La Costituzione è l’unico vero argine ai populismi

Vedere il faccione sorridente di Matteo Salvini che gongola di certo non fa piacere, e un po’ smorza il piacere per un momento atteso dal 2014. Il momento, cioè, della caduta del governo di Matteo Renzi.

Il premier, dopo aver incentrato il referendum sulla sua persona, ha capito l’errore e ha cercato di spostare l’attenzione sul merito della riforma. Una riforma brutta e con molti punti controversi. L’unica ragione plausibile per votare Sì era quella di salvare il paese dalle mani dei populismi. Ma è stato lo stesso Renzi a cacciarsi in questo vicolo cieco. 

La riforma è stata portata avanti a colpi di maggioranza, senza cercare di trovare un consenso più ampio in Parlamento, con la forte convinzione che un referendum popolare lo si sarebbe vinto a mani basse. Ma il risultato è stato l’opposto.

Non si può nascondere il fatto che quello di ieri alla fine, nonostante tutto, sia stato preso come un voto politico sul governo Renzi. E questo voto ha dimostrato il netto fallimento del governo Renzi. Tanto che le bocciature più forti sono arrivate dalle zone in cui il disagio sociale è più forte, infatti il No ha stravinto nel Mezzogiorno e tra i giovani. 

Ora, si dirà, si apre la strada ai populismi. Ma ci si dimentica che anche il Partito democratico a guida renziana è stato un partito populista secondo la definizione canonica di populismo: un leader forte e carismatico che dialoga direttamente con il popolo senza considerazione per ogni tipo di corpo intermedio e istituto di rappresentanza. È stato populista nel modo di governare, procedendo a colpi di fiducia e annichilendo il lavoro del Parlamento. È stato populista fino alla fine, disprezzando accordi politici nelle Camere confidando nel (mancato) plebiscito.

Caduto un populista svariati altri bussano già alla porta. Ma comunque andrà a finire, l’unico vero argine al populismo è la nostra Costituzione così com’è, con il suo delicato e intricato sistema di pesi e contrappesi.

 

 

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