Nanni Moretti:
società e famiglia,
politica e religione

Giovanni “Nanni” Moretti nasce il 19 agosto 1953 a Brunico, in provincia di Bolzano, dove i suoi genitori si trovavano in villeggiatura. Il padre Luigi è un professore di Epigrafia Greca, la madre, Agata Apicella, di origini calabresi, è professoressa di lettere al ginnasio. Nanni cresce a Roma, a nove anni vede il suo primo film, Soldati a cavallo di John Ford, grazie al quale inizia la sua passione per il cinema che svilupperà ampiamente durante gli anni del liceo.

nanni-moretti 1Come da lui stesso dichiarato, nel ’68 la sua giornata si divide tra la scuola, il cinema olimpia e gli allenamenti in piscina (la pallanuoto è l’altra sua grande passione), tuttavia sono gli anni 70 che lo vedranno produrre i suoi primi lavori da regista. Nel ’73 compra una cinepresa in Super 8 coi soldi ricavati dalla vendita della sua collezione di francobolli e inizia a dirigere i suoi primi cortometraggi che propone a vari produttori e registi attivi a Roma in quegli anni, riuscendo a inserirli nella rassegna Super8 organizzata dal FilmStudio di Trastevere. È lo stesso FilmStudio che nel ’76 proietterà poi il suo primo lungometraggio Io sono un autarchico, riscuotendo un successo tale da stare in programma per 6 settimane. Il nome di Moretti rieccheggia in tutte le sale d’essai italiane e il film viene passato pure in televisione. Tacciato di presunzione da Mario Monicelli durante un dibattito televisivo, si difende dicendo che: «Un giovane, quando inizia a fare cinema, deve essere presuntuoso per forza perché il cinema italiano è brutto!» mettendo in evidenza sin da subito la sua indole di criticità nei confronti della commedia (all’)italiana che trovava in quegli anni il suo massimo consenso di pubblico. In effetti Moretti è critico non solo nei confronti del cinema, ma più in generale verso tutto quel sistema socio-politico italiano impregnato della stessa tradizione reazionaria che vede rappresentata e stereotipata costantemente sul grande schermo.

nanni moretti 2Con il suo secondo lungometraggio, Ecce Bombo, Nanni entra ufficialmente in quella grande macchina che è il cinema, abbandonando l’amatorialità del suo lavoro in favore di una produzione vera e propria, che gli permetterà di essere in concorso al Festival di Cannes e di avere una solida distribuzione, tanto da moltiplicare il budget iniziale di 180 milioni in 2 miliardi di lire di incasso. Negli anni 80 arrivano anche i primi riconoscimenti importanti in termini di premi internazionali quali il Leone d’argento a Venezia nell”81 e l’Orso d’argento a Berlino nell”85, rispettivamente per Sogni d’oro e La messa è finita. Nell”87 aggiunge il mestiere di produttore a quello di regista e di attore, fondando insieme a Angelo Barbagallo la casa di produzione Sacher Film con la quale fa esordire registi come MazzacuratiLuchetti e Calopresti; successivamente amplierà questo suo progetto di diffusione di un nuovo tipo di cinema inedito (o quasi) in Italia, con l’acquisto di una sala di proiezione e dibattito, in Trastevere. Con Caro diario vince il Prix de la mise en scène al Festival di Cannes nel 93, ma solamente nel 2001 coronerà la sua carriera conquistando l’ambita Palma D’oro con La stanza del figlio, venendo consacrato definitivamente come uno degli autori e registi più importanti del cinema europeo. Durante la sua carriera dirige anche vari documentari e recita in diversi film diretti da altri registi, sostenendo ruoli anche importanti e da protagonista come in Caos calmo. Nel 2012 è presidente della giuria di Cannes e il 21 maggio dello stesso anno viene nominato Commendatore delle Arti e delle Lettere dal Ministro della cultura francese.

nanni moretti 3Intanto, dagli anni 90, è sempre più sentito il suo impegno politico che lo porta addirittura ad essere un simbolo “laico” della sinistra italiana, grazie alla sua capacità oratoria durante le manifestazioni a cui prende parte in prima persona, criticando apertamente gli stessi leader dell’Ulivo in virtù del fatto che, a differenza di altri, non asseconda quella che lui stesso chiama «la politica della doppia verità» e cioè quel comportamento tipico della sinistra extraparlamentare secondo cui, pur discutendo molto all’interno dei movimenti, all’esterno si è soliti non palesare davanti agli oppositori alcun segno di debolezza: «Quando c’era da prendere in giro l’ho fatto» senza paura di essere strumentalizzato dalla destra. Con Palombella rossa, Aprile e Il caimano la politica difatti entra a pieno ritmo tra i temi fondamentali del cinema morettiano, basato prevalentemente su una visione critica (spesso letta come ironica) del tessuto sociale italiano dagli anni 70 fino ad oggi.

nanni moretti 4Il suo attivismo politico però non è altro che l’espressione di una tensione interiore, di un’insofferenza nei confronti dell’apatia giovanile, della mancanza di memoria storica e di pensiero critico da parte degli italiani e in generale forse dell’uomo. Ciò si riscontra nei suoi film, da Io sono un autarchico ed Ecce bombo, che hanno fatto di questa insofferenza il motivo del loro concepimento (il cinema diventa uno strumento di autoanalisi), passando per film in cui questa critica è più velata, come in Bianca, o dove invece è più evidente, come in Palombella rossa, in cui l’amnesia del protagonista simboleggia proprio quella mancanza di memoria storica tipica della Sinistra italiana, fino al terzo capitolo di Caro diario, critica della “casta” dei medici, degenerati a distributori di farmaci inutili. Da buon “comunista”, infine, Moretti coltiva un rapporto ostico con la religione: «Sono ateo, purtroppo» è solito ribadire. Allora ecco che in Habemus Papam preferisce mettere in evidenza il profondo lato umano del papa, così come umano è il travaglio spirituale di Giulio in La messa è finita, mentre in Palombella rossa, saturo di quel buonismo ingenuo o forse arrogante tipico di quei cattolici un po’ New Age degli anni 80, respinge con forza un fervente credente che cerca in ogni modo di stabilire un contatto con lui.

Infine, la famiglia diviene l’ultimo nucleo attorno al quale si concentra l’espressione cinematografica di Nanni; il rapporto con la madre in Sogni d’oro, il desiderio di emancipazione e di abbandono del nido materno in Io sono un autarchico, il desiderio di formare una nuova famiglia in Bianca, l’elaborazione del lutto ne La stanza del figlio, la separazione della famiglia ne Il caimano; la cronologia delle fasi coincide quasi del tutto con quella della sua filmografia creando uno schema, forse non voluto, che dice molto sul metodo indagatore di Moretti, logico e sistematico, fortemente efficace quando messo in contrapposizione con quel suo linguaggio cinematografico spezzettato e riassemblato che lo ha reso uno dei registi più innovatori del panorama italiano contemporaneo.

 

Film della Settimana:
Il Caimano

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Bruno, produttore di B-movie pieno di debiti e in crisi con la moglie, decide di finanziare la sceneggiatura de Il caimano, soggetto di una giovane ragazza di nome Teresa, esordiente alla regia, che tratta dell’ascesa al potere di Berlusconi e della sua condanna. Tra varie vicissitudini il film fatica a salpare sia per la condizione finanziaria di Bruno sia per la delicatezza di un tale tema rigettato dai cofinanziatori. Alla fine riesce a girarne solo una scena: quella finale.

Daniele Tommaso Colombo
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