Il calcio a Parigi e la svolta dopo l’arrivo dei qatarioti

Scorrendo l’albo d’oro del campionato di calcio francese si può notare una incredibile tendenza democratica e federalista; ciò può apparire molto singolare, poiché la Francia rappresenta, a livello europeo, il paese centralista per antonomasia. Eppure nel calcio avviene tutto il contrario: la squadra maggiormente scudettata è il Saint-Etienne (10 titoli), seguita dal Marsiglia (9), Nantes (8), Lione e Monaco (7). E Parigi? Il Paris-Saint Germain ha vinto le ultime quattro Ligue 1 consecutive portando a 6 il numero di scudetti totali. Gli ultimi anni, di fatto, non devono trarre in inganno: il calcio francese infatti è sempre stato terreno di conquista delle città periferiche, i cui abitanti vengono chiamati dai parigini, con toni sprezzanti, les provinciales. In tempi abbastanza recenti la vittoria del campionato è stata festeggiata a Bordeaux, Montpellier, Auxerre, Lens. Questa tendenza è stata rotta, di fatto, solamente dall’arrivo dei petroldollari qatarioti, i quali sono stati in grado di portare all’ombra della Tour Eiffel fuoriclasse assoluti come Ibrahimovic, Cavani e Di Maria. Ma prima di questa ventata di denaro, qual era la situazione del calcio parigino?

fonte: Goal.com

Innanzitutto è doveroso tenere presente un dato. In Francia, fra gli sport di squadra, il calcio si accompagna al rugby e non esiste una netta prevalenza dell’uno sull’altro; in questo senso l’Italia è una realtà totalmente differente, poiché lo sport nazionale si prende interamente la scena. In particolare Parigi, così come centri più piccoli quali Tolosa e Tolone, è sempre stata una città tradizionalmente a vocazione rugbystica; mentre Marsiglia, Nantes e Saint-Etienne hanno rappresentato per decenni il gotha del calcio francese. Sulle rive della Senna il pallone rotondo non ha mai fatto grandi proseliti: forse è un gioco troppo popolare per lo snobismo che caratterizza, da sempre, Parigi.

Le prime due società calcistiche nate nella capitale furono il Racing Club de France (fondato nel 1896) e il Red Star, nato un anno dopo per volere di Jules Rimet a cui si deve la creazione della Coppa del Mondo, portata a casa definitivamente dal Brasile nel 1970. Entrambe le compagini, dando un occhio all’albo d’oro, hanno avuto una storia poco gloriosa. Il Racing Club de France ha vinto una Ligue 1 nel 1936 e oggi è addirittura un club non professionistico che milita nella quinta divisione francese; il Red Star non ha all’attivo nessun campionato, ma ben 5 Coppe di Francia e oggi è in seconda divisione. Difatti prossimamente nel campionato francese potrebbe esserci spazio per un derby cittadino, un evento che in Francia è più unico che raro. Oltre ai derby regionali molto sentiti e ai vari “classici” (oggi le classique è PSG – Olympique Marseille, mentre negli anni ’60 e ’70 era Saint-Etienne – Nantes) non esistono stracittadine, le quali, invece, sono spesso le assolute protagoniste negli altri campionati europei.

fonte: http://storiedicalcio.altervista.org

Il Paris Saint-Germain viene fondato solamente nel 1970 e nasce dalla fusione di due club: il neonato Paris FC e, per l’appunto, lo Stade Saint-Germain, la squadra di Saint-Germain en Laye, un comune dell’area urbana parigina. Fatte le debite proporzioni è come se la prima squadra di Roma fosse la Pescatori Ostia; o al posto di Inter e Milan, a Milano, dominasse la Pro Sesto. Il PSG nel 1974 ottenne la promozione in Ligue 1 e da lì non è mai retrocesso; oltretutto in quell’anno la società acquistò il Parco dei Principi, lo stadio in cui gioca le partite casalinghe (da non confondere con lo Stade de France a Saint-Denis, dove la nazionale francese vinse il mondiale del 1998 e perse la finale dell’Europeo l’estate scorsa).

Ovviamente l’arrivo dei fondi qatarioti ha segnato un vero e proprio spartiacque della storia del club e, più in generale, del calcio francese: i tifosi rivali chiamano la squadra della capitale Qatar Saint-Germain per rimarcare lo strapotere economico dei parigini. I ricchi e i potenti non piacciono, soprattutto quando acquisiscono dimensioni totalmente spropositate. Negli ultimi anni il Parc des Princes ha ospitato personaggi celebri non soltanto sul terreno di gioco: star di Hollywood, cantanti, uomini fra i più ricchi di Francia e il vecchio presidente Nicolas Sarkozy, da sempre tifoso del PSG.

È parigino anche l’ultimo residente all’Eliseo, François Hollande, il quale, al contrario non ha mai fatto mistero di tifare l’altra squadra della capitale, il Red Star, facendosi vedere qualche volta anche allo stadio e al campo di allenamento. L’antitesi può apparire scontata e banale: il repubblicano tifa la squadra dei ricchi, mentre il socialista quella dei poveri. Il Red Star negli ultimi anni si è ritagliata un ruolo importante all’interno del calcio parigino: il discreto livello raggiunto (è lecito attendersi che prima o poi in Ligue 1 ci arriverà) ha fatto sì che aumentasse il numero dei suoi tifosi, specialmente fra la classe operaia e gli abitanti delle banlieu. C’è un dato interessante che spiega la crescita del calcio parigino negli ultimi anni. Una buona parte dei calciatori in rosa della nazionale francese, che ha giocato in casa gli europei 2016, è parigina; in particolare sono nati e cresciuti nelle banlieu le stelle del presente e del futuro come Pogba, Kantè e Coman.

Lo stadio del Red Star
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Di recente lo sport parigino ha vissuto delle giornate molto intense, in seguito all’annuncio della fusione dei due club rugbystici della capitale: lo Stade français e il Racing Club 92, due fra le compagini più forti d’Europa. In seguito a numerose proteste, provenienti non soltanto dagli ambienti della palla ovale, chi pensò di riunire i due club parigini sotto un’unica bandiera è stato costretto a ritrattare. Come si è detto nel calcio, invece, l’Fc Paris e il Saint Germain negli anni ’70 si riunirono sotto il nome di Paris Saint-Germain; all’epoca non ci furono grandi polemiche né mugugni, poiché entrambi i club potevano contare su un numero di tifosi esageratamente ristretto. Non si può dire lo stesso delle due squadre di rugby della capitale. Forse è sufficiente questo esempio per spiegare che, nonostante la ricchezza del nuovo Paris-Saint Germain, la passione per calcio a Parigi non potrà mai raggiungere il livello delle altre capitali europee.

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