Martina Hoogland Ivanow e la difficoltà della vicinanza in Far Too Close

A volte, nella vita e nella fotografia, è solo questione di prospettiva: potrebbe bastare allontanarsi un po’ per avere una visione delle cose più chiara. Questo principio vale per le distanze fisiche quanto per quelle emotive: la percezione è sempre alterata da un numero ampissimo di fattori come la posizione, la luce, i nostri meccanismi interiori. Così nel progetto Far Too Close di Martina Hoogland Ivanow si intrecciano distanze differenti per creare una linea scombinata ma complessivamente in equilibrio che alterna i ritratti di famiglia e gli interni di una casa con i paesaggi di alcuni dei luoghi più remoti e lontani della terra.

Martina Hoogland Ivanow, Far too close, 2010
Martina Hoogland Ivanow, Far too close, 2002-07
Martina Hoogland Ivanow, Far too close, 2010
Martina Hoogland Ivanow, Far too close, 2002-07

Martina Hoogland Ivanow è nata a Stoccolma nel 1973 e a 18 anni si è trasferita a Parigi per studiare fotografia e successivamente è vissuta a New York. Vincitrice del premio Scanpix per il progetto Satellite, ha esposto i suoi lavori al Moderna Museet, alla Gun Gallery e al Kulturhuset di Stoccolma, al Barbican di Londra, presso il Künstlerhaus Bethanien di Berlino e l’Hermes Foundation a New York. Attualmente ha pubblicato tre libri. Vive e lavora a Stoccolma.

Martina Hoogland Ivanow, Far too close, 2002-07

In questa serie molto suggestiva l’atmosfera è filtrata da un’estetica scura fatta di ombre e da una ristretta gamma di colori che conferiscono alle immagini l’alone magico delle fotografie di altri tempi; lo studio della distanza in tutte le sue manifestazioni (fisiche, emotive, geografiche) si impregna in questo modo di una poetica e assolutamente indefinita nostalgia. Il progetto porta avanti l’indagine del viaggio e del processo creativo evidenziando come spesso sia più difficile rappresentare soggetti vicini rispetto ad altri lontani chilometri e chilometri: così immagini intime si susseguono in alternanza a quelle di luoghi remoti per sottolineare la differenza emotiva con cui il fotografo si pone nei confronti della scena.

Martina Hoogland Ivanow, Far too close, 2010
Martina Hoogland Ivanow, Far too close, 2002-07

Nel corso di sette anni Ivanow ha viaggiato in Siberia, sull’Isola di Sakhalin (nel nord del Giappone), nella Tierra del Fuego sulla punta meridionale dell’Argentina e nella penisola di Kola (l’estremità nord-occidentale del territorio della Federazione Russa): i toni ombrosi delle sue atmosfere accompagnano e raccontano l’oscurità di queste terre, per anni teatro di controversie e malcontento. Ha, dunque, fotografato i confini più lontani del globo, confrontandoli con i protagonisti del suo mondo.

Martina Hoogland Ivanow, Far too close, 2010
Martina Hoogland Ivanow, Far too close, 2002-07
Martina Hoogland Ivanow, Far too close, 2010
Martina Hoogland Ivanow, Far too close, 2002-07

La palette di questa serie è affascinante perché il colore è quasi del tutto assente, merito soprattutto della combinazione di una scarsa saturazione e della sottoesposizione delle immagini, un sodalizio tecnico che comporta una visione quasi offuscata della scena: questa rappresentazione, a suo modo minimalista, si concentra sulle luci e sulle ombre e, sopratutto, sul modo in cui esse influenzano la visione dell’oggetto fotografico principale.

Martina Hoogland Ivanow, Far too close, 2010
Martina Hoogland Ivanow, Far too close, 2002-07

Far Too Close è una magnetica meditazione – personale o più generale – delle distanze fisiche ed emotive in cui i soggetti rappresentati paiono essere allo stesso tempo lontani e vicini. Martina Hoogland Ivanow è una fotografa eccellente che, come confessa al nostro giornale, pone la sua attenzione sul comportamento umano e sulla sua contraddittorietà evidenziando la complessità del mondo e della sua struttura: così la fotografia diviene uno strumento ottimo per unire immagini che nascono da situazioni e luoghi diversi.

Articoli correlati

Condividi:

Ha 20 anni e studia Lettere Moderne perché si trova a suo agio perlopiù sommersa dai libri. Quando non è dispersa nella nebbia di Milano, è brancolante in quella del Varesotto. Legge romanzi, scatta fotografie, ascolta tanta musica e viaggia un sacco - per ora, soprattutto con la testa. Da grande vuole fare quella che sa quello che vuole, perché per adesso non le è affatto chiaro.