Kei Nomiyama: al limite tra scienza e fotografia

«Devi scendere in fondo al mare, molto lontano, così lontano che il blu non esiste più, laddove il cielo non è che un ricordo».
Estratto delle parole scritte da Jacques Mayol, grande apneista francese, per il film Le Grand Bleu (1988).

Le creature più piccole (nel senso microscopico del termine) del pianeta sono anche gli esseri generatrici della sua vita. Il plancton, e alcune minuscole categorie di organismi marini, fornirono un contributo essenziale per la diffusione dell’ossigeno in atmosfera, quindi della vita stessa. Immergendosi e guardando da vicino questi organismi acquatici sembra di accedere a un’altra dimensione, a contatto con creature provenienti da un altro spazio.

Kei Nomiyama lo sa bene. Dottore di ricerca Professore Associato di Chimica Ambientale presso l’Università di Ehime nell’omonima prefettura del Giappone, Nomiyama è appassionato della fauna selvatica e fotografo subacqueo.

L’interesse di Nomiyama per la fotografia sottomarina inizia durante l’infanzia, proprio nel 1988 quando vede sul grande schermo il film di Luc Besson, Le Grand Bleu. Negli anni successivi, da ragazzo, avvolge la sua macchina fotografica in un sacchetto di plastica e fa le sue prime riprese sotto il mare. Ora le sue immersioni possono raggiungere la profondità di 50 piedi e i suoi studi, affinati negli anni, gli hanno permesso di perfezionare anche le attrezzature. Il suo equipaggiamento è cresciuto, più sofisticato, ma il senso di meraviglia giovanile rimane tale – «Il fascino e la grazia delle creature oceaniche è quasi indescrivibile» sostiene.

©Kai Nomiyama – Alciopidea

Per la serie Blackwater trascorre cinque anni a riprendere ogni sorta di miniatura marina, lo fa con la sua Canon e il suo macro 100mm e oggi con una custodia subacquea. Il dettaglio con cui riesce a catturarli è semplicemente sorprendente. Una luce stroboscopica e una piccola spia con un fascio stretto illuminano l’acqua scura senza disturbare gli esseri minuscoli. Anche per questo motivo, preferisce le riprese di notte, ma sopratutto perché molti plancton hanno il loro fototasso positivo nelle ore notturne, sono fisicamente attratti dalla luce, che viene riflessa sui loro corpi vetrosi, creando un bagliore iridescente quasi spettrale.

©Kai Nomiyama

Per questo progetto il fotografo giapponese tende a lavorare sull’Isola di Omi, nella prefettura di Yamaguchi, dove la primavera porta una risalita che spinge l’acqua più calda dalla riva, e pullula di vita marina.

Phyllosomas ©Kai Nomiyama

Questo scatto ritrae un phyllosoma, la larva di una spinosa o cicale di mare, attaccata a una medusa, di cui si nutre.

I soggetti preferiti di Nomiyama non sono solamente plancton e altre micro-creature come gli oloplancton il pesce e crostacei in stadio larvale, qualsiasi essere vivente di difficile descrizione attiva il suo sguardo attento.

Immerso nell’oceano, e fuori, questi soggetti iniziano a ricevere numerosi premi, oltre che a riconoscimenti scientifici, compreso il Sony World Photography Awards 2016 sognato da tanti fotografi. Un altro di questi incredibili lavori, al limite tra scienza e fotografia è Enchanted Bamboo Forest, letteralmente la foresta di bambù incantata.

Questa immagine in particolare, ripresa tra le montagne di Shikoku Island fa vedere il movimento notturno della lucciola parvula, all’inizio della stagione delle piogge, scelta come la migliore immagine singola al mondo. Un dipinto naturale.

L’autore descrive così la fotografia:

«In Giappone, la stagione della lucciola è all’inizio della stagione delle piogge. Questo lucciola è una specie chiamata Luciola parvula, e lampeggia ripetutamente e vola libera nei boschi. In particolare, la lucciola è preziosa nelle foreste di bambù. Quello che mi fa male è che la popolazione di queste lucciole diminuisce ogni anno. Questa foto è stata scattata al chiaro di luna, ma non vuole essere un addio».

© Kei Nomiyama

Le sue fotografie si trovano pubblicate su riviste scientifiche e fanno parte di studi di ricerca in svariate pubblicazioni come “Presence and estrogenicity of anthracene derivatives in coastal japanese waters” e molti altri.

Insomma immagini per la scienza, scienza che aiuta alla descrizione dell’aggettivo fotografico.

Descrive così il suo lavoro:

«sono prima di tutto uno scienziato e non un fotografo professionista. Tuttavia, queste attività mi conducono nella stessa direzione. Il mio modo di base di pensare è quello di un uomo che ama la natura e gli animali. Sono diventato uno scienziato per proteggere la natura, e ho avuto un interesse per la fotografia direttamente collegato».

Le fotografie di Kei Nomiyama toccano sfere e sensibilità diverse, in un continuo richiamo alla vita, dalle sue origini al futuro. Negli abissi e in superficie, c’è ancora molto di inesplorato e Nomiyama lo descrive sottovoce e con grande rispetto. «Io rispetto tutte le creature» dice «Anche se sono piccoli plancton, posso sentire la loro forte forza vitale».

qui il suo sito.

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Fausta Riva nasce in Brianza, il 7 novembre 1990. Da suo nonno prima, e poi da sua madre, la prima impronta alla fotografia. Il suo intento, quello di accostare la visione fotografica a quella geografica, cercando un modo per spiegare il mondo, per capirlo. Fausta Riva nasce sognatrice, esploratrice dell’ordinario. Ama le poesie, ama perdersi e lasciarsi ispirare.