Flatland: una nuova
dimensione dell’immagine

«Tutto è energia e questo è tutto quello che esiste. Sintonizzati alla frequenza della realtà che desideri e non potrai fare a meno di ottenere quella realtà.
Non c’è altra via. Questa non è Filosofia, questa è Fisica».
Albert Einstein

Percepire un oggetto – o riprenderlo con una macchina fotografica – significa captarne i fotoni che, dopo aver investito quell’oggetto, vengono riflessi verso di noi. Del resto, per una ragione prettamente fisica la fotografia, può essere considerata come un punto di incontro tra la dimensione spaziale e temporale. Ma può davvero l’immagine digitale di oggi, con tutti le sue innovazioni tecnologiche, raggiungere una nuova dimensione? Il lavoro del fotografo turco Aydın Büyüktaş ha deciso di intervenire su una possibile dimensione dello spazio: la città davanti ai suoi occhi non è più un corpo solido, diventa instabile e, cambiando prospettiva di lettura, si dispiega seguendo le proprie strade. Come una strana coincidenza, il progetto fotografico intitolato Flatland esce nel 2015-2016, l’anno della grande vittoria della teoria di Einstein. Tra casualità e destino si muovono le fotografie gravitazionali di Büyüktaş.

Istanbul Fatland 2015-2016 © Aydın Büyüktaş
Istanbul Flatland 2015-2016 © Aydın Büyüktaş

Retrocedendo di qualche anno è il 1884 quando Edwin Abbott scrive novelle seduto alla sua scrivania. Il lavoro delle sue opere descrive mondi e dimensioni fino all’ora inesplorati, come fossero parole costruire da un calcolo matematico preciso. Flatlandia: un romanzo a più dimensioni (Flatland: A Romance of Many Dimensions) ha intimorito molti con il suo aspetto analitico, ma nasconde in sé uno sguardo al futuro fatto nel passato, ma anche una riflessione, di grande immaginazione scientifica, sul nostro mondo. 

Considerato un capolavoro della scienza (e matematica) il romanzo è anche una satira deliziosamente unica e molto divertente che ha incantato i lettori per più di 100 anni. Il lavoro del pastore inglese, educatore e studioso shakespeariano Abbott (1838-1926) descrive i viaggi di A. Piazza, un matematico residente nel bidimensionale paese di Flatlandia: dove le donne sono linee sottili, il dritto è la più umile delle forme, e dove gli uomini possono avere qualsiasi numero di lati, a seconda del loro status sociale. La regolarità della propria forma, insieme al numero di lati, determina lo stato sociale; ognuno si sforza di essere il più vicino possibile alla forma più perfetta, il cerchio.

Attraverso strani avvenimenti che lo mettono in contatto con una serie di forme geometriche, Quadrato, personificazione del protagonista, ha avventure in Spaceland (dove risiedono tre dimensioni), Lineland (a una dimensione) e Pointland (senza dimensione) e, infine, pensa di visitare una Terra in cui ci siano quattro dimensioni, un’idea rivoluzionaria per la quale fa ritorno al suo mondo bidimensionale. Magnificamente illustrato dallo stesso autore, Flatlandia non è solo un’affascinante lettura, è ancora un primo tasso di introduzione immaginario al concetto delle molteplici dimensioni dello spazio.

Un romanzo che per questo motivo viene spesso considerato come una sorta di introduzione alla teoria della relatività generale, può essere considerato anche come una buona chiave di lettura nel campo artistico.

Quasi sempre si associa Flatlandia a un mondo bidimensionale piatto come un tavolo, ma allontanandoci da questa impostazione, possiamo anche immaginare, come faceva Charles Howard Hinton, il profeta della quarta dimensione, un mondo 2D girato, quasi adagiato, sul suo bordo, su una fetta della sezione trasversale del nostro pianeta.

La genialità del libro non sta solo nella storia o nei personaggi, ma nelle diverse chiavi di lettura che possono essere usate per interpretarlo. Quando si scopre una nuova dimensione, sia essa la fede o la scienza o qualsiasi altra cosa, il mondo non appare più quello che era stato fino a quel momento. Le infinite dimensioni possibili sono le stesse indagate da Aydın Büyüktaş, fotografo turco che immagina la Terra con un orizzonte totalmente reinventato.

Galata Bridge Fatland 2015-2016 © Aydın Büyüktaş
Galata Bridge, Istanbul Flatland 2015-2016 © Aydın Büyüktaş

La Terra potrà non essere piatta – questa è una certezza – ma ispirato dal libro di Abbott, Büyüktaş ha deciso di usare scatti aerei effettuati con un drone e successivamente con una combinazione di modellazione 3D e fotografia è riuscito a creare una vista fantastica delle sue città, in quanto potrebbe essere lo sguardo di un quadrato.

Grand Bazaar, Istanbul Fatland 2015-2016 © Aydın Büyüktaş
Grand Bazaar, Istanbul Flatland 2015-2016 © Aydın Büyüktaş

La prospettiva è cambiata, lo skyline di una città non è solamente il suo profilo, anzi il suo profilo è disteso, come la sua forma mutata in base alle strade direttrici che percorre.

Fenerbahce Stadium Fatland 2015-2016 © Aydın Büyüktaş
Fenerbahce Stadium, Istanbul Flatland 2015-2016 © Aydın Büyüktaş

Buyuktas sostiene: «viviamo in luoghi che la maggior parte delle volte non attirano la nostra attenzione, luoghi che trasformano i nostri ricordi, i luoghi in cui l’artista dà un’altra dimensione; dove le percezioni che generalmente attraversano la nostra mente saranno demolite e ne sorgeranno di nuove».

Istambul Street Fatland 2015-2016 © Aydın Büyüktaş
Istambul Street Flatland 2015-2016 © Aydın Büyüktaş

Una percezione di un mondo come il nostro il suo, ma completamente diverso. Quando guardiamo verso il tramonto, il nostro piano della visione si dissolve in un orizzonte piatto. Come ha spiegato recentemente Neil deGrasse Tyson, un astrofisico e divulgatore scientifico statunitense, si tratta della testimonianza data dalla nostra piccolezza in relazione alla grandezza della Terra, è semplicemente impossibile per noi vedere il leggero menisco all’orizzonte.

Demirciler, Istanbul Fatland 2015-2016 © Aydın Büyüktaş
Demirciler, Istanbul Flatland 2015-2016 © Aydın Büyüktaş

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