Matteo Garrone: una sorprendente lettura della realtà

Biografia:

Matteo Garrone nasce a Roma nel 1968 da un critico teatrale, Nico Garrone, e dalla fotografa Donatella Rimoldi. Dopo gli studi di Liceo Artistico, terminati nel 1986, costretto a lasciare una promettente carriera tennistica per un grave infortunio, lavora come aiuto-operatore e coltiva la sua passione per la pittura. Nel 1996 realizza il suo primo cortometraggio, Silhouette, con cui vincerà il premio Sacher d’Oro, istituito da Nanni Moretti. Da quel momento Garrone lavorerà a numerosi film di taglio documentaristico e realista, collaborando spesso con il produttore Carlo Cresto-Dina. La svolta nella sua carriera avverrà nel 2002 con il lungometraggio L’imbalsamatore, con cui vincerà il David di Donatello per la miglior sceneggiatura. Oltre ai 7 film realizzati (ultimo uscito: Reality, 2012), Garrone ha spaziato nell’arte cinematografica e della produzione multimediale, lavorando anche a cortometraggi e spot pubblicitari per i noti marchi Bulgari e Renault. E’ in uscita una sua nuova pellicola Il racconto dei racconti (o Lo cunto de li cunti), una raccolta di 50 fiabe narrate in dialetto partenopeo.

Grazie alla sua formazione pittorica e al lavoro da documentarista, Garrone riesce a coniugare abilmente un raffinato uso dell’immagine e della tecnica con una visione realistica, spesso impietosa, della società umana che ci circonda. Si limita a riprendere stralci di una verità talvolta sgradevole, spesso trascurata o volutamente sorvolata dall’attenzione dei media. Ci pone in una condizione di forte immedesimazione, che va oltre il semplice spettacolo, per raggiungere i lati più intimi e inquieti di una umanità fragilissima. Il cinema diventa personale eliminando il filtro della finzione, accendendo i riflettori sulle più crude situazioni di una riscoperta società italiana. Le trame sono schegge di una società ormai disillusa e in decadenza, abitata da uomini e donne svuotati di ogni contenuto, storie taglienti, grottesche, cariche di problematiche, capaci di toccarci da vicino. E’ la narrazione di una fitta rete di non-vite, di situazioni surreali e angoscianti, che, grazie al supporto della musica e della fotografia, mettono in evidenza il disagio dell’uomo contemporaneo. Dall’ossessione del complessato Peppino Profeta per un giovane ragazzo (L’imbalsamatore), ai sogni di gloria della famiglia di un pescivendolo napoletano (Reality), fino all’inquietante vicenda di un desiderio d’amore malato e distorto, che getterà una giovane donna nel baratro dell’anoressia (Primo Amore). Anche la mafia riesce a ritagliarsi un ruolo in questo “circo” di speranze infrante, deformazioni e passioni morbose, in quello che è l’adattamento cinematografico dell’omonimo libro-inchiesta Gomorra di Roberto Saviano. Garrone non inserisce, però, nessuna compassione nel suo linguaggio. Sta allo spettatore  interpretare e cogliere i numerosi significati e spunti di questa ruvida verità, di cui la macchina da presa si fa solo semplice narratrice.

Per amplificare l’effetto di spontaneità e di realismo, Garrone spesso si affida a cast di attori non professionisti, diventa lui stesso cameraman dei suoi film, riprende scene statiche e riflessive, e non esita a ricorrere a scambi di battute esclusivamente in dialetto. Con una naturalezza unica, non teme di discostarsi dai canoni di piacevolezza richiesti dal mercato, calca la mano sui toni scuri della narrazione e sulla bruttezza dei personaggi, caricature sgradevoli e deformate. Non c’è pathos o azione, ma solo una quotidianità surreale che ci conduce all’ inesorabile declino dell’individuo che annega in una collettività distratta e indifferente. Garrone fa parte del gruppo di nuovi registi impegnati, tra cui Paolo Sorrentino e Emanuele Crialese, che cercano di scuotere le coscienze assopite di una società in cui la banalità viene acclamata come virtù.

 

Il film della settimana:
Reality

Reality racconta la banale ed allo stesso tempo straordinaria storia di Luciano, sagace e burlone pescivendolo di Napoli. Quasi per scherzo, si iscrive alle selezioni per il reality show Il Grande Fratello, proiezione mondana delle aspirazione e dei desideri di fama dell’intera famiglia. La sostituzione della realtà con una finzione mascherata, appunto “reality”, sconvolgerà la vita di Luciano, facendogli vivere una dimensione di apparenze e vane aspettative. Il finale lascia lo spettatore con un quesito irrisolto: qual è il confine tra finzione e realtà? Garrone gioca con i toni ombrosi, tratteggia con dense pennellate immagini che fanno presagire un lento naufragio della famiglia. In questo film attualissimo e apparentemente grossolano è possibile leggere lo stesso “ideale dell’ostrica” di Giovanni Verga nel romanzo I Malavoglia: non c’è possibilità di riscatto per i più deboli della società, il tentativo di allontanarsi dalle proprie radici e tradizioni li porta alla deriva. Così come l’ostrica che tenta di staccarsi dal proprio scoglio è destinata a perire.

 

 

 

 

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Nata a Verona 19 anni fa, ancorata alle sue radici marchigiane, in sintonia con il sentire del conterraneo Giacomo Leopardi. Affetta da sempre dalla sindrome dell'ebreo errante di Kafka e Chagall, vive a Venezia e studia Conservazione dei Beni Culturali, in fuga da un Liceo (troppo) scientifico. Fa la pace con il mondo quando va a cavallo e quando disquisisce con il suo cane.