Luigi Tenco,
tra decadentismo
e pop-jazz

«Cara Maestra, un giorno m’insegnavi
c
he a questo mondo noi, noi siamo tutti uguali;
ma quando entrava in classe il Direttore
tu ci facevi alzare tutti in piedi,
e quando entrava in classe il bidello
ci permettevi di restar seduti
».

Uno dei più grandi esponenti della musica leggera italiana, nello specifico di quella che ha preso il nome di «scuola genovese», è senza dubbio Luigi Tenco (Cassine, 21 marzo 1938 – Sanremo, 27 gennaio 1967). Il suo tragico suicidio sconvolse il pubblico di allora, soprattutto perché avvenne dopo la sua eliminazione dal Festival di Sanremo del ’67.

«Io penso che Luigi Tenco dieci anni fa sia morto di noia perché da ventotto anni Sanremo è sempre uguale, perché non c’è la buona intenzione di cambiarlo davvero».

(Rino Gaetano, Sanremo 1978)

luigi_tenco

Nato da una relazione extraconiugale della madre, sposata con Giuseppe Tenco, con Ferdinando Micca, borghese di Torino, Luigi prende il cognome del patrigno, morto prima che lui nascesse. Vive in Piemonte fino all’età di dieci anni, quando poi si trasferisce con la famiglia in Liguria, prima a Nervi e poi a Genova. Ottiene la maturità scientifica e si iscrive ad Ingegneria Tecnica, prima, e a Scienze politiche, poi; entrambe le facoltà vengono abbandonate nel giro di qualche anno. Nel frattempo Tenco si fa strada nel mondo della musica, soprattutto jazz: va in tournée in Germania con Giorgio Gaber e Adriano Celentano, forma un gruppo con Gino Paoli e altri amici, I Diavoli del Rock, e nelle varie esperienze incontra anche Bruno Lauzi, Fabrizio De André e Enzo Jannacci.

Nel 1959 pubblica, quasi controvoglia, i suoi primi 45 giri per la Dischi Ricordi con i brani Giurami TuMaiMi chiedi solo amore e Senza parole in cui prevale un interesse, più che per il testo, per la metrica jazz e gli arrangiamenti. Questi brani, comunque, vengono firmati con vari pseudonimi, come Gigi Mai, Dick Ventuno o Gordon Cliff; il primo 45 giri uscito a suo nome è del 1961, I miei giorni perduti. È di questi anni Quando, brano con arrangiamento da camera di una dolce malinconia. Insieme a queste canzoni, inoltre, Tenco pubblica anche varie interpretazioni di brani di altri autori che, tuttavia, non sono inscrivibili solo nell’ambito delle cover in quanto riesce sempre a trasmettere un’intensità tale da farle davvero sue. Esse, dunque, non possono essere escluse dai grandi lavori dell’artista.

«Quando
il mio amore tornerà da me
nel mare
una perla nascerà
saranno le lacrime
che ha pianto la stella
nel veder solo e triste
il mio cuor»

Mentre la sua carriera prende il volo, inizia a dedicarsi anche al grande schermo con la pellicola di Luciano Salce La Cuccagna in cui inscena un cantautore in forte conflitto con la borghesia e nel quale dà un importante contributo anche alla colonna sonora di Ennio Morricone interpretando il successo dell’amico Fabrizio De Andrè La Ballata Dell’Eroe.

Nel frattempo nel 1962 esce anche il primo 33 giri intitolato semplicemente Luigi Tenco in cui compare l’irriverente Cara Maestra, capolavoro ironico che illustra le contraddizioni della società borghese con la sua visione classista, l’ipocrisia ecclesiastica e il fascismo non ancora eliminato in politica. Per questo affronto, non approvato dalla Commissione per la censura, Tenco fu tenuto lontano dalla RAI per due anni.

«Egregio sindaco, m’hanno detto che un giorno
tu gridavi alla gente: Vincere o morire!
Ora vorrei sapere come mai
vinto non hai eppure non sei morto,
e al posto tuo è morta tanta gente
che non voleva né vincere né morire»

Altra canzone che ottiene un discreto successo è Mi sono innamorato di te: leggera, soave, commovente.

«Mi sono innamorato di te
perché
non avevo niente da fare
il giorno
volevo qualcuno da incontrare
la notte
volevo qualcosa da sognare» 

La censura blocca anche Una brava ragazza, brano impensabile per il bigottismo perbenista di quegli anni e Io sì: non potendo passare in radio è di fatto impossibile conseguire il successo sperato.

Impegno sociale, decadentismo, desiderio di rivalsa: sono queste le premesse che segnano l’uscita del suo secondo album nel 1965, lavoro più maturo e riuscito rispetto ai precedenti. Ricordiamo, fra gli altri, il successo di Vedrai, Vedrai, una preghiera per la madre: promette di trovare prima o poi il proprio posto nel mondo per non vederla più delusa.

fonte: Repubblica.it
fonte: Repubblica.it

Il terzo disco, Tenco, esce nel 1966. Ricordiamo Lontano, Lontano e Uno di questi giorni ti sposerò o il più folk E se ci diranno, un invito al risveglio delle coscienze d’opposizione. 

«E se ci diranno che è un gran traditore
Chi difende la gente
Di un altro colore
Noi che abbiam visto gente con la
pelle chiara
Fare cose di cui ci dovremmo
vergognare
Noi risponderemo
Noi risponderemo
No no no»

Nel 1967 partecipa al Festiva di Sanremo con la canzone Ciao, amore ciao. Perde miseramente e dopo essere stato respinto anche ai ripescaggi, torna all’Hotel Savoyil giorno dopo viene ritrovato morto, con un foro di proiettile in testa. La causa ufficiale è il suicidio, anche se diverse sono le teorie che vedono Tenco vittima di qualche complotto. Non sapremo mai, forse, quale sia la verità. Certo è che questo tenebroso genio musicale non venne mai capito – non mentre era in vita, almeno. Oggi la sua figura viene ricordata con molti tributi da amici ed estimatori musicisti.

«Io ho voluto bene al pubblico italiano e gli ho dedicato inutilmente cinque anni della mia vita. Faccio questo non perché sono stanco della vita (tutt’altro) ma come atto di protesta contro un pubblico che manda Io tu e le rose in finale e ad una commissione che seleziona La rivoluzione. Spero che serva a chiarire le idee a qualcuno. Ciao. Luigi»

(Il biglietto lasciato da Tenco prima di uccidersi)

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