“Florence”: il successo tra cattivo gusto e corruzione

Può una donna assolutamente stonata diventare una celebre cantante? Sì, se è una ricca ereditiera. Proprio di questa assurda piega degli eventi narra il film Florence, diretto da Stephen Frears e nelle sale italiane dal 22 dicembre. Florence Foster Jenkins (Meryl Streep) è una newyorkese facoltosa che vorrebbe diventare celebre come cantante lirica. Il suo amore per la musica è smodato, ma non si può dire lo stesso del suo talento.

Florence fonda il Verdi Club, ma intrattenersi con dei gentiluomini parlando di canto lirico e musica classica non è più sufficiente: la donna vorrebbe “tenere tra le mani il pubblico”, stupire un’intera sala con la sua voce che, alle sue orecchie, si presenta dolce e armoniosa. Ingaggia quindi un giovane pianista, Cosmé McMoon (Simon Helberg, noto per il suo ruolo nella serie The Big Bang Theory), e un insegnante di canto che, più che migliorare le interpretazioni di Florence, elogia la donna, convincendola di essere una formidabile cantante.

Ruolo fondamentale è quello del marito e attore shakespeariano St. Clair Bayfield (Hugh Grant): pur di vedere Florence felice, l’uomo sopporta infinite ore di urla e schiamazzi, ammirando il falso talento della moglie e incoraggiandola a coltivare la sua passione. Florence è ridicola, grottesca, insopportabilmente stonata e priva di qualsiasi senso artistico, ma tra gli amici si crea un tacito accordo: nessuno dovrà rompere la falsa illusione che la donna si è creata. Chi, del resto, vorrebbe inimicarsi una generosa mecenate con le giuste conoscenze? Fino a che la protagonista, convinta di essere ormai formidabile nel canto, decide di offrire le sue esibizioni a un pubblico più vasto. Il marito dovrà così corrompere l’opinione pubblica per fare di Florence una stella del canto, un obiettivo che paradossalmente riuscirà a raggiungere.

Se la trama può apparire scarna, il film procede veloce e approfondisce le storie di più personaggi senza mai risultare pesante. Pur ispirandosi a una storia vera, il regista non sceglie un tono documentaristico, ma preferisce creare un’opera leggera e ricca di spunti di riflessione al tempo stesso. Tra comicità e tormento, tra momenti di puro humor e scene ben più drammatiche, Florence scorre senza mai stancare lo spettatore.

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Tra le sottotrame proposte la più avvincente è la strana relazione tra Florence e St. Clair: dopo aver contratto la sifilide durante un primo matrimonio combinato, la donna si astiene da ogni rapporto con il marito per non mettere a rischio la sua salute. Il signor St. Clair ha quindi una doppia vita con un’amante molto più giovane (Rebecca Ferguson), con cui addirittura convive. Il personaggio di St. Clair è interessante e complesso: si potrebbe pensare che la sua “storia d’amore” con Florence abbia delle basi meramente economiche, eppure la pellicola mostra in più punti la devozione del marito verso una moglie che ama in modo platonico, che ammira nonostante la sua incredibile ingenuità. Viene quindi da chiedersi se l’uomo sia semplicemente un ottimo attore – tanto durante il lavoro quanto nella vita reale – o sia mosso da un vero sentimento nei confronti di una donna molto più vecchia e sciocca di lui.

Il cast è sicuramente uno dei punti forti della pellicola: la protagonista è interpretata dalla pluripremiata Meryl Streep, che si dedica qui a un ruolo ricco di sfaccettature, comico e tragico insieme, grottesco per la maggior parte del tempo ma in grado di conquistare lo spettatore e impietosirlo nel finale. Al suo fianco, uno Hugh Grant che le tiene testa e che interpreta alla perfezione un personaggio ancora più complesso. L’attore è perfetto tanto nel ruolo di marito devoto e gentleman severo quanto nella parte dell’uomo divertente e brillante durante i festini in assenza di Florence. Da un lato è l’aristocratico austero che legge Jane Austen, dall’altro è un ballerino che si scatena dopo qualche drink.

Anche Simon Helberg si dimostra un attore formidabile e maturo interpretando il giovane pianista che fa da spalla alla cantante, una parte per cui ha guadagnato una nomination ai Golden Globes come miglior attore non protagonista.

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L’ambientazione ricreata fedelmente (siamo nella New York degli anni Quaranta), il trucco impeccabile e l’incredibile mimica degli attori fanno il resto: Florence è un film brillante da ogni punto di vista, una pellicola ironica e divertente che offre spunti di riflessione tanto sulla corruzione quanto sul buon gusto.

 

 

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1991. Studentessa di Lingue e Letterature Europee ed Extraeuropee a Milano. Vivo di letteratura, pastasciutta e buona birra.