Il Festival della Filosofia è
una cosa divertente

 

di Mattia Marasti 

festival_filosofia_modena_2013A Sassuolo, durante questo primo giorno di Festival della Filosofia incentrato sul tema Ereditare, il caldo è tornato, in modo molto più subdolo di quello estivo. Non è un caldo esplicito, di quelli che vi prendono alla testa. È un caldo che somiglia ad un ago, prima vi infila la vena, trapassandoti la pelle, poi vi lascia questo piccolo foro rossastro all’altezza dell’articolazione.

Prima di arrivare a Piazzale Avanzini, il luogo dove si svolgono le prime conferenze, siete costretti a passare per il mercato cittadino, con i suoi rumori, la sua puzza, e la calca delle persone, come se quelle del Festival non fossero già troppe.

La mattinata del primo giorno potrebbe essere definita «la mattinata delle persone vestite in modo inadeguato». La prima persona che corrisponde a questa descrizione è l’assessore comunale alla cultura, che sembra aver scambiato il palco, posto sotto un tendone bianco, che il vento caldo muove periodicamente, per il red carpet e, sotto una collana, porta un vestito rosa salmone, con tanto di tacchi che la elevano da terra in maniera spropositata. Oltre a lei sul palco, è salita anche Maria Bettetini, che sembra appena uscita da uno di quei party goliardici a tema hawaiano, dove la gente ci dà dentro con trenini e cocktail esotici, con un enorme fiore giallo tra i capelli ricci e un paio di occhiali alla Buddy Holly.

agostino_di_ipponaLa lezione tenuta dalla Bettetini sarebbe dovuta essere Lezione dei classici, Le Confessioni di Sant’Agostino. Invece, nonostante l’assenza di disegni del Santo che corre con gli amici al fine di fregare l’uva dai campi limitrofi, sembra in tutto e per tutto Le Confessioni for kids.

Dopo circa una ventina di minuti, che voi potete spendere facendo un giro per il non certo imperdibile centro cittadino, o in un bar vicino, purtroppo per la maggior parte poco accoglienti, la lezione che vi aspetta, presieduta da Marco Vozza – anche lui vestito in maniera tutt’altro che indifferente: una camicia bianca a maniche corte che lascia intravedere, in quanto slacciata fino al quarto bottone (!), oltre a una canottiera di dubbio gusto anche qualche ciuffo di peli grigiastri – dovrebbe essere Sull’utilità e il danno della storia per la vita di Friedrich Nietzsche. E invece il titolo giusto sarebbe stato Apologia di Nietzsche che non è né un reazionario né un fautore del postmoderno con un’ultima parte dedicata a un “suo collega di Torino” che, dopo aver passato la vita innamorato follemente del postmoderno, è stato fulminato sulla via di Damasco dal Neorealismo (Maurizio Ferraris, ndr).

NietzscheX

Il pomeriggio potete passarlo sotto i portici di Piazza Garibaldi, con sterminate bancarelle di libri, tra cui una da cui emerge un cartello che attirerà la vostra attenzione (LIBRI A 2,50 euro), oppure visitando il simbolo del provincialismo sassolese, Palazzo Ducale.

recalcatiMa alle 18 tenetevi pronti per il grande spettacolo: Massimo Recalcati. Massimo Recalcati, che indossa una camicia azzurra sbottonata a mò Matteo Renzi, ma che con quegli occhiali non può che rassomigliare a Guy Verhofstadt, è il tipico uomo che piace alle signore. E non solo per il fisico, ma anche perché il suo discorso verte essenzialmente sul ruolo della madre, che la maggior parte di voi non capirà a fondo, soprattutto perché dopo dieci minuti sarete lì dietro a smanettare coi telefoni o con l’Ipad, ma che sì, insomma, è sempre bello ribadire l’importanza della madre in questi tempi dominati dal Gender.

Certo, a quelli con un po’ più di cultura potrà piacere questo discorso, ma la domanda, che a un certo punto si conficcherà nella vostra mente, sarà: ha davvero senso nel 2015, questa tendenza psicoanalitica che tende a inondare la famiglia di un’importanza spropositata? Davvero in un mondo in cui l’Io è costantemente connesso e ha contatti con decine, centinaia, migliaia di persone, si può affermare che ogni nevrosi, psicosi e problema nasce in seno alla famiglia per via di eventi traumatici avvenuti nell’infanzia? Non è forse arrivato il tempo di compiere un parricidio di Sigmund Freud e dei suoi allievi, a favore di una psichiatria globale, che si interessi non degli altri, come fa la sociologia, ma del rapporto che intercorre tra l’Io e gli altri, seguendo la lezione di Gilles Deleuze e Félix Guattari, che vedono l’inconscio non come l’eterna rappresentazione del dramma edipico, bensì come una fabbrica costantemente aperta sul mondo, senza però scordare le coordinate spazio temporali dell’individuo?

Oppure questa domanda potrebbe girarvi attorno e voi potreste sedervi tranquillamente a fare l’aperitivo su uno dei tavolini sotto i portici.

 

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