La famiglia Brueghel alla Reggia di Venaria: assaggi di arte fiamminga

Ultimi giorni per visitare la mostra Brueghel. Capolavori dell’arte fiamminga nella splendida cornice della Venaria Reale a due passi da Torino, aperta fino al 19 febbraio. Le opere esposte, con la curatela di Sergio Gaddi e Andrea Wandschneider, ripercorrono la storia della dinastia di pittori in cinque generazioni, attive tra il XVI e il XVII secolo, dal capostipite Pieter Brueghel il Vecchio fino a Abraham Brueghel morto nel 1690. Una famiglia che ha segnato la storia dell’arte europea e influenzato generazioni di artisti successivi, facendo del proprio stile un marchio di fabbrica, già leggendario e riconoscibile nel 1600.

Nato intorno al 1525 Pieter il Vecchio si sposta dalla piccola comunità agricola d’origine alla fiorente bottega di Pieter Coecke a Bruxelles, diventando da subito artista richiesto dall’élite. Alla sua morte lascia tuttavia un nucleo ristretto di dipinti, 45 soltanto, oggi quasi totalmente conservati in musei. Lascia però soprattutto la propria educazione artistica ai figli che ne portano avanti la bottega, Pieter Brueghel il Giovane e Jan Brueghel il Vecchio, detto “dei Velluti” per la sua estrema precisione pittorica. Il primo viene considerato il diretto successore del padre, colui che ne ha effettivamente diffuso l’opera, spesso con copie identiche e molto apprezzate dal collezionismo di oggi. Più innovatore è invece il fratello Jan il cui stile è maggiormente influenzato dalle contemporanee tendenze del Barocco italiano. Tra i primi a fare della pittura floreale un soggetto a sé stante, si specializza in dipinti di piccole dimensioni, su rame, che accentua la brillantezza dei colori e la precisione dei dettagli. I successori poi ne ritirano la bottega continuando nella copia e nella diffusione delle opere maggiori che ancora oggi vengono chiaramente distinte come “opera dei Brueghel”.

Pieter Brueghel il Giovane, Le sette opere di misericordia, 1616. Olio su tavola, 44×57,5 cm. Collezione privata, Belgio

Organizzata in sezioni tematiche, l’esposizione tocca i tratti principali della pittura della dinastia fiamminga. In un periodo di conflitti politici e religiosi, nel pieno della guerra che porterà alla divisione tra Olanda e Paesi Bassi, nel pieno dell’ascesa del protestantesimo e del calvinismo, la raffigurazione di vizi e virtù, di scene bibliche di salvezza e condanna, è molto frequente. Ripreso dal maestro Hieronymus Bosch, questo tema viene però reso in modo meno severo da Pieter Brueghel che non pone mai un giudizio morale, ma piuttosto uno sguardo partecipe e umano. A farla da padrona nei dipinti in mostra è la natura, che riduce l’uomo a uno dei tanti elementi che ne fanno parte. Sull’onda delle teorie filosofiche e religiose imperanti, si riflette sul limite umano, sul ruolo dell’uomo in una dimensione più ampia e complessa con una nuova percezione della realtà. Il mondo naturale diventa anche pretesto per la cura del dettaglio e della struttura, interessi quasi maniacali per i fiamminghi.

Pieter Brueghel il Vecchio (attr.) Jacob Grimmer, Paesaggio con la parabola del seminatore, 1557. Olio su tavola, 52×68,5 cm.
Collezione privata

Tra le figure umane ci sono soldati, cacciatori, mercanti e viaggiatori. Spiccano i famosi paesaggi invernali con scene di caccia e le raffigurazioni realistiche e tecniche di navi e porti, molte in incisione. Del resto si tratta di un periodo di forte innovazione, di grandi viaggi e di fiorente commercio. Nasce una nuova committenza borghese e mercantile che offre storie e avventure come spunto artistico.

Jan Brueghel il Giovane, Allegoria dell’udito, 1645- 50 ca. Olio su tela, , 57x 82,5 cm. Collezione privata

Grandi metafore visive, le allegorie sono anche per i fiamminghi elemento utile per raffigurare concetti astratti nonché palestra per la resa realistica di piccoli soggetti in accumulo come quelli che affiancano la rappresentazione dei cinque sensi o dei quattro elementi naturali. Non mancano nemmeno le raffigurazioni mitologiche come i passaggi tratti da Ovidio o dalla Genesi. Il Paradiso Terrestre o la scena dell’Arca offrono del resto una possibilità di studio accurato della resa delle forme vegetali e animali. Due sale sono dedicate poi alla pittura floreale, in cui si sommano la riflessione sulla vanitas dell’esistenza, la cura per il dettaglio prezioso, l’esotismo di moda in seguito ai viaggi in Oriente e nelle Americhe e la tulipomania (l’imperante interesse per i fiori e in particolare per il bulbo di tulipano, importato dalla Turchia e venduto a prezzi esorbitanti per la crescente domanda da parte dell’élite benestante). Naturalia, artificialia et exotica sono le richieste del collezionismo del periodo: rappresentazioni di elementi naturali, di oggettistica e di elementi esotici e rari.

Abraham Brueghel Grande natura morta di frutta in un paesaggio, 1670. Olio su tela, 97×136,5 cm. Collezione privata

A chiudere il cerchio con una delle opere più famose di Pieter Brueghel il Giovane, Danza nuziale all’aperto, le scene di vita quotidiana e popolare di contadini in contesti rurali tipicamente fiamminghi. Gli umili come simbolo più autentico dell’esistenza, osservati con sguardo partecipe e a tratti sorridente fin nei dettagli più realistici e volgari, come quello dell’orina o dell’attrazione sessuale. Mercati, fiere, danze, feste nuziali, tradizioni, taverne e convivialità. La realtà umana variegata più semplice e spontanea in tutte le sue sfaccettature.

 

 

 

 

 
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