Doctor Strange: legame “storico” di Essere e Tempo

La temporalità è la metafora del cambiamento dinamico dell’Essere.

Per  venire a capo del costante defluire del tempo noi possiamo seguire la ripetitiva rotazione quotidiana delle lancette dell’orologio che ci informano “che ora è” nell’Ora nella quale le osserviamo, oppure misurare la percezione dello scorrere del tempo ricordando le nostre esperienze personali  impresse nella nostra anima che ci risultano più significative per la nostra vita empirica e che ci fanno rendere conto del tempo che abbiamo vissuto da quando sono occorse a quando le ricordiamo.

Sia rispetto allo scorrere delle ore, sia per quanto concerne la memoria dell’episodio vissuto che ci dà una percezione della dinamicità di un passato che è la conseguenza del nostro proprio essere diveniente, il tempo si conferma come l’ineludibile movimento statico del cambiamento infinito nei mutamenti della vita; per questo si è soliti dire che il cambiamento avviene nel tempo o col tempo. Conoscere il tempo significa indagare l’intervallo tra una fase e l’altra di una trasformazione che si sviluppa in un processo in quanto solo in questi intervalli il tempo lascia i suoi segni.

Prima del tempo come lo conosciamo noi, stando ad una tradizione risalente ad Agostino, esisteva un’unica temporalità assoluta: l’eternità, che in vero è  la dimensione pre-temporale propria dell’esistenza divina. Con la creazione del tempo, Dio creò immediatamente anche il mondo, cioè il divenire dell’Essere. In questo senso il tempo è il principio primo della esistenza sulla terra: la nascita avviene nel tempo, così la crescita e la stessa morte è la possibilità che mette fine a tutte le altre in quanto annienta il nostro tempo.

Nella temporalità cronologica, nella quale il tempo decorre e trascorre, l’unico residuo di eternità che vi si può rintracciare si riscontra nella ripetizione circolare del susseguirsi delle ore nei nostri orologi, cioè ciò che è eterno è il sistema di misurazione convenzionale del tempo e mai l’attimo che rimane per definizione fugace e transitorio, Augenblick, come dicono i tedeschi, un battito di ciglia.

Nel film sul noto supereroe Marvel Doctor Strange con Bendict Cumberbatch, il protagonista, mediante un processo iniziatico di tipo cenobitico orientale, dall’essere un neurochirurgo luminare affermato diventa un esperto di arti occulte e un abile manovratore dell’energia cosmica. Nel suo percorso di iniziazione rivela da subito acutezza mentale e una spiccata inclinazione a violare le regole dell’apprendimento, deviandone la traiettoria canonica ogni volta che può. Infatti si sa che chi ha una potente intuizione intellettuale possiede una capacità innata di giungere al midollo delle cose e quindi può permettersi di accelerare e addirittura astenersi dal convenzionale processo epistemologico di acquisizione delle conoscenze.

La base di ogni deviazione dal percorso prestabilito che porti comunque alla conoscenza è lo studio autonomo, l’autodidattica, che Doctor Strange pratica fin da subito. Così mentre se ne sta da solo a studiare, scopre un aspetto decisivo della magia che sta apprendendo: la pratica proibita del rimodellamento temporale della realtà. La scoperta più importante della sua breve formazione è sicuramente quella dell’esistenza della proteiforme struttura della Realtà, esistono differenti livelli dimensionali di realtà regionali che costituiscono il tutto come un intero delle parti che prende il nome di “Multiverso”.

Una di queste dimensioni è, per così dire, nemica delle altre, nella quale ogni potere è depotenziato, ogni pratica magica è inibita: la Dark Dimension, la dimensione umbratile  in cui regna Dormammu, il quale mira a inglobare tutte le altre dimensioni per ridurre la pluralità ad un piano di realtà onniestensivo e onnicomprensivo, cioè esclusivo in una sorta di “hen kai pan” sclerotizzato. Doctor Strange quando si reca in questa dimensione lo fa intuendo come ingannare il suo nemico, pronunciando folgorato, questa frase: «oltre il tempo». Al progetto di riduzione dell’intero delle parti e della conseguente sublimazione del Tutto nell’indifferenziato Uno assoluto, propagandato da Dormammu e dai suoi seguaci zeloti, Doctor Strange oppone una convinta conservazione della Differenza quale base della molteplicità. Affronta Dormammu con le sue stesse armi: gli dà un assaggio del significato dell’unico, creando un loop temporale dal di fuori della Dark Dimension e riuscendo ad estenderlo al suo interno, così, mentre il tempo è paralizzato nel Multiverso nel frattempo nella Dimensione Oscura un  momento  si ripete eternamente sempre uguale in un unico e insuperabile avvenimento, in cui  l’attimo passa ad essere da una finestra sulla temporalità alla essenza della temporalità medesima. Ciò significa che Doctor Strange rimodella la temporalità.

Sappiamo che la temporalità è di due tipi: il susseguirsi del tempo cronologico, la storia del tempo, ma anche la temporalità della vita dell’uomo che trova sua espressione esterna nella quotidianità. Doctor Strange blocca la seconda per intervenire sulla prima, guadagnandosi il rango di spirito del mondo, un uomo che supera la liceità delle Leggi Cosmiche per garantirne la preservazione.  Tutto ciò che accade è la distruzione di Doctor Strange ad opera di Dormammu che si ripete eternamente, la quale è però falsa, escogitata come sacrifico inscenato, una finzione dell’eroe per mettere fine ai folli propositi dell’antieroe che è costretto a capitolare e a scendere a compromessi.

Doctor Strange è un supereroe sui generis, un cinico paladino della giustizia che salva il mondo disattendendo le leggi che lo governano, tuttavia  ci insegna che l’assolutismo totalizzante che livella l’alterità è proposito malvagio, marcio fino al midollo, perché sopprime il cambiamento e annienta la differenza. C’è da dire d’altro canto che nella post-modernità nella quale il distintivo della buona vita è l’eccellenza delle prestazioni che rende sempre più indispensabile una suddivisione settoriale degli ambiti di pertinenza lavorativa e del Sapere e il conseguente potenziamento delle competenze, il termine “Multiverso” è irrefutabilmente appropriato.

Letto in questa luce, però,  il messaggio del film assume un’altra fisionomia: Doctor Strange è l’agente della modernità, che inganna anche il destino originario che invita all’unità dell’Essere (Dormammu). C’è di più: il paralizzare il tempo e il ripeterlo davanti a un destino che ti distrugge ogni volta solo a condizione che tu glielo lasci fare deliberatamente è qualcosa di diverso dalla sana consapevolezza del sacrificio di Sisifo, si tratta piuttosto di un titanismo prometeico compiuto che non lascia spazio ad altro che al senso di onnipotenza dell’uomo che vive nell’era della tecnica sulla Natura. Rievoca l’immagine de Il Dittatore di Charlie Chaplin in cui Hitler palleggia col Mondo. Mentre ognuno vive nella quotidianità  temporalmente accelerata e pluristratificata, c’è qualcuno che interviene nelle faccende essenziali negando e mettendo a tacere l’appello alla riunificazione e alla riconquistata semplicità del tutto, senza che nessuno lo veda o se ne renda conto. Dormammu può essere anche una sorta di divinità maligna, lo si può vedere dal fatto che non assume forma umana quando si trova a comunicare con Doctor Strange, il quale parla con una voce che gli risponde (scena che assomiglia molto alla sequenza di Matrix Revolution nella quale Neo parla con il Signore della Città delle Macchine; sia per l’inaccessibilità umana a entrambi i luoghi, sia per l’immane potenza dei due “Signori”) in questo senso Strange è un martire, che schiude a un nuovo tempo e la scena del suo dialogo con Dormammu in quanto divisa tra un tempo paralizzato e un attimo reiterato può essere vista come un attraversamento esplicito del Kairòs. In sostanza, viene da chiedersi: è una lotta tra il Bene e il Male quella tra Dormammu e Doctor Strange, ma chi si identifica con il primo e chi con il secondo?

Lorenzo Pampanini

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Redazione

In redazione: Michele Castelnovo, Ginevra Amadio, Yuri Cascasi, Silvia Ferrari, Dalila Forni, Camilla Volpe.