“Il Gioco del Fato”: Il viaggio
della vita attraverso l’ignoto

di Marika Di Carlo.

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«Quello che mai prevedo è appunto di aver preveduto, di sapere ogni volta quel che farò e che dirò – e quello che faccio e che dico diventa così sempre nuovo, sorprendente, come un gioco, come quel gioco di scacchi che Odisseo mi insegnò, tutto regole e norme, ma così bello e imprevisto. Lui mi diceva sempre che quel gioco è la vita. Mi diceva che è un modo per vincere il tempo».

Così parla Circe, la bellissima maga che trasformava gli uomini in bestie dopo averli sedotti, affascinata da quel coraggioso uomo quale era Odisseo, sovrano di Itaca, che più di ogni altra cosa desiderava tornare a casa. Così parla Circe secondo Cesare Pavese che, nei Dialoghi con Leucò, crea il ritratto di una donna immortale ed eterea, ma con un lato umano, quasi desiderosa di poter vivere un’esistenza fatta di imprevisti, di cose non sapute, di avventure.

Ma nei Dialoghi con Leucò, non è solo Circe a dire parole: sono ventisette i dialoghi che danno voce ad alcuni dei più grandi personaggi della mitologia greca, come Orfeo, Saffo, Tiresia, intenti ad affrontare i più grandi e misteriosi temi della vita umana: l’amore, il dolore, il destino, la morte.

È il fato il protagonista di quest’opera scritta tra il dicembre del 1945 e il marzo del 1947. Il titolo è un omaggio a Bianca Garufi, con la quale Pavese ha avuto una passionale relazione. Leucò, infatti, è la traduzione greca di “bianca”, ma è anche il diminutivo della dea Leucotea, la dea bianca. Leucotea, dunque, guida i lettori in questo pavesiano viaggio attraverso i misteri dell’esistere, esattamente come assiste Odisseo nella tempesta.

È proprio da questi bellissimi dialoghi che nasce l’idea per lo spettacolo Il Gioco del Fato, la nuova produzione dell’Officina Teatrale degli Anacoleti, che chiuderà la Stagione 2015/2016 Praesentia, iniziata nel mese di ottobre con lo spettacolo Giro di Vite di Valter Malosti. Un viaggio attraverso l’ignoto e i limiti dell’essere umano che guarda alla vita con gli occhi di chi cerca risposte che mai otterrà, vagando per sempre lungo una tenue strada piena di promesse, ma priva di certezze.

Ne Il Gioco del Fato vengono narrate le imprese degli eroi dell’Antica Grecia, ma non c’è nulla di eroico in questa narrazione: i protagonisti sono piccoli uomini che si ritrovano davanti a un ostacolo colossale: l’ignoto, la vita stessa. Gli stessi attori che interpretano questi eroi non sono sul palco, non sono al di sopra degli spettatori, ma in mezzo a loro, vivono e agiscono come uomini, solo uomini. E non sono soltanto gli eroi i protagonisti di questo spettacolo, ma anche semplici individui alle prese con problemi quotidiani, come il pregiudizio, la morte, la separazione.

Il Fato non fa sconti: la sua spietata potenza si abbatte su qualsiasi essere umano, sia esso un eroe le cui imprese vivono oltre i secoli, o un semplice ragazzo non ancora abbastanza maturo per affrontare le sfide della vita. Alla regia de Il Gioco del Fato troviamo Alessandro Castigliano che, dopo il successo di Penelope, torna con uno spettacolo volto ad esplorare il lato umano dei personaggi più celebri della mitologia greca.

«Il Gioco del Fato è uno spettacolo di avventure. Perché l’avventura, come il mito, celebra il desiderio di conoscere, l’attrazione verso l’ignoto, il coraggio, l’accortezza e la lucidità della sfida contro il Fato, l’utopia della lotta con mezzi umani a ciò che sembra infinitamente più grande dell’umano. Queste parole sembrano essersi svuotate, il loro senso smarrito di fronte alla schiera di uomini indifferenti, sottomessi dalla paura a una sorte prevedibile e miserabile. E allora le vogliamo illuminare almeno per un’ora facendoci più grandi di noi stessi e restituendo loro il posto che meritano, navigando l’oceano delle storie».

Oltre a quella di Cesare Pavese, altre opere sono state d’ispirazione per la creazione di questo spettacolo, tra cui La patente di Luigi Pirandello e Assenza di Valeria Parrella, sottoposte a una libera interpretazione e riscrittura da parte del regista Alessandro Castigliano.

Come in Penelope, anche ne Il Gioco del Fato il protagonista assoluto è il destino, che può essere chiamato in vari modi, volere degli dei, decreto fatale, catena di ferro, ma che rimane sempre il filo invisibile che muove le marionette del suo teatro a proprio piacimento, come un gioco. Con il fato in azione, l’uomo non può fare altro che mostrarsi nudo davanti alla vita, mostrarsi debole, impaurito, incerto, fino ad accettare la propria sorte e rassegnarsi davanti alle ingiustizie, al passare del tempo e ai cambiamenti che esso porta, al ricordo di ciò che aveva e che ha perduto. «L’uomo mortale, Leucò, non ha che questo d’immortale. Il ricordo che porta e il ricordo che lascia. Nomi e parole sono questo. Davanti al ricordo sorridono anche loro. Rassegnàti».

Cast: Giuliana Baldin, Vittoria Bertolone, Margherita Bricco, Verena Dellamora, Marika Di Carlo, Sandro Gino, Alice Monetti, Fabio Palumbo, Gabriele Tagliabue, Alessandra Villani.
Assistente alla regia: Romina Ierinò.

Il Gioco del Fato andrà in scena venerdì 27, domenica 29 maggio, venerdì 3 e domenica 5 giugno, presso l’Officina Teatrale degli Anacoleti di Vercelli, Corso De Gregori 28.

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