“La morte corre sul fiume” di Davis Grubb

Quella de La morte corre sul fiume non è proprio la West Virginia «almost heaven» di John Denver. Non ci sono campi, montagne, corsi d’acqua, chiesette provinciali ridenti nel libro scritto nel 1953 da Davis Grubb, impiegato pubblicitario alla radio NBC convertitosi al noir. Il paesaggio dove si invischia la storia della famiglia Harper è semmai un quasi inferno, di fumi crepuscolari sopra un Ohio torbido, di ombre, canzonette lontane, mattoni rossi, percorso avanti e indietro da un uomo psicolabile con la passione per la Bibbia.

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Il Predicatore. Robert Mitchum in The night of the hunter (Charles Laughton, 1955)  justnews.it

Ben Harper è un padre di famiglia americano, ridotto in miseria dalla Grande Depressione. I soldi latitano e il solo modo per guadagnarseli è rubare in banca. Dopo aver ucciso cassiere e direttore, col bottino oramai insensato, Harper confessa ai figli John e Pearl il nascondiglio dei diecimila dollari.

Harry Powell è il compagno di cella del padre di famiglia (ma è questione di poche pagine: presto Ben viene impiccato). Ed è lui la massa nera del romanzo, sul Predicatore si addensa tutta l’ispirazione lugubre di Davis Grubb. Il soprannome è dovuto al rigore con cui puntualmente Powell irretisce le donne della provincia americana: predicare il Verbo, infiltrarsi nelle parrocchie locali, scrivere annunci anonimi, sedurre le vedove, ucciderle, è la scaletta ordinaria per impossessarsi del denaro della vittima. La stessa ruota letale spetta a Willa Harper.

Il solo personaggio a essere inquietato dal Predicatore è John, figlio di Ben, che gli scruta le nocche. L-O-V-E nella destra, H-A-T-E nella sinistra. La suspence stringe la vicenda proprio sul contrasto tra il bambino e l’uomo ambiguo insediatosi a casa sua. Tenendo tra le mani l’edizione grigioverde Adelphi, le vertigini del noir fanno precipitare il tempo del lettore in quello della vicenda. È un’inquietudine, quella dei figli Harper, da affrontare di pancia: ogni dettaglio, ogni conclusione, la più accennata svolta dell’intreccio, sono pedinati dal desiderio così brutalmente semplice di sapere come va a finire.

Andrea Piasentini

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