Nowhere boy: lo sguardo intimo
sull’adolescenza di John Lennon

Nowhere boy di Sam Taylor Wood è la storia di un mito prima che diventi tale: la pellicola del 2009 , esordio dietro alla macchina da presa di quella che fino a quel momento è un’artista concettuale, va ad indagare la travagliata adolescenza dell’uomo destinato a diventare «più famoso di Gesù Cristo», John Lennon, interpretato dal “bello e dannato” Aaron Johnson.

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Sullo sfondo di una grigiastra Liverpool di fine anni ’50, si aggira un giovane studente sfaticato, dal sorriso sghembo beffardo, il ciuffo ribelle e una innata repulsione per quegli occhiali da vista che tanto ricordano Buddy Holly. La vita di quella città portuale ai margini del Regno Unito e del resto del mondo ma, soprattutto, la monotonia della vita a casa con gli anziani zii Mimi (Kristin Scott Thomas) e George, sembrano farla da padroni nella vita del giovane nowhere boy del titolo, fin quando, alla morte dello zio, John non scopre che Julia (Anne Marie Duff), sua madre naturale, vive a pochi isolati di distanza dalla sua casa di Menlove Avenue. L’incontro con la madre segna un punto di svolta nella vita di John, che grazie a lei si avvicina alla musica e si mette su quella via che lo porterà a diventare il nowhere man più famoso ed influente del Novecento musicale, artistico ed intellettuale. Julia insegna a John a suonare il banjo e, svaccati su un divano sgualcito, lo inizia alla musica rock e gli fa conoscere Elvis, che gracchia da un vecchio giradischi mentre una cappa di fumo aleggia in salotto.

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John (Aaron Jhonson) e la madre Julia (Anne Marie Duff) www.thepinupgirlmanila.com

John allora compra una chitarra, nonostante le reticenze di zia Mimi, che sostiene infatti che «la chitarra va bene come hobby John, ma ricordati che non ti darà mai di che vivere». Dai primi accordi strimpellati in cameretta al palco della festa della parrocchia il passo è breve: i The Quarryman, complesso che John forma con alcuni compagni di scuola, presto si allarga, cresce in popolarità ma, soprattutto, include il giovanissimo Paul McCartney (Thomas Sangster), destinato a diventare, oltre che amico personale di Lennon, anche il secondo “elemento” del binomio artistico più noto del secolo breve.

Tra musica, successo, scorribande folli sul tetto degli autobus, baci e palpeggiamenti a ragazze invaghite dal fascino del bello (e maledetto) frontman, la vita di John sembra procedere per il meglio, fin quando, al compimento dei suoi diciassette anni, il ragazzo rivendica la verità. Vuole sapere che cosa è andato storto, che cosa non ha collimato nella sua infanzia al punto da farlo allontanare dalla madre Julia e ed essere affidato alle cure di Mimi. La verità, inaspettata, travolge il giovane John che decide di andarsene di casa, salvo poi ritornare, visto il rapporto ricucito tra la zia e la madre, che ben presto sarà coinvolta in un grave, traumatico evento destinato a segnare per sempre la vita e la produzione del figlio.

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John Lennon (Aaron Johnson) e Paul McCartiney (Thomas Sangster) www.elder-geek.com

Ad un profondo dramma nel privato corrisponde, però, l’inizio di una carriera tutta in salita: zia Mimi firmerà al nipote un permesso per poter andare all’estero col suo nuovo gruppo, col quale darà il via alla travolgente esperienza dei The BeatlesNowhere boy si chiude proprio così, con zia Mimi informata dell’arrivo dei ragazzi ad Amburgo, pronti ad esibirsi sui palchi della cittadina portuale tedesca.

L’intento della regista è chiaramente quello di portare al pettine il “nodo” della questione non risolta del rapporto con la madre, causa e motore di quello con la zia: il punto focale, infatti, non è la musica, che è come si è visto conseguenza dell’incontro con Julia, e nemmeno ricostruire i momenti di formazione artistica di Lennon. Per questo motivo il film è caratterizzato da una forte polarità che distingue i due personaggi femminili che gravitano attorno al giovane John: zia Mimi, ordine, rigore, severità, e Julia, vitalità, rock ‘n roll allo stato puro. Dicotomica è anche la figura di John stesso: irriverente ma insicuro, divertente ma allo stesso tempo malinconico, fragile ma prepotente, trova un suo contraltare in Paul, elegante, sobrio e posato, a cui John è molto legato probabilmente per il fatto che entrambi hanno avuto situazioni tragiche nell’infanzia (McCartney rimane orfano di madre molto giovane).

Il film non è innovativo per quanto riguarda la messa in scena e le scelte registiche, che si presentano abbastanza tradizionali e poco audaci: forse è proprio l’approccio alla figura di John Lennon, mostro sacro del secolo scorso, a suscitare quel timore reverenziale che mette a freno le spinte sperimentalistiche e induce a rifugiarsi nel già consolidato genere della bio pic.

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I QuarryMen www.virtual-history.com

A reggere le fila di questa intelaiatura tradizionale e perciò facilmente considerabile debole ci sono gli attori: dal meraviglioso Aaron Johnson, peraltro estremamente simile al giovane Lennon, al pallidissimo e furbetto Thomas Sangster, fino ad arrivare ad Anne Marie Duff, leggera e naif, che nel rapporto col figlio ha un che di bimbesco e malizioso, fino alla stupenda Kristin Scott Thomas, intensa come sempre.

Azzeccata, infine, la colonna sonora: tra il rockabilly classico al rock ‘n roll   e i primi successi dei The Beatles – echeggiati nella scena della corsa di John, quando risuona il primo, famosissimo, accodo di A hard day’s night -, spicca Mother, che ricorda come Nowhere boy sia, forse, più che una biografia su pellicola, più ancora del racconto della vita di una rockstar e “in the making”, la storia di un figlio.

 

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