“Natura e città”: in mostra
il dialogo artistico
tra Morlotti e Morandi

Natura e città. Morandi, Morlotti e il paesaggio italiano tra le due guerre, la mostra inaugurata a Lecco sabato 17 gennaio, racconta una storia; una storia che ha protagonisti noti, i cui momenti sono chiari e il cui intreccio non ha ombre, ma che è ancora tutta da scrivere. 

La natura e la città sono i poli opposti su cui si innesta la storia, le due direzioni cui si trova davanti il pittore quando si appresta a dipingere un paesaggio: da un lato, la poesia degli spazi sconfinati, l’infinito delle montagne, la spuma delle onde del lago, un confronto, insomma, con uno dei temi clou della storia dell’arte; dall’altro, una sfida: cercare quanto di bello si nasconde tra i vicoli della città, provare a scovare, attraverso le mura scalcinate e le stradine poco battute, le ragioni civiche e simboliche che hanno reso la pittura “urbana” uno dei momenti artistici più complessi, ma anche più densi di significato.

Il tutto, da inquadrarsi nel particolare periodo storico tra le due guerre: in un’Italia politicamente segnata dal fascismo, dalle grandi commissione pubbliche di propaganda e quindi di figura, si fa spazio un’arte che viaggia sui binari del collezionismo privato, che trovano spazio nelle mostre ufficiali, alle Biennali di Venezia e Quadriennali di Roma, Mostre della Permanente, Litorali artistici e Sindacali di Belle Arti, accanto, ovviamente, alle opere di committenza di regime.

Nelle cinque sale di Natura e città trovano spazio proprio queste opere “non convenzionali” per l’epoca cui la mostra fa riferimento, e a raccontare la storia di questo genere è proprio la voce degli artisti che emerge dalla tela. 

A “parlare” è allora la poesia di Filippo de Pisis, che in Temporale, del 1933, sussume il dato visivo con un contenuto letterario e poetico di stampo crepuscolare: sulla tela, con una pennellata ereditata ma riletta dall’impressionismo francese, cade, su un fondale plumbeo che per impostazione ricorda le vedute veneziane del Settecento, un uccello, emblema della caducità della vita e della bellezza, tema che ossessiona il pittore per tutta la vita.

www.naturaecittalecco.it
www.naturaecittalecco.it

O ancora, è Felicità di Aldo Carpi, che dipinge un’atmosfera sospesa, in cui un uomo (il pittore?) si abbandona ad un dialogo intimo ed intenso con la natura che lo circonda: ad essere trasposto sulla tela è il desiderio di evasione, di trovare nella natura la Felicità con la “f” maiuscola, quella semplice, quella che ci si merita dopo gli orrori della guerra, cui Carpi ha partecipato come volontario. È un desiderio di evasione dalla realtà, riecheggiato da elementi di semplicità come il colore steso a grandi campiture, alle forme morbide e arrotondate della linea dell’orizzonte e dei cespugli: è un sogno, un qualcosa di ingenuo cui il pittore sente di voler ritornare.

felicità aldo carpi
www.artgate-cariplo.it

A parlare sono anche i declini montani di Carlo Carrà, che nel suo Coreglia degli Antelminelli, del 1925, mostra una natura chiaramente influenzata dall’esperienza metafisica da cui Carrà è appena uscito: è tutto sospeso in un’atemporalità lirica, spoglia della presenza dell’essere umano, di cui rimangono solo le tracce, nelle case dalle forme geometrizzate, semplici e compatte che si riflettono idealmente nel profilo levigato delle montagne. L’equilibrio tra realtà e idea è al suo massimo e le tendenze del movimento Valori Plastici, di cui Carrà è stato uno dei principali esponenti, sono in primo piano.

coregli degli antelminelli carrà
www.alinariarchives.it

Lo sguardo sulla città, poi, è anticipato da uno dei nomi più noti dlela pittura italiana del periodo, Umbero Boccioni, del quale la mostra propone Casa in costruzione del 1910, che fin dall’inizio della sua stagione futurista rivolse la sua attenzione all’industria e alle periferie. Potenza e solitudine escono potenti dalle opere di Mario Sironi, che nel suo Paesaggio urbano del 1922 propone un ritorno all’ordine, alle forme tradizionali dopo gli esperimenti avanguardisti di inizio secolo: sulla carta, una serie di elementi urbani estrapolati dal loro contesto e dalla sede in cui abitualmente si troverebbero e ricomposti qui. Una casa popolare, una chiesa, il tram che sfreccia sulle rotaie e, sullo sfondo, le ciminiere e il fumo: la semplicità del tratto è la stessa del Sironi illustratore per Il Popolo d’Italia, quotidiano politico milanese fondato nientemeno che da Benito Mussolini.

boccioni casa in costruzione
www.arttribune.it

Culmine della mostra è la sala 5, il vis à vis tra Ennio Morlotti e Giorgio Morandi, i nomi di riferimento dell’esposizione: nature morte o paesaggi che siano, Morandi inquadra gli oggetti per coglierli nel loro comunicare dinamico; il lavoro in serie è da vedersi, quindi, nell’ottica di studiare le diverse soluzioni cromatiche al variare, anche sottilissimo, del medesimo tema. È proprio per questo che Morandi è il punto di riferimento per Morlotti: è la materia pittorica a prevalere più che il rappresentare qualcosa, scelta azzardata in un’epoca in cui l’artista è un militante che scende in campo con la sua arte per contrastare la guerra, come fa ad esempio Pablo Picasso col celeberrimo Guernica del 1937.

collina morlotti
www.naturaecittàlecco.it

La mostra, allestita nei locali di Palazzo delle Paure in pieno centro Lecco e che rimarrà aperta fino al 3 aprile 2016, non solo apre – letteralmente – una finestra sulla tematica, interessante soprattutto se inquadrata nel periodo considerato, ma anche mostra un caso significativo di eredità artistica, di influenza e di reciproci rimandi tra un artista estremamente caro alla città di Lecco e il suo riferimento, in un breve ma importantissimo periodo dell’arte italiana del secondo Novecento.

natura e cità locandina
www.comune.lecco.it

 

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