Se la Regina Elisabetta scopre l’amore per la lettura

C’è un furgone, grande quanto quello dei traslochi, parcheggiato fuori le mura dell’austero palazzo reale. Sembra un baraccone, uno di quei bestioni che impediscono la vista su strada e portano i guidatori a sciorinare improperi come se piovesse. È anonimo, fatto in serie, ma contiene un inestimabile tesoro: quei libri che Sua Maestà non ha mai avuto modo di leggere. È entrando qui, nella biblioteca circolante del distretto di Westminster, che la Regina Elisabetta II scopre un mondo che non potrà più abbandonare, un universo a due facce in cui i doveri – necessari, seri, barbosi – possono essere fuggiti viaggiando in treno con Anna Karenina e saltando con Tom e Huck sopra una zattera sul Mississipi. La regina diviene così La sovrana lettrice, una donna qualunque sottratta ai suoi obblighi dal piacere della lettura.

regina elisabetta la sovrana lettrice
Particolare di copertina de “La sovrana lettrice”, Alan Bennett, Adelphi Edizioni
aliceinbooklandsite.wordpress.com

È così che piace immaginarla nei suoi (rari) periodi d’assenza dalla pubblica scena. Anche ora che ha lasciato per giorni col fiato sospeso la sua fedele Inghilterra. Anche quando il suo raffreddore ricordava pericolosamente le dipartite dal mondo terreno dei leader dell’Unione Sovietica. Elisabetta viene da immaginarsela sommersa dai libri, chiusa nella sua stanza per lasciare agli altri i cerimoniali stantii che si ripetono uguali da anni.

Un’immagine divertente, a suo modo surreale, che si materializza nel pensiero grazie alla penna acuta e tagliente del britannicissimo Alan Bennett. Un gentleman dallo humor finissimo che riesce a dar vita, in poche pagine, a uno dei romanzi meglio riusciti degli ultimi anni. Un ritratto scoppiettante, anticonvenzionale, redatto quando ancora la Regina Elisabetta non era al centro di film e serie tv che scavano persino nel suo passato di adolescente.

alan bennett regina elisabetta
Alan Bennett
www.bbc.co.uk

Quello che l’autore fa è un’operazione apparentemente semplice, ma racchiude in sé tanti di quegli elementi da far comprendere perfettamente «come mai Alan Bennett sia considerato un grande maestro del comico e del teatro contemporaneo». Ci sono le battute di spirito, i siparietti divertenti, lo humor inglese che trasuda da ogni pagina. E ancora il sottoposto colto e il segretario privato imbelle, il primo ministro ignorante in materia letteraria, il presidente francese che ignora chi sia Jean Genet durante un banchetto. C’è un prima e un dopo per ogni personaggio, uno svelamento e un rovesciamento che investe prospettive, punti di vista, convenzioni sociali. La lettura come elemento di disturbo dell’ordine, strumento di conoscenza e “pericolosa” rivelazione.

Perché quello che i libri attuano, nella Regina Elisabetta, è un cambiamento di personalità che investe il suo essere, la sua psiche e la sua concezione del tempo e degli altri:

«La regina non era mai stata espansiva; l’avevano educata a non esserlo, ma negli ultimi anni, in particolare dopo la morte della principessa Diana, sempre più spesso le veniva chiesto di esternare dei sentimenti che avrebbe preferito tenere per sé. All’epoca, però, non aveva ancora cominciato a leggere, e solo ora si rendeva conto di condividere con altri quelle difficoltà; per esempio con Cordelia. La regina scrisse sul taccuino: “Anche se Shakespeare non lo capisco sempre, quando Cordelia dice “non riesco a trarre il cuore in bocca” condivido appieno il suo sentimento. Il suo problema è anche il mio”»

Davanti alla parola scritta ogni convenzione accettata per dovere si rivela effimera e meschina, ogni fragilità repressa per il buon nome dei Windsor e dell’etichetta si mostra in tutta la sua forza. E spariscono allora i sorrisi di cortesia, gli incontri formali accettati per doversi sempre mostrare regina senza essere donna, senza essere umana.

«Posava le prime pietre con meno slancio e se doveva varare una nave la mandava a scorrere giù per lo scalo senza tante cerimonie, come una barchetta su uno stagno; e intanto pensava al libro che l’aspettava».

Le vacue formalità di Sir Kevin, diligentissimo segretario «neozelandese dal quale ci si aspettavano grandi cose» si perdono sotto il peso della cultura che mostra alla sovrana la bellezza delle emozioni:

«”È importante” disse Sir Kevin “che Sua Maestà non perda di vista gli obiettivi”. “Quando dice “non perdere di vista gli obiettivi”, Sir Kevin, immagino intenda stare sulla palla. Be’, dopo esserci stata per sessant’anni, penso di potermi guardare un po’ intorno”. La regina si accorse di aver un po’ stiracchiato la metafora, ma tanto Sir Kevin non se n’era accorto. “Capisco” disse lui “Sua Maestà deve passare il tempo”. “Passare il tempo?” esclamò la regina. “I libri non sono un passatempo. Parlano di altre vite. Di altri mondi. Altro che far passare il tempo, Sir Kevin; non so cosa darei per averne di più”».

Non c’è ragione di preoccuparsi di non agire, perché «non si mette la vita nei libri. La si trova». Elisabetta che era sempre stata una donna d’azione aveva tralasciato per troppo tempo questo dettaglio. Che poi amore per i testi equivalga a mera contemplazione è tutto da vedere. Lo sa Alan Bennett, che da grande scrittore stupisce ancora, e improvvisamente, sul finale. E lo sa Sua Maestà, regina convenzionalmente intesa, destinata a diventare – non si sa bene come, ma si capisce perché – la sovrana lettrice

regina elisabetta
The Queen’s first television Broadcast in Sandringham, 1957.
www.dailymail.co.uk

 

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