Chanel, la donna che legge:
a Venezia la Parigi degli anni ’20

Culture Chanel è un progetto itinerante promosso dalla maison di alta moda che dal 2007 viaggia per il mondo, dall’Europa all’estremo oriente, proponendo importanti appuntamenti che raccontano aspetti sempre diversi della vita e della carriera di Gabrielle Chanel.

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Quest’anno Culture Chanel. La donna che legge, curata da Jean-Louis Froment, è approdata a Venezia, più precisamente alla Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro, dove è stata inaugurata il 17 settembre alla presenza delle principali muse della maison parigina, dalle attrici Keira Knightley e Alessandra Mastronardi, alla modella Kasia Smutniak.

Come suggerisce lo stesso titolo (La donna che legge) quest’anno la maison ha puntato sul grande amore di Chanel per i libri e la lettura, una passione che non solo la portò a dar vita a una propria biblioteca da collezione, ma che le permise di conoscere personalmente gli intellettuali, gli artisti e i poeti della Parigi del XX secolo. La donna che legge è una mostra che invita alla riflessione, a toccare con mano e riscoprire quell’intimo e personalissimo piacere che la lettura produceva in Coco Chanel e che produce tuttora in ognuno di noi.

Un dettaglio della mostra - www.artslife.com
Un dettaglio della mostra – fonte: www.artslife.com

350 pezzi in totale tra libri, dediche, abiti, fotografie e quadri, in maggioranza provenienti dal suo appartamento personale in rue Cambon 31, a Parigi, costituiscono il tesoro di una mostra suggestiva, capace di farci vivere in prima persona cosa significasse essere al centro di un momento culturale unico nella storia. Chanel non è solo sfilate e riviste patinate, ma è una personalità complessa, creatrice di una sensibilità totalmente rivoluzionaria e contemporanea che, grazie all’influenza dei nuovi movimenti artistici del tempo, ha dato vita a una attualissima concezione della donna.

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L’allestimento è originale, i punti bui alternati ad altri colpiti da una calda luce soffusa ricreano l’atmosfera di una camera di lettura. Nessuna delle opere è corredata da cartellini illustrativi, ma tutte le informazioni si possono ritrovare in un piccolo libretto, un “invito alla lettura” che è possibile ritirare gratuitamente all’ingresso. Perché questa scelta?

Ne abbiamo parlato con Enrica Maria Sbicego, una delle mediatrici culturali della mostra per conto di un progetto di nuova fruizione museale ideato e promosso dall’Università Ca’ Foscari di Venezia: «Il curatore ha preferito non inserire le didascalie in quanto ha voluto fortemente creare un contesto emozionale – spiega – così che lo spettatore potesse dare una propria lettura e interpretazione delle opere e dei manoscritti esposti. Per qualsiasi chiarimento è poi possibile fare affidamento a noi mediatori culturali o alle audioguide gratuite».

L’iconografia della donna lettrice, file rouge di questa mostra, è in realtà un tema molto antico che rimanda all’immagine tipicamente rinascimentale della Vergine che legge, come testimonia la miniatura raffigurata sul Libro delle ore risalente alla prima metà del XV secolo. Il concetto della lettura in questo caso può essere interpretato sia come emancipazione intellettuale della donna, sia come nuova cristianità fortemente legata alla letteratura e alla cultura umanistica.

Le sale della mostra sono costellate di magistrali capolavori di Pablo Picasso, amico intimo della stilista, e di Joan Miró che rappresentano secondo il proprio stile il tema della lettura, come per esempio La donna che legge (1953) di Picasso.

La donna che legge, Pablo Picasso, 1953, olio su compensato, Museo Picasso, Parigi
La donna che legge, Pablo Picasso, 1953, olio su compensato, Museo Picasso, Parigi

La mostra si divide in quattro parti, ognuna dedicata a un particolare libro. La prima si intitola La vita che conduciamo, estrapolata da un foglietto conservato qui in una teca di vetro, scritto a mano dalla stessa Coco. Tratta dal semisconosciuto L’iniziazione sentimentale (1887) di Joséphin Péladan, la breve nota recita: «La vita che conduciamo non è mai gran cosa, la vita che sogniamo è la grande esistenza perché la vivremo anche dopo la morte». La tinta oro delle pareti di questa prima stanza richiama l’appartamento di Chanel in rue Cambon, oggi chiuso al pubblico. Protagonista di questa sala è il manoscritto originario di Madame Bovary (1856) di Gustave Flaubert, il cui perfezionismo maniacale riflette perfettamente la personalità della giovane Coco: entrambi creavano prima per se stessi che per gli altri.

Appunto manoscritto autografo, scritto da Coco Chanel e tratto da L'iniziazione sentimentale di Joséphin Péladan
Appunto manoscritto autografo, scritto da Coco Chanel e tratto da L’iniziazione sentimentale di Joséphin Péladan – fonte: © Photo Thierry Depagne

Nella seconda parte, Le confidenze dell’invisibile, una lunga teca in vetro offre al visitatore una vera e propria “sfilata” di preziosi volumi, la maggior parte dei quali proviene direttamente dal suo appartamento privato. Un tale trionfo della letteratura invita il visitatore a nutrirsi dei versi di grandi scrittori e poeti, con lo scopo di ricreare il vivace e fecondo panorama culturale degli anni Venti. Come una collezionista, Chanel era solita far rilegare i suoi libri più cari dal tedesco Germaine Schroeder, in modo che ogni autore e amico avesse la sua propria copertina “personalizzata”. Uno dei primi ad attirare la nostra attenzione è Stéphane Mallarmè, maestro e iniziatore delle avanguardie letterarie, autore del testo qua esposto Un tiro di dadi non abolirà il caso, scritto nel 1914, che ridefinisce il concetto di spazio.

Coco Chanel in una foto con amici, tra cui la pianista Misia Sert (al centro)
Coco Chanel in una foto con amici, tra cui la pianista Misia Sert (al centro)

Nel folto gruppo di intellettuali che fecero parte della vita di Chanel, importanti sono l’amica Misia Sert, pianista polacca di grande talento e bellezza, Pierre Reverdy, fondatore della rivista di sperimentazione letteraria Nord Sud, considerato da Chanel il poeta migliore in assoluto, un visionario, Tristan Tzara, Igor Stravinsky, Salvador Dalì, e molti altri, dei quali sono esposti spartiti, disegni, poesie, lettere. Sopra a tutti sta Jean Cocteau, carissimo amico di Mademoiselle, che plasmò il suo gusto letterario e artistico, ritraendola poi in numerose occasioni, come nel caso del disegno Coco Chanel  (1930). Prova di questo strettissimo rapporto di affetto sono le dediche e lettere che ritroviamo oggi a Ca’ Pesaro.

«Carissima Coco, ho appena visto Dalì e abbiamo parlato di te con tenerezza. Ti auguro ogni fortuna. Cosa che è ridicola poiché tu se la Fortuna. Io t’abbraccio e t’amo con tutto il cuore. Jean»

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Lettera autografa di Jean Cocteau a Gabrielle Chanel

Le grandi avanguardie artistiche avranno un ruolo fondamentale nella formazione di Chanel, che si ispirerà agli ideali del Futurismo per dar vita alla donna contemporanea, dinamica e indipendente, la cui “uniforme” per eccellenza è proprio il semplice e rivoluzionario tubino nero. Anche il movimento Dada esercitò una forte influenza sulle vena creativa di Chanel che portò alla nascita della celeberrima fragranza Chanel N°5, il cui logo è ispirato a un biglietto da visita dadaista. Anche la stessa boccetta rappresenta un elemento di rottura: non più un lussuoso scrigno, ma una forma lineare, quasi mascolina, identificativa dello stile delle sue creazioni.

Papillon Dada, Tristan Tzara (1918) a confronto con l'etichetta della boccetta di profumo Chanel N°5 - fonte: © Collection Patrimoine de CHANEL
Papillon Dada, Tristan Tzara (1918) a confronto con l’etichetta della boccetta di profumo Chanel N°5
– fonte: © Collection Patrimoine de CHANEL

La terza sezione I pensieri che ti fanno pensare è anch’essa interamente dipinta in colore oro, ed è dedicata all’“uomo che legge”, ovvero il grande amore di Chanel, Boy Capel, un affarista inglese anche lui appassionato di letteratura. Nonostante lui fosse già sposato, la loro relazione divenne di dominio pubblico all’interno del contesto culturale dell’epoca, e quando lui morì nel 1919 a causa di un incidente stradale Chanel continuò a credere di poter comunicare con l’amato anche dopo la morte.

Boy Capel che legge nel suo appartamento (1911)
Boy Capel che legge nel suo appartamento (1911), Collezione privata

La sala successiva è sicuramente tra le più particolari, ogni visitatore può consultare liberamente una vasta collezione di libri, riedizioni dei grandi classici posseduti da Chanel. Il nome di questa stanza è Il fiore doppio, titolo del romanzo scritto dall’amico Paul Morand e che descrive alla perfezione l’atto del leggere che crea in noi una duplice identità, la nostra e quella dei protagonisti della vicenda. L’enigmatica dedica dell’autore «a Coco Chanel, il mio fiore singolo» può forse significare la sua capacità di unificare la sua stessa duplicità, l’aspetto moderno e quello più tradizionale e romantico.

Infine approdiamo all’ultima sezione: Gli aspetti del tempo, dove per la prima volta sono esposti accanto ai capi realizzati da Karl Lagerfield, erede dello spirito della maison, oggetti provenienti direttamente dal suo appartamento.

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Ognuno di essi ci racconta una tappa della sua storia. Dalla sua ossessione per il numero 19, data della sua nascita, al ricorrente uso di lunghe e ridondanti collane di perle che rimandano ai grani del rosario, e quindi alla sua travagliata adolescenza trascorsa presso il convento di Aubazine. Dal suo interesse per la preziosità bizantina dell’accostamento del rosso all’oro, all’ammirazione per il personaggio forte e indipendente di Caterina de’ Medici, al cui stemma si ispira il noto marchio a doppia C della maison. Dal suo amore per la storia egizia e per la tragedia greca, agli inquietanti sospetti su una possibile connivenza con il regime nazista.

Astronomico discorso, Jacques Bassantin, 1557. Rilegatura con decorazione recante le cifre e gli emblemi di Caterina de' Medici, Bibliothèque nationale de France
Astronomico discorso, Jacques Bassantin, 1557. Rilegatura con decorazione recante le cifre e gli emblemi di Caterina de’ Medici, Bibliothèque nationale de France

Concludiamo il nostro percorso con le significative parole che scrive Roland Barthes nel 1967 in un articolo per la rivista Marie Claire che annovera Chanel tra i grandi intellettuali e autori classici della storia:

«Se apriste oggi una storia della nostra letteratura dovreste trovarvi il nome di un nuovo autore classico: Coco Chanel. Chanel non scrive con carta e inchiostro, ma con tessuti, forme e colori: ciò non toglie che le si attribuiscano comunemente l’autorità e lo stile di uno scrittore del Grand Siècle, elegante come Racine, giansenista come Pascal, filosofo come le Rochefoucauld, sensibile come Madame de Sévigné…»

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Nata a Verona 19 anni fa, ancorata alle sue radici marchigiane, in sintonia con il sentire del conterraneo Giacomo Leopardi. Affetta da sempre dalla sindrome dell'ebreo errante di Kafka e Chagall, vive a Venezia e studia Conservazione dei Beni Culturali, in fuga da un Liceo (troppo) scientifico. Fa la pace con il mondo quando va a cavallo e quando disquisisce con il suo cane.