“La La Land”, la rivincita del musical dedicato ai sognatori disillusi

Here’s to the ones who dream
Foolish as they may seem
Here’s to the hearts that ache
Here’s to the mess we make

La La Land, il nuovo film di Damien Chazelle, uscirà giovedì nelle sale italiane già carico di un’onda di aspettative e successi. La pellicola, infatti, si è aggiudicata ben 7 Golden Globe e 14 nomination agli Oscar (che si svolgeranno il 28 febbraio ndr), raggiungendo record di film come Eva contro Eva e Titanic, oltre ad aver riscosso un notevole successo di critica e pubblico.

Ambientato in una Hollywood tanto nostalgica quanto infingarda, La La Land racconta la storia di due ragazzi alla ricerca della personale affermazione in ciò che più amano. Lui, Sebastian, è un pianista innamorato del jazz e desideroso di poter riportare in auge questo genere, vincendo il disinteresse della sua generazione, che ha trasformato locali storici in “Samba and Tapas” e richiede solo musica elettronica. Lei, Mia, ha abbandonato il college folgorata dalla passione per il teatro, ereditata da una vecchia zia, e lavora come barista negli Studios hollywoodiani passando da un provino all’altro, disposta a prestare il suo volto anche a delle serie televisive teen banali, pur di iniziare a scalare la montagna della recitazione. I due si incontrano e si innamorano, iniziando a stimolarsi a vicenda, ma anche a fare i conti con la realtà.

La trama scorre secondo un ritmo perfetto e lo spettatore si trova completamente immerso in un modo a metà tra il reale ed il favoloso, grazie al continuo passare da sequenze narrativo-dialogiche ad improvvisi stacchi musicali e passi di danza, che non straniscono, ma coinvolgono ancora di più lo spettatore.

Una delle scene più immortalate del film (presente anche nella locandina), che riprende la sequenza di Dancing In the Dark in Spettacolo di varietà.

Alla fine viene da chiedersi quali siano i punti di forza che hanno reso La La Land un così grande successo.

In primo luogo l’essere un musical: Chazelle riesce a rilanciare il genere con freschezza e spontaneità. La colonna sonora è originale e pregnante, i due temi principali sulla base dei quali si svolgono le varie armonizzazioni rimangono nell’orecchio dello spettatore e lo accompagnano fin fuori dalla sala. La musica non si può scindere dalle immagini, la sceneggiatura intreccia perfettamente la storia a quelle note, così come la recitazione dei protagonisti.

Tutto si amalgama perfettamente: nel momento in cui iniziano a cantare non ci si sente straniti (rischio assai diffuso nei “musical cinematografici”, anche perché, differentemente dal teatro, al cinema di solito lo spettatore ha una certa pretesa di realismo), è parte armonica del ritmo del racconto. Chazelle riesce davvero a far risplendere un genere grande in passato, ma ormai poco apprezzato (e non più ben utilizzato) ridandogli nuovo vigore e riuscendo ad utilizzarne al massimo le potenzialità. Solo tramite musica, canto e ballo si poteva riuscire a descrivere senza troppa retorica l’imbellettato ma frivolo e ingannevole mondo hollywoodiano, così carico di promesse e vacuità. Solo tramite un musical si poteva raccontare la storia di due aspiranti artisti senza la solita banalità e stucchevolezza, rischio non da poco per un film che nel cartellone è dedicato «a sognatori e folli».

La trama semplice, con un grande giro di volta finale. Nonostante le atmosfere favoleggianti riesce ad essere estremamente realistica e per nulla illusoria. Grandi protagonisti sono i sentimenti, non solo quelli positivi. La fatica, la frustrazione, i compromessi con cui patteggiare per diventare adulti, le scelte, sono tutti temi affrontati senza pesantezza ma con grande intensità. Guardando La La Land ci si sente appagati proprio per il fatto che ad essere rappresentate sono situazioni quotidiane, problematiche che tutti prima o poi devono affrontare.

L’aspetto di più grande pregio della sceneggiatura è che queste sono affrontate senza la pretesa di una qualche grande rivelazione di senso, e questo rende il film perfettamente fruibile, senza la retorica da gran filosofo, che di tanto in tanto si insinua ammiccante nelle odierne pellicole. Sebastian e Mia sono due ragazzi comuni, nemmeno troppo belli o troppo bravi, non hanno nulla di eccezionale. Sono un chiunque qualsiasi in cui rispecchiarsi per vedere dove finirà e con lui dove potremmo finire noi, nel modo più realistico possibile. La parte musicale non fa altro che sottolineare l’imprevedibilità delle situazioni della vita e esplicitare sensazioni e sentimenti, cosa che solo l’intangibilità delle note può fare senza pretese.

Una menzione di merito particolare va ai due protagonisti, Emma Stone (Mia) e Ryan Gosling (Sebastian), credibili, intensi, ironici, versatili, perfetti nella loro sincronia: probabilmente una gran parte della buona riuscita finale va anche a loro, in particolare a Emma per l’eccellente resa delle situazioni meta-cinematografiche.

Di fondo al racconto Chazelle mette in scena un inno all’arte (anche tramite compiaciute citazioni e rimandi al vecchio cinema dagli anni ’30 agli anni ’60). Quel che proietta è un mondo in cui non si riesce più a trovare spazio per le passioni autentiche: i jazz club sono diventati dei fast-food o dico-pub, i cinema chiudono le serrande in nome della nuova moda televisiva delle “serie”. I sognatori che cercano di tenersi aggrappati ad un ideale autentico vengono ostacolati dalla frivolezza di un mondo che prometteva colori ma è solo superficialità. Sono costretti a farcela da soli, rimboccandosi le maniche e affrontando miriadi di stroncature, oppure a ridimensionare i loro sogni alla luce dei compromessi, quasi arrivando a svenderli. Dove è lo spazio per l’innocenza in tutto ciò? Forse nell’unico sentimento che è in grado di rendere una persona migliore: l’amore. Che non è solo l’amore per l’altro, ma anche e in primis per se stessi e per quello che si fa.

Ciò che rimane alla fine è un disilluso piacere della vita, seguito dal motivetto che ha accompagnato il percorso dei protagonisti. La vita di ciascuno di noi ha un sogno ed un progetto e per raggiungerli si deve far propria la consapevolezza che è necessario scendere a patti con la realtà. La La Land con la sua leggerezza e spensieratezza rivela una grande verità: non si può raggiungere alcun obiettivo, non si può realizzare se stessi, senza compiere delle scelte, che a loro volta causeranno gioie e dispiaceri, perché costringeranno ad escludere ciò che non sarà scelto. Ma questo non significa che ogni istante ed ogni sentimento non vada vissuto con intensità, per poter un giorno guardarsi da lontano fieri di quel che si è e probabilmente senza rimpianti.

 

 

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Costanza Motta

Laureata triennale in Lettere (classiche), ora frequento un corso di laurea magistrale dal nome lungo e pretenzioso, riassumibile nel vecchio (e molto più fascinoso) "Lettere antiche". Amo profondamente i libri, le storie, le favole e i miti. La mia più grande passione è il teatro ed infatti nella mia prossima vita sono sicura che mi dedicherò alla carriera da attrice. Per ora mi accontento di scrivere e comunicare in questo modo il mio desiderio di fare della fantasia e della bellezza da un lato, della cultura e della critica dall'altro, gli strumenti per cercare di costruire un'idea di mondo sempre migliore.