La Terra si ribella e l’Uomo
finge di non vedere: pazzia,
ignoranza o masochismo?

I mutamenti climatici, frutto del riscaldamento globale dovuto alle attività dell’uomo, rappresentano un grave rischio per il presente e il futuro della nostra specie e dell’intero pianeta. Purtroppo però, il tema non sembra ricevere tutta l’attenzione necessaria, quasi come non fosse un problema reale.

Icemelt_Italy-SwitzerlandCervino, confine Italia Svizzera. Foto a sx scattata il 16/8/1960. Foto a dx /18/8/2005. NASA.

Con “riscaldamento globale” si intende l’aumento della temperatura media sul nostro pianeta, misurata sul lungo periodo. Questo fenomeno è un fatto reale e scientificamente provato (basti pensare che a partire dal 1880, i dieci anni più caldi sono stati tutti registrati nel periodo dal 2003 a oggi) così com’è scientificamente dimostrato il suo diretto coinvolgimento nei cosiddetti “cambiamenti climatici”, locuzione che indica un insieme di fenomeni quali l’innalzamento del livello delle acque marine, lo scioglimento dei ghiacciai, l’allungamento o accorciamento delle stagioni delle piogge, la siccità. Purtroppo però, una cosa non sembra essere ben chiara: tutto ciò dovrebbe seriamente preoccuparci? Alla fine quello del clima sembra un tema come tanti, tirato fuori di quando in quando per tappare i buchi nella scaletta di qualche telegiornale. O al massimo, in occasioni come la conferenza sul clima di Parigi, viene sfoderato e presentato con un’affettazione e una partecipazione talmente mal simulate da risultare patetiche, salvo poi essere gettato nel dimenticatoio appena terminato l’evento (tra l’altro, di dubbia utilità, vista la debolissima natura degli accordi presi). La risposta alla domanda precedente è: sì, e molto, a meno di non essere come quei geniacci che non molti anni fa telefonavano a Mare Domani per ordinare la loro villetta al mare work in progress.

Ma prima di approfondire perché i cambiamenti climatici rappresentino una minaccia concreta per tutti, è bene addentrarsi nelle cause che li generano, se non altro per conoscere i motivi della nostra ormai prossima estinzione (a patto che non viviate nella Pianura Padana, lì ci penserà prima lo smog). Abbiamo detto che uno dei principali, se non l’unico responsabile dei cambiamenti climatici è il riscaldamento globale. Questo a sua volta è causato dall’effetto serra, o meglio, dalla sua intensificazione. La Terra non si scalda soltanto per il calore diretto che viene emanato dal Sole, ma anzi, gran parte del lavoro lo fa l’effetto serra. Per comprendere come funziona, basta pensare all’atmosfera come una grossa coperta. Quando il calore del Sole giunge alla Terra, una parte di questo calore “rimbalza” indietro verso l’atmosfera, che lo trattiene, mantenendo quel gradevole tepore che rende possibile la vita sul nostro pianeta. L’atmosfera è fatta di gas e sono proprio alcuni di questi gas a trattenere il calore del Sole. Da circa cent’anni a questa parte però, la quantità di “gas effetto serra” nell’atmosfera (tra cui anidride carbonica, metano, vapore acqueo e protossido di azoto) è aumentata a dismisura. I motivi sono diversi, ma sono tutti riconducibili alle attività umane e in particolar modo alla rivoluzione industriale.

L’anidride carbonica ad esempio è naturalmente presente nell’atmosfera in una bassa percentuale e viene generata da processi naturali come le eruzioni vulcaniche e la respirazione umana e animale. Dall’inizio della rivoluzione industriale però, la sua concentrazione è aumentata ben del 30%, a causa della deforestazione (gli alberi sono importantissimi “ripulitori” dell’aria, dato che assorbono la CO2 e liberano ossigeno) e dell’utilizzo di combustibili fossili. Anche il metano è prodotto sia in natura che dalle attività umane. Tra le principali cause della sua diffusione nell’atmosfera troviamo la decomposizione dei rifiuti nelle discariche, alcuni processi agricoli tra cui la coltivazione del riso e la gestione del letame, e il processo digestivo dei ruminanti. Sebbene sia presente in una percentuale minore rispetto all’anidride carbonica, il suo potenziale come gas effetto serra è molto più alto.

grafico della NASA che mostra l'incremento della CO2
Grafico della NASA che mostra l’incremento della CO2 dal 1950 a oggi

Un esempio di cosa può succedere a un pianeta se il suo effetto serra è troppo intenso è Venere. La sua atmosfera è composta quasi interamente di anidride carbonica, presente in una quantità circa 300 volte maggiore rispetto a quella contenuta nell’atmosfera terrestre. A causa di ciò la temperatura media al suolo è di 460 °C, sufficienti a fondere il piombo. Sulla Terra siamo lontani da tali livelli, ma purtroppo quelli attuali rappresentano già un pericolo reale e attuale per la sopravvivenza nostra e delle altre specie animali e vegetali.

Veniamo quindi alle conseguenze del riscaldamento globale: i cambiamenti climatici. Il riscaldamento globale sta influenzando e continuerà a influenzare sempre di più le fasce climatiche del pianeta, con ripercussioni sugli ecosistemi, che potranno essere gradite in alcuni luoghi e terribili in altri. Le conseguenze reali di questi mutamenti sono difficili da predire con esattezza, ma alcune sembrano più certe di altre e anzi, sono già sotto gli occhi di tutti. I ghiacci del Mar Glaciale Artico ad esempio, si stanno ritirando a un ritmo spaventoso: il 13% ogni dieci anni. I ghiacciai perenni in tutto il resto del mondo non se la passano certo meglio, com’è visibile da questa ricostruzione interattiva della NASA. Lo scioglimento dei ghiacci è anche una delle cause dell’innalzamento del livello dei mari, fatto anche questo reale e misurato in 17 centimetri di media nell’ultimo secolo. Le misurazioni degli ultimi anni però hanno provato che il fenomeno prosegue ora al doppio della velocità. Questo rappresenta un pericolo concreto per molte città del mondo, alcune delle quali anche nel nostro paese (basti pensare a Venezia).

La maggior evaporazione di acqua dal terreno è già causa di desertificazione, che interessa e interesserà anche l’Italia, come descritto nel rapporto compilato dall’INEA. In altre zone invece lo stesso fenomeno dà luogo a un aumento dei rovesci, che a volte causano gravi disagi poiché le piogge improvvise riversano in poche ore la quantità di acqua prevista in un anno. Ne è un esempio lampante la situazione attuale della California, messa in ginocchio da una siccità record quest’estate e tormentata ora dall’esatto opposto: le piogge e la devastazione di El Niño. Anche le coltivazioni risentiranno quasi certamente delle nuove temperature: alcune regioni soffriranno di siccità, mentre in altre si estenderà il periodo dell’anno favorevole per l’agricoltura. La penisola scandinava ad esempio potrebbe diventare più florida e rigogliosa, a causa delle temperature più miti che faranno inoltre sciogliere gran parte del permafrost. Un’attenzione speciale meritano poi gli oceani, i principali assorbitori e re distributori del calore irradiato dal Sole, che stanno svolgendo l’importantissimo compito di assorbire il calore e la CO2 in eccesso dall’atmosfera, limitando l’effetto serra. Il loro aiuto però ha un costo molto alto: le acque oceaniche si stanno scaldando e acidificando, rendendo sempre più difficili le condizioni di vita di flora e fauna marina.

Foto 1febbraio 2011 Foto 2 febbraio 2013 Foto 3febbraio 2014
California. Copertura nevosa della Sierra Nevada. Foto 1 febbraio 2011 – Foto 2 febbraio 2013 – Foto 3 febbraio 2014 NASA

Insomma, lo scenario non è dei più rosei, per usare un eufemismo. E c’è di peggio. Gli scienziati hanno calcolato che, anche se cessassimo tutte le attività inquinanti in questo preciso momento, il riscaldamento globale continuerebbe a progredire. Questa però non deve essere una ragione per cedere allo sconforto, così come il fatto di non vedere con i propri occhi segni tangibili dei cambiamenti climatici non dev’essere un’attenuante per la nostra pigrizia. La via per limitare i danni è stata tracciata (fonti rinnovabili, politiche ambientali più rigide, tutela della biodiversità, sistemi di produzione meno inquinanti ecc.) ma finché le parole non si convertono in pratica non servono a niente. È innegabile, i cambiamenti necessari per rimediare ai nostri errori del passato comporteranno dei disagi e delle rinunce, soprattutto materiali, ma in ballo c’è ben di più: la nostra sopravvivenza.

Per concludere, una citazione tratta da Soffocare di Chuck Palahniuk, con l’invito a una riflessione: visto che non ci stiamo mobilitando adeguatamente contro i cambiamenti climatici, sarà forse perché ci troviamo nella prima di queste fasi? O forse nell’ultima?

«All’Università ci diedero da leggere una ricerca su dei soggetti cui erano state mostrate delle foto di malattie gengivali. Erano foto di gengive marce deformi e denti macchiati, e il senso era di scoprire l’effetto che avrebbero sortito quelle immagine sulle abitudini di pulizia orale della gente. Ad un primo gruppo vennero mostrate delle dentature solo parzialmente cariate. Al secondo gruppo furono mostrate delle gengive moderatamente intaccate. Al terzo vennero mostrate bocche annerite, gengive spellate, rammollite e sanguinanti, denti marroni o caduti. I soggetti del primo gruppo continuarono a prendersi cura dei loro denti come avevano sempre fatto. Quelli del secondo, iniziarono a usare spazzolino e filo interdentale in modo più costante. Quelli del terzo ci rinunciarono del tutto. Smisero di lavarsi i denti e di usare il filo interdentale, e rimasero ad aspettare che i loro denti diventassero neri. Nella ricerca, questo effetto veniva definito “narcotizzazione”. Quando il problema appare troppo grande, quando ci viene mostrata troppa realtà, tendiamo ad arrenderci. Ci rassegniamo. Non riusciamo a mettere in atto alcun tipo di azione perché i disastri ci appaiono inesorabili. Siamo intrappolati. È questa la narcotizzazione.
In una cultura in cui la gente ha troppa paura per affrontare le malattie gengivali, come si può convincerla ad affrontare un qualsiasi altro problema? L’inquinamento? L’eguaglianza dei diritti? E come spingerli a lottare?
»

desertificazione

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