Civita, la città che muore nel cuore dell’Italia

C’è una manciata di borghi, che si va radicando e rimpinguando con l’andare del tempo, annoverati tra «i borghi più belli d’Italia». I borghi più belli d’Italia è un’associazione privata che sostiene i piccoli centri che decidono di affiliarsi, griffandoli della qualifica di «spiccato interesse storico e artistico». Dal 2001 combatte la decadenza e l’abbandono, lo spopolamento e la miseria, di pugni di uomini in pugni di pietra, carichi di storia. Erano un centinaio all’inizio, e nel 2016 sono arrivati a 258. La città che muore è tra loro, per non diventarlo, città che muore. Civita, frazione del comune di Bagnoregio, in provincia di Viterbo, nel Lazio. Frane e erosione hanno scavato la valle dei calanchi tutt’attorno, strisciando il Fossato del Rio Torbido e il Fossato del Rio Chiaro ai lati. Torrenti, agenti atmosferici, disboscamento si accaniscono sul doppio ma labile strato, di argilla sotto, di materiale tufaceo e lavico sopra.

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Civita di Bagnoregio (VT). Fonte: www.incredibilia.it

Un ponte pedonale in cemento armato corre dritto verso il borgo, di sette abitanti nel 2016. Solo i piedi lo potevano calpestare. Ora cicli e motocicli, con il benestare del comune di Bagnoregio, lo possono attraversare, ma solo in certi orari, e solo con a bordo residenti e autorizzati. Civita si stacca dal mondo progressivamente, a causa della collina, e della vallata, che si sbriciolano pian piano. La frazione, come tutto l’intorno, è la dimostrazione viva e pazzesca del tutto che torna polvere.

Nella zona, argillosa, la vegetazione si aggrappa alla vita a gruppetti. Il terreno è nudo, per lo più, anche in primavera. Nella valle crescono piante arboree, arbusti e erbe palustri. Nella parte bassa dei calanchi prevalgono rovi, canne, ginestre, qualche olmo e timida rosa canina. Gatti domestici randagi ciondolano in alto, tra le vie del borgo, ombre di un abitato che fu.

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Valle dei calanchi. Fonte: www.museogeologicoedellefrane.it

La città che muore è nata 2500 anni fa, edificata dagli Etruschi. Stava su una delle prime, oggi più antiche, vie d’Italia, appesa tra il Tevere e il lago di Bolsena. Delle cinque porte che davano sulla città, quattro si sono chiuse, ma si è aperta una galleria, suggestiva, scavata nella roccia. La porta principale resta quella di Santa Maria, o della Cava.

In un’armatura medievale e rinascimentale, è tracciato un reticolo di cardi e decumani di origine precedente. C’è un passato inciso nella roccia che solo con questa può morire. Come la necropoli etrusca accampata sotto la rupe del belvedere di San Francesco vecchio. Sempre di mano etrusca è il Bucaione, un tunnel che fora la parte inferiore dell’abitato e che accompagna dal paese alla Valle dei Calanchi.

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Bucaione. Fonte: www.hoteldivinoamore.com

Gli Etruschi combatterono la morte del paesaggio, arginando l’erosione con opere che volevano proteggerlo da terremoti e smottamenti. I romani ne curarono l’eredità, ma dopo di loro l’attenzione per la questione andò scemando.

Il borgo è suggestivo, ed è stato varie volte sfruttato come set cinematografico: della soap brasiliana Terra nostra 2, de I due colonnelli con Totò, del film Contestazione generale con Alberto Sordi, e ancora, dello sceneggiato televisivo Pinocchio di Alberto Sironi. Da giugno 2013 l’accesso ne paga la manutenzione: 1,50 euro per l’ingresso.

 

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