Autoritratti Viscerali
di Diego Pavoncelli:
quando fallisce la forma
emerge la sostanza

Costanza Motta

Progetto #1 è il primo lavoro di Diego Pavoncelli, pittore e artista emergente originario della provincia di Verona, in esposizione fino al 28 maggio nello spazio-galleria creato appositamente da Nemea Viaggi, a Bussolengo (VR). L’agenzia di Emanuela e Manuela ha inaugurato con questa esposizione l’innovativo progetto di condividere il suo spazio per offrire l’opportunità a giovani artisti di “far viaggiare” le loro opere, affinché trovino l’occasione di mettere alla prova la loro arte, ponendola davanti agli occhi di fruitori appassionati.

Con questo spirito si è inaugurato Progetto #1, che vede protagonisti 11 trittici intitolati Autoritratti Viscerali. L’opera si presenta come avvolgente e stimola profondamente lo sguardo dell’osservatore, che si trova immerso in uno spazio quadrangolare, circondato su tutti i lati dalle opere. L’occhio scorre da un trittico all’altro, guidato essenzialmente dal colore, da cui viene primariamente colpito. I dipinti, infatti, si caratterizzano in primis dal fatto che ciascun trittico ha come fondale un colore diverso.

Successivamente, lo sguardo mette a fuoco il soggetto, che si staglia con il suo movimento sinuoso sulla tela. A questo punto è come se ogni trittico riuscisse ad autodescriversi e comunicare all’osservatore il perché della sua essenza. Il soggetto unico dell’opera, infatti, è costituito proprio undici “viscere”, depurate però dal macabro, da tutto ciò di eccessivamente corporeo che esse potrebbero rappresentare. Ciò che rimane è una sorta di sostanza interiore, che è un “autoritratto” in quanto chiunque la osservi riesce a sentirla come propria, ma nello stesso non lo è, perché nulla in esso reca un segno specifico e caratterizzante che permetta di individuare “chi” sia rappresentato.

Autoritratti Viscerali è un progetto che desidera sperimentare fino a che punto la pittura possa essere linguaggio universale e come il colore riesca, tramite la combinazione di semantica e istintualità, a farsi mezzo di comunicazione del soggetto più difficilmente rappresentabile concretamente: le emozioni.

Qualche giorno dopo l’inaugurazione della mostra Diego, con tutta la sua umiltà e sensibilità, si è prestato ad una chiacchierata per poter illustrare meglio ai nostri appassionati il suo lavoro.

Foto di Costanza Motta
Foto di Costanza Motta

Come è nato Progetto#1?

“Progetto#1” nasce innanzitutto da un’esigenza personale di comunicazione. Nella mia vita ho coltivato la pittura solamente come attività “da tempo libero”. Non vengo da un’accademia di belle arti, la mia è piuttosto una predisposizione naturale che nasce da un’urgenza comunicativa. Dopo essermi laureato in Economia ho però deciso di seguire in qualche modo la mia vocazione artistica. Sono stato per un periodo a Londra per seguire dei corsi di formazione che mi permettessero di inserirmi nel settore del Design della Moda. Dopo aver lavorato per varie aziende in questo ambito, tuttavia, ho deciso di tornare a casa. La mia famiglia possiede da sempre un salumificio ed è lì che ora lavoro. Ma questa scelta, che non rimpiango assolutamente, ha nel frattempo fatto nascere un’ulteriore esigenza. Non posso soffocare la pittura, anche se non ho assolutamente la pretesa di definire la mia “un’arte”. Questa è l’atmosfera in cui nasce l’idea di “Progetto#1”. Ciò che ha caratterizzato sin da subito questo progetto è stata l’intenzione di darmi un piano specifico. L’impulso artistico si è dapprima concretizzato, quindi, nel Progetto. Mi sono dato dei dettami da seguire per avere un indirizzo e una destinazione a cui arrivare. In questo modo ho disciplinato l’impulso. E poi sono nati i quadri.

Cosa significa per te il titolo Autoritratti Viscerali?

La mia idea nasce da una domanda: si può dare una forma alle emozioni? E quale? Autoritratti Viscerali significa questo: girare l’occhio al proprio interno e vedere di cosa siamo fatti dentro e cercare di dare un ritratto, che nel caso specifico doveva essere il mio.

Nella mia ricerca il progetto fallisce, ma questa non è una sconfitta, anzi, mi è piaciuto questo punto d’arrivo. La consapevolezza finale è che non esiste una forma interiore, ma un groviglio curvo, viscerale appunto, che è molto simile a quella che può essere la cellula o i collegamenti delle sinapsi. Ma va oltre, perché al buio che la scienza potrebbe attribuire all’interiorità (poiché manca la luce, ndr) io rispondo con il colore. Non credo che l’emozionalità sia solo una questione di chimica.

La tua ricerca, quindi, da geometrica è divenuta cromatica. C’è una sequenza predefinita con cui hai pensato agli undici trittici, magari in base al colore dello sfondo, oppure sono casuali?

Esatto, al posto di forme ho trovato sostanze. Subito avevo pensato ad una sequenza cromatica secondo gradazione. Ma successivamente, mentre riflettevo sull’allestimento (che per me è parte integrante dell’opera e di Progetto#1), mi sono reso conto che i contrasto e richiami tra colori accostati senza seguire la gradazione davano all’opera un’ulteriore potenzialità comunicativa. In fondo l’emotività non è “graduale” ma fortemente altalenante e contrastante, irrazionale per definizione.

La tua opera è effettivamente estremamente comunicativa, anche grazie agli spazi vuoti tra ciascuna delle tre tessere che compongono ciascun trittico.

Nella frattura tra le tessere ciò che cercavo era proprio la complementarità con l’osservatore. L’occhio supera il balzo, guidato in parte dalla curva che naturalmente suggerisce il suo corso e in parte dalla singola percettività. Credo in una pittura che stimoli, comunichi e sia partecipativa. L’arte non deve essere priva di feed back. Dalla singola tessera il tentativo di comunicazione si espande all’intero trittico. Ogni trittico, quindi ogni colore e ogni “autoritratto” per me rappresenta una specifica emozione e un specifico organo. Ma non ho voluto intitolare ogni pezzo con il nome né dell’emozione né dell’organo. Mi piace anche indagare l’altro mediante i miei quadri e mi incuriosisce a volte sapere che quello che per me era una sensazione per un’altra persona che guarda può essere la sensazione opposta; questo per me non è un fallimento, ma è un’ulteriore conferma di quello che ho scoperto nel mio piccolo con questo progetto: non esiste una forma universale.

Particolare - Foto di Costanza Motta
Particolare – Foto di Costanza Motta

Progetto#1, Autoritratti Viscerali, Diego Pavoncelli

In esposizione presso Nemea Viaggi, Piazzale Vittorio Emanuele 15, Bussolengo

Ogni mercoledì di maggio, dalle 18.30 alle 20.30, Diego Pavoncelli sarà presente a Nemea per illustrare i suoi quadri: ingresso gratuito.

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Costanza Motta

Laureata triennale in Lettere (classiche), ora frequento un corso di laurea magistrale dal nome lungo e pretenzioso, riassumibile nel vecchio (e molto più fascinoso) "Lettere antiche". Amo profondamente i libri, le storie, le favole e i miti. La mia più grande passione è il teatro ed infatti nella mia prossima vita sono sicura che mi dedicherò alla carriera da attrice. Per ora mi accontento di scrivere e comunicare in questo modo il mio desiderio di fare della fantasia e della bellezza da un lato, della cultura e della critica dall'altro, gli strumenti per cercare di costruire un'idea di mondo sempre migliore.