“Hugo Cabret”: immagini e parole
esplorano il cinema delle origini

hugo copertina

Siamo nel 1931. Hugo Cabret è un orfano di dodici anni che vive tutto solo nella stazione ferroviaria di Parigi. Suo padre è morto in un terribile incendio, mentre lo zio che avrebbe dovuto prendersi cura di lui – un uomo poco raccomandabile – scompare misteriosamente e non fa più ritorno. Con dedizione, il ragazzo carica gli orologi della stazione di Parigi ogni giorno, svolgendo il lavoro dello zio e cercando di non farsi vedere dal terribile Ispettore Ferroviario. Da cunicoli nascosti Hugo spia con malinconia i passanti, osservatore invisibile della metropoli. L’avventura prende vita quando il piccolo protagonista decide di rimettere in sesto un vecchio automa che suo padre aveva trovato nel deposito di un museo e a cui aveva deciso di lavorare. Hugo Cabret, personaggio dickensiano ma nella Parigi degli anni ‘30, spera che il marchingegno dalle sembianze umane possa svelargli i misteri del suo passato. Con la complicità di una nuova amica, Isabelle, e di un vecchio brontolone, il protagonista “riporterà in vita” uno dei più celebri personaggi del cinema delle origini: Georges Méliès, regista ricordato per la sua fantasia e i suoi film dai tratti surreali.

Questa è la trama de La straordinaria invenzione di Hugo Cabret (2006), scritto e illustrato da Brian Selznick e pubblicato da Mondadori per l’edizione italiana. Se di per sé la storia di Hugo non sembra delle più innovative, lo è invece la forma di questo libro unico nel suo (non) genere. L’opera è un volume di più di 500 pagine, eppure si divora in poche ore. Le avventure di Hugo infatti non vengono raccontate attraverso le parole, ma, soprattutto, attraverso le immagini. Se di solito le illustrazioni accompagnano il testo scritto, spingendo la fantasia del lettore in una determinata direzione già prestabilita dalla parola, in questo caso è il testo ad accompagnare le figure, chiarificandole ulteriormente. Il libro è composto da ben 284 illustrazioni in bianco e nero che si susseguono come i fotogrammi di un film in versione cartacea: la luna, poi i tetti della capitale francese, le strade, l’alba, la folla. E poi ancora l’ingresso della stazione ferroviaria, le lunghe code, i passanti, un bambino che, immagine dopo immagine, cominciamo a seguire e a conoscere.

hugo cabret 4

Le illustrazioni, interamente a matita, sono apparentemente semplici, ma in realtà ricche di dettagli e fonte di grande dinamismo. Con Hugo ci muoviamo loschi per la stazione, rubiamo rotelle e marchingegni per far funzionare l’automa, sgusciamo in stretti cunicoli o entriamo di nascosto nel negozio di un anziano signore, mandandolo su tutte le furie. Nonostante le parole non siano l’elemento principale, l’opera riesce comunque ad approfondire più aspetti della vita di Hugo: il lettore per esempio può ricostruire il passato del ragazzo grazie a numerosi flashback, visivi e letterari al tempo stesso. Legare questo volume a un particolare genere letterario è quindi molto difficile. L’autore stesso si è espresso al riguardo cercando di chiarire le idee ai suoi lettori: «non è esattamente un romanzo, non è del tutto un libro illustrato, non è proprio un fumetto, un flip-book o un film, è una combinazione di tutte queste cose».

Oltre alla particolarità della forma, il libro riprende un tema non così comune in letteratura, ovvero il cinema delle origini. Il mondo di Georges Méliès viene presentato con originalità al lettore, che può ammirare alcune immagini tratte dai suoi film, come Viaggio nella luna (1902), o scoprire la passione del regista per l’illusionismo e per i marchingegni in grado di ingannare l’occhio umano. Méliès e Hugo hanno in comune la passione per viti, rotelle e meccanismi e si ritroveranno a essere più vicini del previsto.

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In quest’opera illustrazioni e testo si completano a vicenda, dimostrando come un buon dosaggio di questi due importanti elementi possa dare vita a una storia chiara, emozionante e soprattutto accattivante. La straordinaria invenzione di Hugo Cabret è un testo ibrido che trova pochi eguali, un esperimento che stupisce narrando non una storia diversa, ma una storia in modo diverso. Un libro speciale da non perdere poiché in grado di portare alla letteratura contemporanea una ventata d’aria fresca.

 

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1991. Studentessa di Lingue e Letterature Europee ed Extraeuropee a Milano. Vivo di letteratura, pastasciutta e buona birra.