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Breve storia della barba

di Nicolas Calò

Morbida o ispida, curata o selvaggia, appena accennata o chilometrica che sia, la barba ha assunto nelle diverse epoche e nei diversi luoghi significati connotativi imprescindibili per comprendere le diversissime realtà socio-culturali estese spazialmente e temporalmente. Moltissimi popoli hanno dato a questo mascolino attributo valori importanti, rendendolo vera e propria vestigia culturale. La barba, ad esempio, può essere segno distintivo per riconoscere personalità socialmente ragguardevoli in un determinato contesto abitato; oppure, sempre relativamente ad una specifica zona, può, se fatta crescere acconciata in un determinato modo, suggerire una colpa o un vizio di cui si è macchiato colui che la porta.

Saggezza, potere, virtù, virilità, maschio amore per la guerra; ma anche trasandatezza, poca cura del corpo ed effeminatezza: sono questi i valori suggeriti nel corso della storia dei diversi popoli dalla decisione volontaria o dallo spontaneo e fisiologico rigoglio di questa peluria che ricopre il volto virile. Talune volte essa ha suggerito l’entrata del giovane uomo nell’età adulta, nella quale si può prendere moglie, partecipare alla caccia con gli altri uomini e accedere a tutte quelle funzioni e privilegi concessi solo agli adulti. La comparsa della barba ha assunto il valore sintomatico di raggiungimento dell’età di massima fertilità dell’uomo; durante questo periodo egli non è più un giovane acerbo inadatto a procreare, ma anzi è spronato, in virtù del massimo sviluppo delle sue funzioni vitali in quel periodo, a contrarre matrimonio e diventare, come il suo genitore prima di lui, finalmente padre.

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Raggiunto, però, quel massimo punto di maschia prestanza e virilità, per l’uomo inizia quel ramo di discesa della parabola della propria vita. La barba allora  muta profondamente il proprio significato: con l’ingrigirsi, essa tende a divenire espressione  della saggezza acquisita dall’esperienza della vita; l’uomo che avanza nel suo percorso esistenziale, arrivato a quel punto, non può più vantare la gagliardia della prima età matura, ma può fregiarsi del sommo rispetto concesso agli anziani in grazia dei loro buoni consigli e del loro essere depositari delle tradizioni del popolo di appartenenza. La storia della barba è anche questo: il lento e inesorabile mutare di valori e significati in rapporto all’età di chi la porta.

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Richard Harris nei panni di Silente in “Harry Potter e la pietra filosofale” (Chris Columbus, 2001)

Possiamo, a questo punto, divertirci a ripercorrere la fenomenologia della barba nella storia, secondo una prospettiva diacronica e diatopica che vuole mettere in risalto i cronotopi salienti.

Possiamo prendere, per iniziare il popolo degli Assiri: per loro il culto della barba aveva assunto nel tempo grandissima importanza, attribuendo alle lunghe barbe il rimando alla potenza e al comando. Gli Assiri portavano barbe lunghissime e molto curate; durante le occasioni importanti della loro vita civile e religiosa, esse venivano cosparse di olii profumatissimi e spesso venivano coperte anche di polveri di argento e oro.

Secondo, invece, la moda degli Egiziani, le barbe erano solite essere portate appuntite, intrecciate e senza baffi. Alla barba erano attribuiti i significati di potere, religiosità e regalità, tant’è che venivano utilizzate persino delle barbe posticce riservate come caratteristiche delle statue reali. È curioso notare come se la barba posticcia fosse modellata liscia, ciò stava a significare che il faraone era ancora vivo durante la costruzione del monumento o del suo sarcofago; se, invece, risultava modellata arricciata, ciò voleva significare che il faraone era già trapassato.

Per gli Ebrei era (ed è) un antichissimo precetto religioso quello di lasciarsi crescere la barba, con l’obbligo osservato dai sacerdoti di non arrotondarla né spuntarla: «Non vi taglierete in tondo i capelli ai lati del capo, né deturperai ai lati la tua barba. Non vi farete incisioni sul corpo per un defunto, né vi farete segni di tatuaggio. Io sono il Signore» (Levitico 19, 27-28). Essi hanno dunque la barba lunga e i capelli corti sulla nuca, con dei lunghi boccoli al lato del viso (chiamati peot): è scritto infatti di non tagliarsi «l’angolo della barba».

Fin dall’età preislamica, gli islamici portano la barba  piena, ed esattamente così la portano ancora oggi i beduini, i quali  la radono solo sotto il mento. Nella sunnah musulmana (insieme di costumi ispirati al presunto esempio di Maometto) è prescritta la barba accorciata fino alla lunghezza di una spanna e sfoltita, ma non rasa, sulle guance; i baffi devono essere per forza  spuntati e resi più corti sopra il labbro. I dotti, o presunti tali, solevano accrescere la propria imponenza col portare la barba lunga e prolissa, il che ha dato occasione al malizioso detto popolare: «ṭawīl alliyḥah qaṣīr al-‛aql» (lungo di barba, corto d’ingegno).

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dizio.org

Giungiamo così, in questo nostro peloso itinerario, alle civiltà classiche per antonomasia: i Greci e i Romani. Sull’esempio di grandi personalità politiche  ateniesi quali Temistocle, Pericle e Milziade, e spartane quali Pausania e Leonida, nel periodo classico la barba era ben accettata e considerata come elemento di maschia virtù, bellezza e virilità. Un ottimo esempio di ciò, si può ravvisare, oltre che nel modello spartano che estremizza il disinteresse per le eccessive cure del corpo non finalizzate alla riuscita in ambito bellico, anche nel Pantheon. L’Olimpo greco è costellato di divinità antropomorfi dotate di barbe che incutono rispetto reverenziale e timore; la barba, priorità dell’uomo, è segno della sua virilità e del potere che utilizza per sottomettere il nemico e la propria donna, facendola completamente sua.

Con il condottiero macedone Alessandro Magno si ha un cambio di tendenza: egli, infatti, conscio del fatto che barbe troppo lunghe potessero essere di impedimento in battaglia, obbligò tutti i propri soldati alla rasatura quotidiani. I vantaggi furono parecchi: in questo modo il condottiero mitigò l’attacco di zecche, pulci e pidocchi che potevano dimorare in lunghe, calde e umidi barbe e fece in modo che, nel momento dello scontro, il nemico non potesse usare la barba del soldato greco come appiglio per non farlo scappare e trafiggerlo con più facilità con la spada. I Romani, pur glorificando i propri barbuti antenati, sempre per motivi  di utilità militari mantennero la stessa linea di condotta igienica.

Nel Medioevo la barba  viene usata per segnalare  le differenti fazioni religiose. Se in oriente gli islamici la portano in quanto si narra che Maometto fosse barbuto, in occidente, dopo lo scisma del 1035, diventa caratteristica degli Ortodossi; i Cattolici, invece, si sbarbano fino al sacco di Roma. È infatti proprio papa Clemente VII che, in segno di lutto, inaugura una nuova serie di pontefici barbuti dopo che Roma è profanata dalle truppe lanzichenecche.

Il secolo però di massima fioritura della moda della barba, fino a rasentare i massimi esempi di eccentricità modaiola è sicuramente l’Ottocento. Gli strumenti per radersi non sono più scomodi e pericolosi come in passato: l’avanzamento tecnico del settore, la grande diffusione di cosmetici per il trattamento delle barbe, e la diminuzione dei costi dei suddetti prodotti rilancia la moda della barba lunga, facendole, però, assumere forme stravaganti e molto elaborate. Basette lunghissime e baffi arricciati all’insù: sono questi i tratti che più di tutti contraddistinguono la moda maschile ottocentesca. Se durante il giorno barba e baffi venivano trattati con creme e unguenti appositamente creati per la cosmesi maschile, di notte, per garantire un taglio sempre impeccabile, era il momento del piegabaffi!

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Come tutte le mode, anche questa decadde. Fra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento, anche grazie all’invenzione del rasoio di sicurezza, tutti potevano permettersi di rinunciare a pieghe sofisticate in favore di un volto glabro e ordinato ottenuto grazie ad una rasatura quotidiana, ormai sempre più richiesta sul posto di lavoro.

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Johnny Depp

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In redazione: Michele Castelnovo, Ginevra Amadio, Yuri Cascasi, Silvia Ferrari, Dalila Forni, Camilla Volpe.