Intervista ad Anne, nata
da maternità surrogata

La maternità surrogata – anche chiamata GPA (gestazione per altri) – è la pratica per cui una donna si offre di portare avanti la gestazione di un embrione e il parto per poi donare il bambino a una coppia committente: nell’80% dei casi si tratta di una coppia eterosessuale sterile, nel restante 20% di coppie dello stesso sesso. La pratica è vietata in Italia, ma in molti paesi è permessa dietro a un compenso economico, come negli USA, o esclusivamente a titolo gratuito, come in Australia e Svezia.

La questione delle maternità surrogata ha scatenato molte polemiche negli ultimi mesi, nate prevalentemente da due grandi eventi: la discussione sulle unioni civili, che comprendeva originariamente la stepchild adoption, e la nascita di Tobia Antonio, figlio “surrogato” di Nichi Vendola e del compagno  Eddy Testa. La stampa si è quindi scontrata portando avanti opinioni molto diverse e, in molti casi, sostenendo che la GPA è mero sfruttamento del corpo femminile, oltre ad essere un grave danno per il nascituro. Si sono potute quindi leggere numerose interviste a donne che, per scelta, hanno deciso di offrire nove mesi della propria vita per mettere al mondo un bambino che sarebbe poi stato cresciuto da qualcun altro, ma pochi si sono presi la briga di ascoltare la voce di chi è stato messo al mondo proprio grazie a questa pratica. Su una cosa sembrano tutti essere d’accordo: il benessere del bambino è un punto fondamentale. Abbiamo quindi tradotto un’intervista realizzata da Jerry Mahoney, creatore del blog  Mommy Man,  ad Anne, una ragazza di 22 anni nata da maternità surrogata negli USA. Anne ha raccontato i lati positivi e negativi del vivere in una famiglia che dal punto di vista genetico non è completamente sua, ma che l’ha cresciuta con amore e attenzioni, standole vicino in momenti delicati della sua vita come l’incontro con la madre biologica.

Used with permission from Mommy Man
Anne e i suoi genitori. Used with permission from Mommy Man.

Ciao Anne! Prima di tutto, vuoi parlarmi della tua famiglia e di come sei stata concepita? È stato tramite maternità surrogata tradizionale, ovvero la madre surrogata ha usato i suoi ovuli con lo sperma di tuo padre?

Esatto, sono il risultato di una maternità surrogata tradizionale! Mia mamma ha avuto problemi di fertilità che l’hanno portata a prendere in considerazione la maternità surrogata. Grazie al Center for Surrogate Pareting i miei genitori hanno incontrato la mia mamma biologica. Il primo tentativo è finito in un aborto, poi ci sono voluti quasi 4 anni per avermi.

Prima di andare avanti, vorrei chiederti scusa per la prima domanda: nessuno dovrebbe sentire, dire o pensare a frasi come “lo sperma di tuo padre”. Molti di noi hanno il privilegio di non dover mai pensare nei dettagli a come ci hanno concepito i nostri genitori – se è stato durante la luna di miele, se si è rotto il preservativo o se erano del tutto ubriachi e il papà pensava di essere uscito con la sorella gemella della mamma o cose del genere. Non so queste cose di me, e non le voglio sapere. Non ti infastidisce che la gente sia così curiosa di sapere i dettagli della tua nascita, o che tu debba parlarne di più rispetto alle altre persone?

Ahahah, oddio, sotto certi punti di vista sono fortunata, la mia nascita è stata programmata nei minimi dettagli. I miei mi hanno DAVVERO voluta, così tanto che sono andati fino in fondo a questa complicata trafila per avermi. Sinceramente, mi dà più fastidio la gente che cerca di fingere che io non abbia detto niente sulla maternità surrogata rispetto a quelli che mi vedono come un interessante esperimento biologico e sociale. «Carino, che fai questo weekend?» suona molto peggio di «aspetta, da quanto lo sai?».

Se non ne voglio parlare, non sono costretta. In ogni caso, la maggior parte delle volte quando tiro fuori l’argomento o quando esce la questione della mia famiglia ne viene fuori una conversazione interessante, che è sempre divertente.

 Che tipo di rapporto hai con tua madre biologica, come la chiami? La chiami mamma surrogata o eviti la parola con la m […]?

A dire il vero la chiamo col suo nome di battesimo. Ci ho dovuto pensare un attimo. Se devo descriverla ad altre persone dico mamma biologica come sto facendo ora. […] Non l’ho sentita molto durante la mia crescita. Guardando indietro, avrei voluto sentirla di più, ma stava vivendo la sua vita, probabilmente cercando di distaccarsi dai miei genitori per permettergli di crescermi. Ricordo che ogni tanto ricevevo delle cartoline a Natale o per il mio compleanno.

Quando avevo 12 anni l’ho vista per la prima volta. A quanto pare, le associazioni legate alla maternità surrogata pensano che 12 anni sia l’età giusta. Immagina di incontrare un genitore per la prima volta a 12 anni! Mi ha mandata in confusione. A 12 anni si è troppo in imbarazzo ed emotivi per una cosa del genere. Siamo solo uscite a cena e i miei genitori sono rimasti sempre con me. Ricordo di non aver detto molto… cosa devi dire a 12 anni?

Poi, ricordo che quando ero al primo o secondo anno di liceo sono entrata nell’account e-mail di mio padre per cercare il suo indirizzo. Si stavano diffondendo i primi social network ed ero decisa a trovarla. Ho trovato la sua mail e poi l’ho trovata su Facebook. Per farla breve, siamo diventate amiche su Facebook e per un po’ ci siamo messe mi piace ai post.

A metà del college mi sono accorta che non avrei potuto stare bene con me stessa se fosse successo qualcosa alla mia madre biologica e non l’avessi incontrata da adulta. Al terzo anno di scuola ho deciso di fare un viaggio e andarla a trovare. Ho trascinato con me uno dei miei migliori amici e sono contenta di averlo fatto dato che sarei stata troppo nervosa per guidare. Abbiamo incontrato lei e suo marito e abbiamo cenato. Da quel momento ci siamo sentite qualche volta per messaggio, ma penso di andarla a trovare di nuovo il prossimo anno. Vorrei portare avanti la nostra relazione perché penso di essere fortunata ad avere un rapporto così aperto con lei.

Quando ti hanno rivelato i tuoi genitori che sei stata concepita tramite maternità surrogata e qual è stata la tua reazione? Ti sei sentita una stramboide, una sorta di superbambina o una via di mezzo?

È difficile rispondere a questa domanda perché non ricordo un momento in cui non lo sapessi. La mia famiglia ne ha sempre parlato, mai nel senso di «tu sei diversa», ma più come «siamo così fortunati ad averti!». Ci sono stati dei periodi in cui mi sentivo un po’ diversa. La cosa derivava più da me e dal fatto di non conoscere la mia mamma biologica. Penso di essermi chiesta se mi stessi perdendo qualcosa. A volte mi sentivo un po’ fuori posto nella mia famiglia. Mi ricordo che sognavo ad occhi aperti di incontrare la mia mamma biologica immaginando cosa le avrei detto o cosa sarebbe successo se non fossimo andate d’accordo. Più che altro penso che mi domandassi se era come me o no. […]

Used with permission from Mommy Man
Used with permission from Mommy Man

Quando sei cresciuta, a quanti dei tuoi amici hai raccontato la tua storia? […] ti hanno mai presa in giro per la tua famiglia?

Non ricordo di essere stata presa in giro, ma ricordo invece di aver fatto outing quando una mia amica che era stata adottata è stata presa di mira. Gli altri bambini erano così scioccati da quello che avevo detto che non l’hanno più presa in giro. […] se ne ho l’occasione lo dico, ma decisamente non è una cosa che infili con disinvoltura in una conversazione.

Ti sentivi diversa dai tuoi amici con famiglie più tradizionali? Hai mai desiderato di avere una famiglia “normale” come tutti gli altri?

Ho dei ricordi davvero divertenti di quando durante una visita dal dottore, avrò avuto 6 anni, ho detto qualcosa di assurdo riguardo al non far entrare il sangue di mia mamma nel mio corpo perché non eravamo imparentate. Ci sono stati dei momenti in cui ho proprio pensato che mio fratello fosse più simile a mia madre; a me e a mio padre piacciono le stesse caramelle, ci svegliamo tutti e due presto la mattina, abbiamo gli stessi modi di fare… Mi sentivo come se potessi percepire il legame biologico con lui più che con mia madre. Ma come si può provare una cosa così? Se non avessi saputo di essere una bambina surrogata lo avrei mai notato? Penso proprio di no.

A un certo punto però, crescendo, mi sono accorta che avere le idee confuse su cosa sia una famiglia mi ha permesso di sviluppare relazioni più vicine alle persone… Per spiegarmi meglio, ampliando il mio concetto di famiglia, ho potuto lasciare entrare più persone. Penso che questo modo di vedere le cose mi abbia aiutato a non preoccuparmi molto di che cos’è una famiglia “normale”. E poi, quando ne parli con qualcuno, ti accorgi che la famiglia normale non esiste.

Parlami un po’ di tuo fratello. Mentre i tuoi genitori cercavano di concepire tramite GPA, sono riusciti a farlo in modo naturale, così è nato tuo fratello. Giusto?

Giusto! Mio fratello è stato un miracolo. Mia mamma aveva smesso di fare i trattamenti per la fertilità quando ha scoperto di aspettarlo!

Quindi, se il desiderio dei tuoi genitori era avere un bambino, perché sono andati avanti con la maternità surrogata quando hanno avuto un figlio biologico tutto loro? Penso che questa cosa potrebbe confondere molte persone.

Detto semplicemente, volevano due bambini. Penso che già averne uno sarebbe stato abbastanza miracoloso, ma la possibilità di averne due… non potevano lasciarsela scappare. Penso che a quel punto fossero talmente fissati sull’idea della maternità surrogata che hanno deciso di andare fino in fondo.

Quando pensi a tutto quello che hanno passato i tuoi genitori per averti, non ti chiedi mai perché non abbiano adottato? È qualcosa che ti hanno mai chiesto?

Penso che i miei genitori avrebbero avuto ancor più difficoltà ad adottare. Ho 22 anni e mia mamma ha compiuto 70 anni una settimana fa. Mio papà ne ha 60. […] La differenza di età ha dato qualche problema, ma ora che sono più adulta sono felicissima di avere dei genitori così grandi, avevano una maturità che ha semplificato tutto il processo. Riguardo al fatto di chiedermi perché non abbiano adottato, no, non me l’hanno mai chiesto. […]

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