Il mosaico di Fol e Fel

Mistero e imperscrutabilità:
il mosaico di Fol e Fel

Il guerriero a sinistra ha la carnagione bianca, una veste stretta, una sorta di gonnellino, lo scudo oblungo. L’occhio truce, la barba dura e ispida termina in una punta. Sembra un qualche Aiace di una pittura vascolare della Grecia antica. Alla sua sinistra c’è scritto “FOL”. Brandisce ben alta la pesante sciabola, contro il suo avversario. Il nemico è un nero, indossa un gonnellino simile al suo. L’occhio è sproporzionato rispetto a quello del rivale, pare Polifemo. Ha una sorta di calotta in testa, i denti scoperti vanno a comporre un ghigno bestiale. Lo scudo è rotondo. Tiene la spada insolitamente rivolta all’indietro, verso di sé, ma forse sta tentando di sbilanciare il bianco col pomello. Alla sua destra si legge “FEL”. I foderi di FOL e FEL, chiamiamoli così, come i soprannomi di due amici, penzolano vuoti e flosci.

Il mosaico di Fol e Fel

Ultimo particolare, i due, in spregio alla gravosità degli armamenti, volteggiano a qualche centimetro dal suolo. Le scarpette bianche di questo, i piedi scalzi di quello sfiorano appena la terra, come se la forza di gravità fosse minore. Quasi una tenzone lunare che conferisce ancor più enigmaticità al mosaico.

Perché di questo si tratta: il mosaico di Fol e Fel è un’opera d’arte risalente al XII secolo. Era situato nella cattedrale di Santa Maria Maggiore di Vercelli. La chiesa fatiscente fu abbattuta nel XVIII secolo, ma per fortuna diversi frammenti dei mosaici pavimentali si salvarono, tra cui quello dei nostri due nemici. Oggi è custodito al Museo Leone, sempre nella città piemontese. Il mosaico è un mistero. Prima domanda: chi sono costoro? L’interrogativo ha mandato i critici in visibilio. Che siano l’allegoria del bene o del male? Oppure due guerrieri della Chanson de Roland? O forse un crociato in Terra Santa che affronta un infedele? E se invece si trattasse di due procuratori, e quello a destra non fosse africano, ma indossasse una veste tutta nera?

E che dire poi delle due parole arcane? L’interpretazione più accreditata asserisce trattarsi di una delle prime attestazioni del volgare. FOL sta per folle, FEL per fello, fellone, malvagio dunque (esempio: Dante, Inferno, canto XXI: «Nessun di voi sia fello»). Le iscrizioni potrebbero essere in realtà una sorta di fumetti, come nella catacomba di Commodilla. Il bianco dà del folle al nero, il nero ribatte chiamandolo fellone. Quest’interpretazione dunque rimette tutto in discussione. È come se i due si scambiassero le identità e uno si ritrovasse a essere ciò che prima odiava e a odiare ciò che era: FOL in realtà non è FOL, ma è FEL, mentre FEL non è lui, ma è FOL. Incredibile!

Per chi soffre le montagne russe, sono disponibili altre interpretazioni più tranquille. FOL e FEL si riferiscono ai rispettivi guerrieri contigui. FEL è il guerriero saraceno, il malvagio. FOL è lo scriteriato crociato che per il troppo ardore, dimentica ogni cautela e si scaglia contro il nemico come un folle.

C’è una terza ipotesi davvero affascinante. Il mosaico sarebbe un esempio di propaganda pacifista medievale. In un’epoca in cui i duelli, anche per questioni futili, erano all’ordine del giorno, l’autore del mosaico si accanisce verbalmente contro le sue creature discole. Non c’è scampo: chi fa la guerra o è un folle o un fellone.

Lasciamo da parte i due epiteti verticali, perché ci sono altre due scritte ben nascoste che rimescolano ulteriormente le carte: sulla spada di FOL c’è scritto OLIOUI, mentre su quella del FOL IOLIOU. In questo caso bisogna alzare bandiera bianca: le parole sono incomprensibili, potrebbe trattarsi di qualche formula magica. È innegabile però la somiglianza tra i due scarabocchi, come se FOL e FEL fossero intimamente indissolubili. Come se, per quanto si detestino, i due si appartenessero e l’uno non potesse fare a meno dell’altro. Magari potrebbero essere una sorta di Dr.Jekyll e Mr.Hyde, due manifestazioni di una stessa entità, dunque una guerra interiore contro se stessi.

Di certe opere si apprezza la linearità, di altre le evocazioni lasciate intendere al lettore o osservatore. Il fascino del mosaico di Fol e Fel è che si capisce poco o niente.

Bruno Contini

 

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