“La Dama con l’Ermellino”: ritratto di una Milano rinascimentale

Il nome dell’immenso e inimitabile Leonardo da Vinci è spesso sintomatico, evocativo, della genialità artistico – scientifica, simbolo di una polivalenza ed una flessibilità di talenti e capacità senza limiti. Ma la sua firma è anche e forse più tradizionalmente associata a meravigliosi ritratti femminili, ai volti di dame rinascimentali dal sorriso enigmatico, dallo sguardo intenso, di sublime raffinatezza.  Oscurata solo dalla fama della sorella Gioconda, La Dama con l’Ermellino è la prediletta fra i critici e gli intenditori, che vedono in lei una grazia, una delicatezza e una maestria maggiore rispetto alla celebre Monnalisa.

Dipinta fra il 1488 e il 1490, l’opera (olio su tavola, 54 ×40 cm) rappresenta l’apice del periodo milanese di da Vinci e venne commissionata da Ludovico il Moro, allora duca di Milano e fra le più influenti personalità dell’Italia dell’epoca. L’impareggiabile volto della Dama sembra raffigurare quello della bellissima Cecilia Gallerani, giovane nobile milanese nota nelle corti italiane per bellezza e grande acume, la più celebre fra le amanti del Moro. Sebbene non vi siano testimonianze che confermino l’identità del soggetto, esso è facilmente individuabile attraverso la simbologia dell’opera, in particolar modo l’ermellino, emblematico del titolo di Cavaliere dell’Ordine dell’Ermellino, di cui Ludovico fu insignito dal re di Napoli. Secondo altre interpretazioni, meno accreditate, la dama sarebbe invece Caterina Sforza e il dipinto sarebbe un atto commemorativo della congiura contro il padre Galeazzo Maria (il tutto simboleggiato dalle perle nere che alluderebbero al lutto).

Prescindendo da analisi più o meno affascinanti, è sicuramente la tecnica del dipinto, la sua innovatività ed eleganza, a renderlo uno dei più grandi ritratti della storia. Elemento fondamentale de La Dama con l’Ermellino è sicuramente il punto di vista della raffigurazione, che scardina il tradizionale mezzo busto di tre quarti per presentare una figura in duplice rotazione, con una simmetria fra il corpo, rivolto a sinistra, e la testa, girata verso destra. Questo è sicuramente uno degli espedienti tecnici più importanti fra quelli adottati da Leonardo: è infatti un elemento di potente introspezione psicologica che permette, attraverso il moto del corpo, di interpretare i moti dell’animo colto di sorpresa da un improvviso arrivo (forse proprio quello del Moro giunto a trovare l’amata).

Altro particolare tecnico è sicuramente la simmetria che si crea fra il volto della dama e il muso dell’ermellino (che in realtà, causa la difficile reperibilità dell’animale, è un furetto) la quale, oltre ad essere spaziale, in quanto essi sorgono sulla stessa retta, è anche figurativa, così che le due immagini sembrano richiamarsi attraverso una comunanza di tratti e fisionomia.  Si giunge infine al particolare più raffinato e sicuramente più amato del quadro, ovvero le mani della dama, che presentano una proporzionalità perfetta, che nelle dita affusolate e candide celano la nobiltà e l’elevata posizione sociale del soggetto. Il quadro, seppur all’apparenza semplice ed essenziale, è in realtà curato nei minimi particolari, e ciò è evidente nella ricca decorazione dell’abbigliamento, il quale tra l’altro è un magnifico scorcio sulla moda rinascimentale.

Il capo è cinto da un sottile nastro nero, e la capigliatura è acconciata in modo pulito e senza fronzoli; l’abito è una cornucopia di tinte e tessuti, la cui trama e consistenza vengono suggeriti dal magistrale uso del colore. Le maniche suggeriscono infatti una consistenza vellutata, mentre i nastri neri sono più leggeri e volatili; il blu sulla spalla è liscio e meno pesante del velluto, ma meno lucente della seta. I gioielli, quasi del tutto assenti, fanno la loro piccola ma significativa apparizione nella collana di perle nere che cinge in doppio giro il sinuoso collo della donna. Oggi conservato al Museo Czartoryski di Cracovia (ma ospite dal 2012 del castello di Wawel, sempre a Cracovia, per un restauro del Museo), La Dama con l’Ermellino è uno dei dipinti più belli e raffinati della storia dell’arte, ritratto delle dinamiche del Rinascimento, testimonianza di come amore, potere e tradimento fossero intimamente legati, riconosciuti, legittimati. Sempre confermando quella suprema e quasi divina bravura uniche di da Vinci, La Dama con l’Ermellino è il ritratto di Milano stessa, bella, austera, supremamente elegante, la quale svela i suoi più intimi e più cari segreti solo a chi sa osservarla con sguardo attento ed eternamente adoratore.

 

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Mi chiamo Giano Anna Maria, sono nata a Milano il 4 marzo 1993 e sono una studentessa di Lingue e Letterature Straniere presso l'Università degli Studi di Milano. Fin da bambina ho sempre amato la musica, il colore, la forza profonda di ciò che è bello. Crescendo, ho voluto trasformare dei semplici sentimenti infantili in qualcosa di concreto, e ho cercato di far evolvere il semplice piacere in pura passione. Grazie ai libri, ho potuto conoscere mondi sempre nuovi e modi sempre più travolgenti di apprezzare l'arte in tutte le sue forme. E più conoscevo, più amavo questo mondo meraviglioso e potente. Finchè un giorno, la mia vita si trasformò grazie ad un incontro speciale, un incontro che ha reso l'arte il vero scopo della mia esistenza... quello con John Keats. Le sue parole hanno trasformato il mio modo di pensare e mi hanno aiutata a superare molti momenti difficili. Quindi, posso dire che l'arte in tutte le sue espressioni è la ragione per cui mi sveglio ogni mattina, è ciò che guida i miei passi e che motiva le mie scelte. E' il fine a cui ho scelto di dedicare tutti i miei sforzi, ed è il vero amore della mia vita.