“Madonna del Rosario”:
capolavoro del Lotto
in terra marchigiana

Esempio di inestimabile “museo diffuso”, il nostro Paese è ancora capace di stupirci serbando anche nei centri più piccoli pregevoli capolavori, pilastri della nostra storia dell’arte antica e moderna. Ne è un chiaro esempio la Chiesa di San Domenico, situata nel centro storico di Cingoli (in provincia di Macerata, nelle Marche), uno dei Borghi più belli d’Italia, che custodisce al’interno delle sue robuste mura la pala della Madonna del Rosario e Santi, uno degli ultimi capolavori del pittore veneziano Lorenzo Lotto (Venezia, 1480 – Loreto, 1557). La chiesa risale al 1200 circa, e si ritiene che sia stata fondata a pochi anni dalla sua morte dallo stesso San Domenico, a cui, appunto è intitolata.

Madonna del Rosario

L’edificio ha subito nel corso dei secoli numerose ricostruzioni, e la veste attuale risale alla fine del 1700, precisamente al 1791, anno della sua inaugurazione. La Madonna del Rosario, commissionata nel 1537 per l’altare maggiore della chiesa, e realizzata nel pieno della maturità dell’artista, è considerata uno dei suoi più significativi capolavori ed è una delle pochissime opere che il pittore ha realizzato direttamente in loco, a Cingoli. In altri casi, come ad esempio per i dipinti conservati a Jesi o Recanati, l’autore aveva invece ultimato i suoi lavori a Venezia per poi spedirli successivamente nelle Marche via mare. A Cingoli, Lotto fu ospite della famiglia Simonetti che aveva fatto da intermediario tra il Comune e il pittore. Si ritiene a tal proposito che la figura di Maria Maddalena, vestita in tessuti molto preziosi come dettava la moda nella Venezia dell’epoca, sia un omaggio a Sperandia Franceschini Simonetti, la padrona della casa presso la quale il pittore soggiornò per due anni.

Tornando alla Madonna del Rosario, la scena è divisibile in due parti che dialogano tra loro tramite la figura centrale della Madonna che stringe tra le braccia il bambino, seduta su un trono dotato di due grandi cuscini e coperto da un telo a mo’ di spalliera legato ai due tralicci che svettano dietro a un muretto diroccato.

La parte inferiore della rappresentazione della Madonna del Rosario ha come protagonisti i Santi che rendono omaggio alla Vergine secondo lo schema della “sacra conversazione”. Da sinistra, sul primo ordine, possiamo notare la figura di San Domenico che riceve la corona del rosario dalla Madonna, mentre a destra troviamo Sant’Esuperanzio, patrono di Cingoli, in abiti vescovili, che offre alla Vergine e al bambino un modellino della città. Tale rappresentazione non è però ideale, come era in uso all’epoca, ma realistica, una vera e propria fotografia del paese risalente al biennio 1537-1539 in cui l’artista visse nella cittadina marchigiana. Sempre a destra, opposta a Maria Maddalena vi è Santa Caterina da Siena, figura femminile fondamentale per l’Ordine Domenicano, cui si aggiungono sul terzo livello San Pietro Martire, corredato dall’attributo iconografico della mannaia conficcata nella testa, e San Vincenzo Ferrer, caratterizzato dall’indice alzato, che, in questo caso, è funzionale allo spettatore in quanto indica l’ordine di lettura della parte superiore della pala.

Sopra ai personaggi della sacra conversazione troviamo, infatti, 15 medaglioni raffiguranti altrettanti Misteri del Rosario. Un lussureggiante roseto che si staglia nel cielo serale fa da sfondo al traliccio ligneo su cui sono posti i medaglioni, divisi in triadi di cinque, su tre livelli: i Misteri gaudiosi (Annunciazione, Visitazione, Natività, presentazione al tempio, cristo bambino che insegna ai dottori), i cinque Misteri dolorosi (Cristo nell’orto degli ulivi, Flagellazione, Incoronazione di spine, Ascesa al Calvario, Crocifissione) e i cinque Misteri gloriosi (Resurrezione, Ascensione, Pentecoste, Assunzione della Vergine, Incoronazione della Vergine).

Al centro, in basso, sotto il piede sporgente della Madonna e indicata dall’indice del San Giovanni Bambino è possibile notare la data di realizzazione dell’opera in caratteri romani, e la firma in latino dell’autore, Laurentius Lotus, ovvero alloro e loto, un forma che lui aveva iniziato ad amare in tarda età per sottolineare la sua passione per la botanica.

I due puttini che giocano con i petali di rose sono l’ennesima manifestazione del tema della rosa a cui è dedicato il quadro. Uno dei due, in particolare, getta una nevicata di petali che sembra sfondare la bidimensionalità della tela ed uscire dal dipinto verso l’osservatore: un chiaro riferimento all’antica usanza di lanciare fiori al passaggio dell’immagine della Vergine in occasione delle festività religiose.

Articoli correlati

Condividi:

Nata a Verona 19 anni fa, ancorata alle sue radici marchigiane, in sintonia con il sentire del conterraneo Giacomo Leopardi. Affetta da sempre dalla sindrome dell'ebreo errante di Kafka e Chagall, vive a Venezia e studia Conservazione dei Beni Culturali, in fuga da un Liceo (troppo) scientifico. Fa la pace con il mondo quando va a cavallo e quando disquisisce con il suo cane.