“Ognuno potrebbe”,
il nuovo romanzo di Serra
dove tutto è sospeso
fra concreto e astratto

Dopo il successo de Gli sdraiati, Michele Serra torna in libreria con Ognuno potrebbe. Al centro del romanzo c’è la storia di Giulio Maria: un non-adulto che vive in un non-luogo svolgendo un non-lavoro in una realtà sempre più social ma sempre meno sociale.

Ognuno-potrebbe

Michele Serra è ormai una penna ben conosciuta in Italia, non solo come autore di narrativa, ma anche come autore teatrale e televisivo (ha scritto, infatti, tra le altre cose, testi per spettacoli di Beppe Grillo, di Claudio Bisio, ed è stato coautore del programma televisivo Che tempo che fa) e come giornalista, sia sui quotidiani, sia su riviste di satira. Questa sua esperienza ed essenza poliedrica si riflette pienamente nella sua prosa, caratterizzata e riconoscibile per via di un connubio ben omologato tra sottile ironia, malinconica partecipazione agli eventi – presente anche se solo in controluce – critica satirica, tratti di leggerezza e tratti di lirismo descrittivo; il tutto accompagnato da un profondo spirito osservatore e riflessivo, sia riguardo al mondo sia riguardo a se stessi.

La storia ruota attorno alla vita, ordinaria al limite del banale, di Giulio Maria, un uomo che definisce se stesso solo in negativo: è un non-adulto di 36 anni, che vive in un non-luogo, una località denominata Capannonia in un’anonima Pianura industriale, specchio della pianura Padana, e che svolge un non-lavoro (è un antropologo che ha ricevuto un contratto di ricerca per lo studio e la classificazione delle esultanze dei calciatori dopo un goal). Lungo strade fatte solo di rotonde, Giulio fa scorrere – e perdere – la sua esistenza in un panta rei più apatico che filosofico, circondato da persone narcisiste e iper-tecnofile, perennemente cristallizzate in un eterno “adesso” e connesse con un “altrove” che non è mai tangibile. L’unica cosa che sembra davvero tenere Giulio ancorato all’esistenza è il capannone dove una volta lavorava suo padre, un ebanista, che Giulio, in piena crisi economica, deve decidere se vendere e soprattutto a chi vendere. Questo perché lui, di tutto quel legno, non ha la minima idea di cosa farsene.

Questo nuovo romanzo ha come primo dovere quello di fare i conti con la sua stessa spada di Damocle: seguire un successo come quello de Gli sdraiati alza di molto il peso delle aspettative e del confronto. L’arma con cui Serra decide, consciamente o inconsciamente, di affrontare questo confronto-scontro è la più vincente possibile: l’estraneità. Perché, nonostante esista, di fondo, un lieve collegamento tematico tra i due libri, ovvero lo sguardo, a suo modo critico (anche se mai né completamente negativo né totalmente positivo), sulla generazione presente in confronto con la passata ed in proiezione interrogativa sul futuro, le storie sono quanto mai distanti tra loro, sia formalmente sia stilisticamente.

Leggi l’articolo completo sul periodico cartaceo de Il fascino degli intellettuali. Dal 2 novembre in libreria, in pdf o direttamente a casa tua.

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Costanza Motta

 

 

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