poi stati tratti un documentario ed un film, in cui Sacks racconta la storia di venti pazienti affetti da encefalite letargica, una malattia del sonno che tra il 1917 e il ’27 aveva colpito quasi cinque milioni di persone; pochi furono i sopravvissuti, i quali rimasero in uno stato di semi torpore fino al 1969, quando comparve un nuovo farmaco in grado di risvegliarli. Sacks somministra ai suoi pazienti la medicina e racconta in Risvegli la storia di alcuni di loro, ponendo le basi per una letteratura improntata verso modalità nuove, che indagano l’individuo e la sua psiche tramite il particolarissimo filtro dell’analisi clinica.

Non mancano poi esperimenti di “letteratura di viaggio”, pur in senso lato: in L’isola dei senza colore Sacks racconta la sua esperienza nelle isole della Micronesia, dove Sacks si trova ad affrontare casi di cecità cromatica ed ereditaria e di paralisi progressiva. Mediante una tecnica narrativa che si sta consolidando, ma che risulta già estremamente convincente, Sacks ci fa vedere come il rapporto tra mente e fenomeno sia complicatissimo e implichi componenti che esulano dalla scienza medica.

Una delle letture più famose di Sacks è certamente L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello, pubblicato a Londra per la prima volta nel 1983 e divenuto un caso editoriale. Sono, come dice l’autore stesso, «storie o fiabe», che si rifanno all’attività di medico di Sacks. I pazienti che si presentando dal dottor Sacks sono in apparenza normali, ma covano in loro un vuoto entro il quale si è perduto un qualche tassello costitutivo dell’io: quello che emerge è uno sguardo del tutto umano, che mantiene però il distacco del professionista.

Allucinazioni si rifà invece alle riflessioni di Charles Bonnet, studioso del Settecento che si era particolarmente interessato alle “visioni” da cui era afflitto il nonno, ormai al limite della cecità. Il resoconto di Bonnet, rimasto nell’ombra per secoli, viene ripreso da Sacks, che ritiene interessante il collegamento tra venir meno del senso della vista e il presentarsi di visioni. A partire da questo testo, Sacks ne individua il valore “avanguardistico”, arrivando a rendere letterario quello che in origine si presentava come un semplice resoconto compilativo.

Molto interessante è, poi, L’occhio della mente, nel quale Sacks indaga la forza creatrice della malattia: analizzando il caso di una pianista che improvvisamente riempie i suoi spartiti di segni comprensibili. Siamo all’insorgere di una grave malattia che la porterà a confondere tra di loro gli oggetti più banali e che Sacks, come sempre, affronta con delicatezza e serietà scientifica.

Gli scritti di Sacks, di cui sopra abbiamo riportato solo una piccola cernita utile per inquadrare Sacks come autore di best sellers, comprendono una casistica veramente ampia ed eterogenea, che ha fatto sì che Sacks sia stato simbolicamente incoronato come «poeta laureato della medicina contemporanea». Tramite una dettagliata descrizione del quadro clinico, che si rifà ai cosiddetti clinical anecdots tanto in voga nell’Ottocento, Sacks arriva a descrivere situazioni di disagio neurologico che non solo coinvolgono l’organo principe del sistema nervoso, il cervello, ma che anche si rifanno alla percezione, alla memoria e, in ultima istanza, alla percezione globale del sé.

Tante sono state le critiche rivolte a Sacks, e da parte dei suoi colleghi dell’ambito scientifico e da parte di persone non del settore. L’accusa mossa dagli altri medici è spesso quella di scarsa scientificità nell’indagine clinica, e di maggior interesse per la letteratura che per la medicina – cosa che gli valse la definizione di «uomo che confuse i suoi pazienti con la carriera letteraria». 

Per tornare alla domanda da cui eravamo partiti, non è facile definire Sacks in modo univoco. Medico, docente, scrittore: Oliver Sacks rientra bene in ciascuna di queste categorie e, riuscendo soprattutto a far entrare la sua vocazione di medico con quella di scrittore, mette nero su bianco vicende vere di persone malate perché vengano conosciute e rispettate proprio perché spiegate con scientificità.

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23 anni, laureata a pieni voti in Lettere Classiche alla Statale di Milano, amante della grecità antica e moderna spera, un giorno, di poter coronare il suo sogno e di vivere in terra ellenica.