I Medici: apologia
di una produzione italiana

Con indici di ascolto da record e milioni di telespettatori incollati agli schermi ogni martedì sera, I Medici  (Medici: Masters of Florence), serie tv storico – drammatica, ha letteralmente conquistato il pubblico mondiale. Grazie a una miscela vincente composta da una storia intrigante e ricca di fascino (nonché, per la maggior parte, vera) e da un cast di tutto rispetto che annovera grandi nomi (come quello di Dustin Hoffman) e volti emergenti (come lo scozzese Richard Madden), la serie ha riscontrato un immediato successo, nonché una cospicua e parallela ondata di critiche. Partendo nell’analisi di questo progetto televisivo, è importante, se non fondamentale, ricordare che gran parte di esso è stato sostenuto e finanziato da aziende italiane, fra cui vanno citate Lux Vide e RAI.

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Come è naturalmente comprensibile dal titolo, la serie tratta la storia della famiglia Medici che, in una splendida Firenze rinascimentale, lotta per affermare il proprio nome nella città e nella storia. Narrando la vicenda di coloro che hanno reso grande la stirpe dei Medici, ovvero Giovanni (Hoffman) e in particolare il figlio Cosimo (Madden), I Medici si snoda in un reticolo di storie e intrighi, siano essi politici o familiari.

Ed è proprio sull’assetto della trama che sono state mosse le prime e inclementi critiche. Infatti in molti, sia nel pubblico sia nella critica, si sono scagliati contro l’aspetto troppo melodrammatico della serie, conferendole le medesime caratteristiche di una fiction romantico – sentimentale. Sempre riguardo la trama, feroci sono stati coloro che l’hanno definita poco attinente alla storia e ai fatti realmente accaduti.

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Proseguendo poi verso aspetti più delicati e professionali, vi sono stati giudizi negativi anche riguardo la ricostruzione grafica di Firenze (che accusano la scarsa qualità degli effetti), passando anche per il doppiaggio, ritenuto mediocre, finendo poi con i costumi, poco fedeli agli abiti del tempo. Ebbene molti di questi giudizi potrebbero apparire determinanti per una definizione sulla qualità della serie, e di conseguenza influenzare il pubblico verso un’astensione.

Eppure, se I Medici ha riscosso così tanto successo ed è seguito con meticolosità dai telespettatori internazionali, un motivo dovrà pur esserci (oltre lo sguardo azzurro di Richard Madden). Controbattendo a questa corrente di pessimistica demolizione, un versante di ottimismo e fiducia si è schierato in difesa della serie, enunciandone ad uno ad uno i numerosi pregi. Innanzitutto, la serie tratta un tema storico spesso recluso nel dimenticatoio (in quanto il nome Medici è spesso ed erroneamente associato solo a quello di Lorenzo), proponendolo alle masse in modo accattivante e coinvolgente. Gli sforzi fatti dal cast (in maggioranza italiano) e dalla produzione per creare un prodotto al tempo stesso valido ma anche commerciale vanno sicuramente lodati, in quanto ciò che hanno prodotto è una versione pop dei classici documentari di Discovery, con quel tocco di romanticismo e di melodramma che non guasta mai. Sicuramente, se l’intento fosse stato quello di produrre una serie rigorosamente storica, il risultato e il livello dell’audience sarebbero stati diversi, e probabilmente non così soddisfacenti.

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Per quanto riguarda la parte tecnica, bisogna riconoscere l’impegno e l’accuratezza degli elementi riprodotti, come la cupola del Brunelleschi (interpretato da Alessandro Preziosi) ancora in fase di costruzione. Si tratta sicuramente di una grafica lampante, lontana dalle magie hollywoodiane, ma resta comunque uno sforzo positivo che ha portato a un prodotto accettabile. Negare che nella serie vi siano delle pecche sarebbe ipocrita, ma allo stesso tempo è demoralizzante vedere come un progetto nazionale che racconta la nostra storia e la diffonde nel mondo sia stato accolto con così poco entusiasmo da molti critici e giornalisti italiani, e abbia fatto improvvisamente tramutare una parte del pubblico in nostrani James Cameron. I Medici è una vetrina con cui l’Italia si propone al mondo in un settore a noi finora quasi sconosciuto. Le serie e fiction prodotte nel nostro Paese non hanno quasi mai varcato i confini nazionali e non si sono mai discostate da stereotipi poco lusinghieri di melensi programmi da zitelle.

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Quindi è importante che questa serie venga riconosciuta per quello che è, ovvero uno slancio nuovo e vivace verso un settore in continua espansione. Sicuramente la strada da fare è molta, e, sebbene il percorso verso un prodotto di estrema qualità e finezza sia ancora lungo (basti pensare alla serie Victoria di Itv o The Crown, prodotta da Netflix sulla vita di Elisabetta II),  non siamo poi così lontani da altre serie storiche di produzione inglese o statunitense (si pensi a Reign, sulla vita di Mary Stuart, spesso criticata per ragioni analoghe a quelle de I Medici). I Medici è dunque qualcosa di cui andare fieri, abbandonando quelle armi critiche che entrano in azione nei casi meno opportuni e sfoderando un po’ di orgoglio ed entusiasmo in più per una serie complessivamente ben fatta, di successo e soprattutto che parla dell’Italia in modo nuovo, fresco e travolgente.”

 

 

 

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