“Bubba Ho-Tep”: quando il trash commuove

Cosa si ottiene unendo una mummia vestita da cowboy, un ospizio disperso nel Texas e un Elvis Presley decrepito? Un film di Don Coscarelli, ovviamente! La trama di Bubba Ho-Tep è semplice: Elvis Presley, che in gioventù aveva rinunciato alla fama cedendola ad un suo sosia, ora è vecchio e abbandonato in una casa di riposo. Non può più tornare alla vita di prima perché ormai ritenuto un povero pazzo affetto da demenza senile che crede di essere il Re.

«Dov’è finita la mia giovinezza? Come mai la fama non può debellare la vecchiaia e la morte? Perché ho rinunciato a quella fama che ora vorrei tanto riassaporare?»

A fargli compagnia nelle lunghe giornate, passate tra pomate al cortisone e passeggiate in giardino, c’è un anziano di colore su una sedia a rotelle convinto di essere il presidente Kennedy, liquidato da un complotto governativo e colorato di nero. La vita scorre noiosa e piena di rimpianti finché una notte si presenta a Elvis e agli altri membri dell’ospizio un’entità misteriosa: una mummia che succhia l’anima agli anziani impedendo loro di raggiungere l’aldilà. Saranno il nostro JFK e il Re a dover combattere la minaccia e preservare intatte le loro anime e quelle degli altri sventurati vecchietti.

«Stavo quasi per mollare. Ma sapevo che se fossi morto, oltre a essere un fottuto figlio di puttana morto, sarei rimasto anche senza anima. Sarebbe rimasto solo un mucchio di merda. Nessuna vita dopo la morte, nessuna reincarnazione, nessun angelo con l’arpa. Qualunque cosa ci fosse oltre la morte, io non l’avrei saputo. Sarebbe stata la fine per Elvis Aaron Presley. Una fine di merda.»

Con una trama del genere, lo spettatore inizia inevitabilmente a guardare il film o con occhio scettico o divertito convinto di trovarsi di fronte all’ennesima pellicola di serie B. E in un certo senso lo è, ma solo dal punto di vista del budget: c’è in questo film una passione per il racconto e per il cinema che molte produzioni hollywoodiane hanno perso da tempo, proprio perché puntano tutto sugli effetti speciali piuttosto che sul significato della storia. Coscarelli invece, abituato a lavorare con budget risicati (a lui si deve il cult horror di serie B Phantasm), si concentra sulla scrittura dei personaggi e sui dialoghi, più profondi di quanto ci si potrebbe aspettare da un film apparentemente solo comico.

L’interpretazione del fantastico Bruce Campbell (conosciuto ai più per essere stato il protagonista della saga La Casa e per la serie tv Ash vs Evil dead) nei panni del Re riesce a colorare il personaggio di molte sfumature: dall’ilarità alla tristezza, rendendo questo film unico nel suo genere. Un miscuglio perfetto di risate e malinconia e molte riflessioni sulla vita, sulla morte, sulla vecchiaia e soprattutto sulla solitudine.

Dopo le scelte sbagliate fatte in gioventù, Elvis cerca fino all’ultimo di riscattarsi, lottando per la propria anima e per salvaguardare quelle degli anziani superstiti, con il significato sottointeso che, nonostante tutti gli acciacchi e i vuoti di memoria, gli anziani rimangono delle persone con la propria dignità, il proprio valore e la propria storia.

Ed è nella sequenza finale che queste riflessioni raggiungono il loro apice. Dopo aver raggiunto con l’aiuto del suo deambulatore la mummia, e dopo aver perso il suo fedele compagno Kennedy, Elvis riesce a dar fuoco al nemico sacrificando la sua stessa vita. Morirà però in serenità, consapevole di aver compiuto il suo dovere e di poter aspirare al paradiso. E allo spettatore, ormai rapito da questa storia strampalata, potrebbe scendere una lacrimuccia. Ma non preoccupatevi:

«Va tutto bene

di Azzurra Bergamo

 

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In redazione: Michele Castelnovo, Ginevra Amadio, Yuri Cascasi, Silvia Ferrari, Dalila Forni, Camilla Volpe.