Intervista ai Pinguini Tattici Nucleari

I Pinguini Tattici Nucleari sono da pochi giorni entrati in studio per il nuovo album e per l’occasione abbiamo parlato con Riccardo e Elio.

Partiamo da una domanda trita e ritrita: il nome Pinguini Tattici Nucleari da dove viene?

Elio: Successe che nell’antico passato quando i Pinguini non erano le persone che sono adesso, nel senso che di quei Pinguini originali e leggendari non c’è più nessuno (i tempi in cui suonavano le canzoni da chiesa in versione metal) andarono in una birreria e trovarono sulla lista una birra che costava un sacco di soldi ed era estremamente alcolica e gli sembrava meravigliosa e si chiamava Tactical Nuclear Penguin. Fine della storia.

Rik: Fondamentalmente questo nome deriva dall’ignoranza, nel senso che ci sembrava potente, ci sembrava intrigante e misterioso e cela dietro di sé un alone di mistero, appunto. E volevamo che questo alone rimanesse il più a lungo possibile. E infatti due mesi dopo che avevamo fondato la band lo sapevano già tutti. Però ci fanno tutti questa domanda e quindi ancora permane questo alone.

Ma è stata l’unica opzione o c’era anche l’idea di qualche altro nome?

Rik: No no, è una bellissima domanda che nessuno ci ha mai fatto. La prima scelta era Capre Miotoniche. Praticamente volevamo avere un nome animalesco perché, sapete, gli animali ispirano simpatia e volevamo essere simpatici alla gente, non volevamo chiamarci, per dire, I Muri: il muro è antipatico, vedi quello di Berlino, quello che vuole costruire Trump… Ma volevamo chiamarci con qualcosa di animali e avevamo deciso all’inizio Capre ma abbiamo pensato: cosa si può abbinare a capre? Capre attraenti? No. Capre fuorvianti? Capre intelligenti? No! E quindi abbiamo pensato Capre Miotoniche perché hanno questa caratteristica le capre: se gli urli addosso quando non se lo aspettano, tutti i loro nervi si irrigidiscono e cadono a terra e non si muovono più. Anche le mucche, forse, ma le capre di più e se non sbaglio è dovuto al tanto sale che mangiano e questa cosa qua le blocca e cadono. Questo è il miotonismo, o qualcosa del genere. E così Capre Miotoniche.

Ora la vostra formazione, dicevate, è diversa da quella iniziale. Ma come sono nati i Pinguini? Come mai siete cambiati così tanto?

Rik: Fondamentalmente eravamo dei ragazzi senza la ragazza, questo è fondamentale. Dei ragazzi che non avevano particolari modi di esprimersi se non urlando dentro a un microfono (e tutt’ora lo siamo). Al liceo i tre membri fondatori hanno deciso un giorno che potevano incontrarsi e urlare in un microfono insieme e questa è la magia del rock’n’roll: dei disadattati che magicamente si incontrano, cantano ad un microfono davanti a una platea di muri, di quattro mura (la saletta dell’oratorio) e magicamente nasce qualcosa. E quindi questo è stato l’inizio, dei disadattati fondamentalmente. Ora quei disadattati iniziali lì purtroppo devo dire che non ci sono più perché Cristiano, l’ultimo rimasto, è uscito pochissimo tempo fa per problemi che ha lui di lavoro e la cosa dei Pinguini sta diventando troppo impegnativa. Ora quindi siamo dei disadattati diversi, con una faccia diversa ma che hanno la stessa voglia di urlare alle quattro mura, che poi sono diventate gente ai concerti. Però questo è come sono nati i Pinguini e all’inizio facevamo canzoni di chiesa e proprio per dimostrare la nostra ribellione le facevamo in chiave metal. Quindi cantavamo canzoni metal di chiesa. Prima di Frate Metallo.

Cosa ascoltano i Pinguini quando sono sul loro pulmino? 

Elio: Mentre viaggiamo sul pulmino ascoltiamo un sacco di cose a caso nel senso che siamo in tanti e ciascuno di noi ha una storia di gusti diversi. Posso raccontarti che cosa abbiamo ascoltato venendo qui stasera: Il Pagante, Ghali, Maracaibo (una delle mie preferite), i Modena City Ramblers, Nada. Come vedi, cose a caso che non hanno un senso logico.

Rik: Se si parla di gusti, tutti vengono da generi che non hanno niente in comune. Ravelli, che è il nostro fonico e membro della band a tutti gli effetti, viene dal blues, funk, da questi generi qui. Io al contrario all’inizio ho avuto una formazione estremamente pop, nel senso che passavo le giornate a guardare Top of the Pops oppure Mtv e adoro tuttora il pop e la magia dei quattro accordi: in quei quattro accordi lì ripetuti all’infinito ci può essere un mondo. Poi però col tempo, purtroppo o per fortuna, ho iniziato ad ascoltare prog all’invero simile, nel senso che ho iniziato con i Queen, che sono stati un po’ il trampolino di lancio e non sono prog ma in realtà sì ma chi non li conosce bene non lo sa, e con un cd che si chiama A Night at the Opera. Ho iniziato ad ascoltare questa musica un po’ diversa, un po’ così. Poi sono passato a Frank Zappa e poi vabè a tutto il resto: Camel, Yes, Emerson, Lake & Palmer.

Elio: Sul prog è anche il mondo del chitarrista solista, Paso.

Rik: Lui in realtà è passato al prog dopo, al prog metal soprattutto, tipo Dream Theater ma prima veniva da band molto cattive come Cannibal Corpse e cose del genere e lui si tira dietro questo. Il nostro batterista invece ascolta molto punk e pop-punk come Blink 182 anche se questo non gli impedisce di suonare generi abbastanza complessi, come il prog appunto e nel nostro prossimo album se ne vedrà abbastanza. L’altro chitarrista invece è un matto da legare e ascolta musica elettronica. Il nuovo bassista non si può ancora dire chi è… Beh si chiama Simone.

Elio: Ha studiato tantissimo jazz e ha suonato con una cover band dei Beatles.

Rik: In realtà ha suonato con chiunque, poi è entrato con non so che botta di culo. A quanto pare gli piace il nostro progetto ed è forse uno dei più bravi bassisti di Bergamo. Lui ascolta tutto, basta che sia bello.

Parlando un po’ della vostra carriera, siete passata dall’essere conosciuti solo dai «quaderni comprati alla Pigna» all’avere dei fan. Com’è? Come vi rapportate con loro? 

Rik: È molto bello. Secondo me la gente non vede il sopportabilissimo lato negativo, cioè quando trovi qualcuno che magari è troppo appassionato. Ho avuto diverse occasioni in cui c’era gente abbastanza “fanatica” ed è abbastanza un peso perché tu non puoi andare a parlare tutta la serata con qualcun’altro. Però ad esempio fare le foto, fare gli autografi io non avrei mai pensato di farlo e ancora adesso non ci credo. Però è il momento che preferisco di più perché scrivo cazzate su cazzate e la gente ride e è fantastico scrivere cose sulle magliette o fare messaggi vocali. E poi piaci alle femmine!

Sempre riguardo ai fan, avete deciso qual è il loro soprannome?

Rik: A me piace Penguiners perché i lunghi sono belli ma tendono ad essere dimenticati, tipo Pinguini Strategici Radioattivi. Se si potesse fare Penguiners, io ci sto.

Abbiamo parlato del rapporto con i fan, ma quelli con la cosiddetta «scena italiana»? 

Elio: Tanta della roba che è uscita negli ultimi anni ci piace, diverse cose. Andiamo a sentire concerti, anche prima di uscire un po’ dal nostro guscio andavamo a Bergamo o anche fuori.

Rik: Io non sono mai stato internazionale, ho sempre ascoltato tanta musica internazionale ma senza andare ai concerti vuoi perché non ho i soldi, vuoi perché sono sempre lontani da casa mia. Così mi è sempre capitato di andare a sentire le band più vicine, più abbordabili. Quindi mi ci relaziono bene. Non ne abbiamo conosciuti molti, solo i MCR e ci hanno detto che gli piacciamo molto (hanno anche fatto salire sul palco Elio a cantare Bella ciao)Poi Gulino di Marta sui Tubi, i Tre Allegri Ragazzi Morti… Cose un po’ spot. Il gruppo che amiamo di più sono gli Eugenio in via di gioia. Siamo amicissimi. Ci stanno anche convincendo a scegliere un’etichetta.

Elio: Loro li amiamo con la lingua.

A proposito di Marta Sui Tubi, c’è stata una loro influenza?

Rik: Assolutamente. La prima volta che ho sentito una loro canzone sono rimasto folgorato. Cinestetica, ad esempio, mi ha sconvolto.

Comunque siete da poco entrati in studio, cosa ci dite del nuovo album?

Rik: Ci sono tanti modi di fare un album, noi lo stiamo facendo parte per parte. Praticamente siamo entrati da cinque giorni e abbiamo registrato la batteria, che inaspettatamente è uscita bene nonostante ci fossero pezzi difficili, e il basso. Abbiamo fatto quattro canzoni su dieci (o undici). Per ora è bello, ma non c’è niente, è noioso, sono basi che suonano come la musica dell’ascensore. Sarà bello.

Ecco dove li potrete incontrare prossimamente:

 

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Ha 20 anni e studia Lettere Moderne perché si trova a suo agio perlopiù sommersa dai libri. Quando non è dispersa nella nebbia di Milano, è brancolante in quella del Varesotto. Legge romanzi, scatta fotografie, ascolta tanta musica e viaggia un sacco - per ora, soprattutto con la testa. Da grande vuole fare quella che sa quello che vuole, perché per adesso non le è affatto chiaro.